mercoledì, gennaio 26, 2011

CLASSE CONTRO CLASSE, SINISTRE ALLA PROVA

O emerge la forza del lavoro, o vince la forza del padrone. Il secondo congresso nazionale del Pcl ha tradotto in questi termini semplici lo snodo della situazione italiana. La Fiat dirige l'attacco finale ai diritti sindacali. Prima a Pomigliano, poi a Mirafiori, l'obiettivo è realizzare in Italia quello che l'industria automobilistica Usa ha imposto ai propri operai: contratti individuali, controllo totale del lavoro, abbattimento della presenza sindacale nelle fabbriche. Anche i metodi sono gli stessi, a partire dai referendum ricatto. Medesimi sono infine gli alleati: tutti i governi del capitale e tutti i partiti della borghesia, siano essi "repubblicani" o "democratici", "reazionari" o "liberali". Ha ragione Landini: «È uno scontro epocale».
Questa operazione, apparentemente vincente, ha un solo difetto: non può ingannare gli operai. Può ricattarli e persino piegarli in un primo momento. Ma non può conquistare la loro mente. Nessun operaio alla catena di montaggio potrà mai vedere il "progresso" nella riduzione delle pause, o nell'impossibilità di scegliere la propria rappresentanza sindacale. I padroni possono vincere, ma non convincere le proprie vittime. La rabbia dei lavoratori è dunque destinata a crescere. Ma tutto dipende dalla sua trasformazione in ribellione, coscienza, organizzazione. E questo è un passaggio molto complesso.
La Fiom ha svolto e svolge un ruolo prezioso respingendo il ricatto della Fiat e le stesse pressioni della maggioranza Cgil. Il suo no ha incoraggiato ampi settori di lavoratori, ha mutato il volto sociale dell'opposizione, ha favorito l'irruzione di una nuova generazione di studenti. Per questa stessa ragione la Fiom merita il sostegno di tutta la sinistra di classe, senza defezioni. Ma il no della Fiom a Marchionne non modifica di per sé il rapporto di forza con la Fiat. Questo è il punto.
Lo sciopero generale dei metalmeccanici del 28 gennaio è un fatto molto importante, ancor più se fosse preceduto da un'affermazione "politica" del no a Mirafiori, per cui tutti ci battiamo in queste ore. Ma il problema non è semplicemente mostrare la forza della propria rappresentanza sindacale. È investire questa forza sino in fondo per piegare materialmente il padronato. A questo fine è necessaria una svolta unitaria e radicale di tutte le sinistre sindacali e politiche, che punti apertamente a vincere: opponendo alla forza della Fiat una forza uguale e contraria. Questa è la necessità del momento: intraprendere un'azione di massa generalizzata e prolungata, a partire dal 28 gennaio; bloccare lo straordinario in tutta Italia; preparare l'occupazione di tutte le aziende che licenziano o violano i diritti sindacali; coordinare nazionalmente le aziende occupate; costituire una cassa nazionale di resistenza a sostegno della lotta; rivendicare apertamente la nazionalizzazione della Fiat e di tutte le aziende in crisi, senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori. E al tempo stesso far leva su questo scontro alla Fiat e nelle aziende in lotta per estendere il fronte della mobilitazione sociale all'intero mondo del lavoro, pubblico e privato.
Una simile svolta non è affatto semplice. Deve rimontare il peso delle sconfitte subite, di tante delusioni, di tanto scetticismo. Ma le forme di lotta, purtroppo, non si possono "scegliere" a piacimento. E oggi un livello di scontro storicamente nuovo richiama la necessità di nuove forme di lotta. Se la Fiat torna agli anni'20, possono farlo anche gli operai. Se la Fiat mira a distruggere la presenza sindacale con l'arma antica del ricatto e della "serrata" - come fece nel '20 - i lavoratori possono rispondere come fecero allora: con l'occupazione degli stabilimenti. Se la Fiat punta all'esproprio dei diritti operai, gli operai possono battersi - come allora - per l'esproprio della Fiat. L'esito della lotta, come sempre, non sarebbe scontato. Scontato sarebbe l'esito - catastrofico - di una lotta mancata.
Questa svolta richiede la piena autonomia del movimento operaio, a partire dalla Cgil, dai partiti borghesi e dal centrosinistra. La rottura col Pd filo Fiat è la precondizione di una svolta di lotta. Non si può resistere ai padroni assieme a chi ogni giorno ricerca la loro investitura. Per questo ci appelliamo a Sel, alla Fed, a tutte le sinistre politiche, sindacali, di movimento, perché rinuncino all'alleanza "democratica" con un partito complice di Marchionne e uniscano nell'azione le proprie forze attorno a un autonomo programma anticapitalista. Perché non intraprendere questa strada, dopo che tutte le altre hanno fallito?

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