venerdì, gennaio 28, 2011

L'ONDA RIVOLUZIONARIA DELLA TUNISIA CONTAGIA L'EGITTO

Esplode anche in Egitto dopo la Tunisia la protesta antigovernativa. Oltre 200mila sono i manifestanti che scendono nelle strade egiziane per urlare il proprio dissenso contro il regime del Cairo; un movimento composto da studenti, lavoratori e disoccupati.
La reazione non ha atteso molto per usare la violenza, Mubarak ha, già, in pochi giorni effettuato oltre 1000 arresti. Le forze reazionarie del governo egiziano non si sono fermati neanche di fronte ai media, fobia della reazione: 8 giornalisti che avevano inscenato una protesta davanti alla sede del loro sindacato- secondo la tv araba Al jazera- sono stati arrestati.
Per il regime le manifestazioni popolari rappresentano "una sfida spudorata" all'autorità dello Stato. E' quanto ha sottolineato in una nota il ministero dell'Interno egiziano, stando a quanto ha riportato il sito web del quotidiano 'al-Masry al-Youm'. Nella nota, il ministero ha invocato la fine delle proteste per evitare "ripercussioni negative sulla sicurezza pubblica". Insomma finitela o sarà un massacro!

"Speriamo che il presidente egiziano Mubarak continui, come ha sempre fatto, a governare il suo paese con saggezza e lungimiranza". A dichiararlo, intervenendo a “Radio anch'io” su Radio 1, è stato il ministro degli Esteri Franco Frattini, sottolineando come “tutto il mondo” consideri l'Egitto "punto di riferimento per il processo di pace che non può venire meno". Insomma il governo Berlusconi non ha lesinato il sostegno al regime di Mubarak. In più Frattini da illuminato diplomatico ha espresso il suo giudizio politico : "La situazione egiziana - ha dichiarato - non è comparabile a quella tunisina: in Egitto vi sono delle pulsioni del fondamentalismo islamico, dell'estremismo radicale..." Dunque non manifestate per il pane e il lavoro, perchè il regime teocratico è dietro l'angolo...

L’ascesa rivoluzionaria dunque, nonostante il giudizio del ministro Frattini, sta avendo un evoluzione particolare. Sia sotto il profilo della evoluzione delle parole d’ordine e dei sentimenti di massa, " Pane e libertà" sia per ciò che riguarda il processo di critica del regime, una critica ad oggi laica e radicale. Lo scontro frontale con la repressione poliziesca, sin dai primi giorni della rivolta, ha rapidamente posto in primo piano nelle manifestazioni di massa le parole d’ordine direttamente politiche. La richiesta iniziale del pane e del lavoro si sta mutando progressivamente nella rivendicazione della cacciata del governo.

La rivoluzione egiziana, la struttura sociale del paese, la natura delle forze in campo, dicono che solo una rivoluzione socialista, solo un governo degli operai, dei contadini, delle masse povere della popolazione, può portare sino in fondo gli stessi obiettivi democratici della rivoluzione. Questo è il punto decisivo.
La rivendicazione di una libera Assemblea Costituente, dello scioglimento dei corpi repressivi dello Stato, della formazione dei consigli dei lavoratori e dell’arresto della casta dei militari complici di questo regime pluridecennale, richiedono uno scontro frontale con la borghesia Egiziana.

Per il rovesciamento del Regime di Mubarak
Per un governo operaio, contadino e delle masse povere egiziane
Per un medioriente unificato, laico e socialista

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