venerdì, dicembre 30, 2011

IL MOZZICONE NELL'OCCHIO DEL SINDACO E LA DISTRUZIONE SULLE SPALLE DELLA POPOLAZIONE

Il sindaco di Pisa, il signor Filippeschi, si indigna se qualcuno getta per la strada o sull'arenile delle spiagge i moziconi delle sigarette. Ottimo senso civico e insegnamento di buoni e corretti comportamenti.
Peccato che gli stessi integerrimi principi non vengano rivolti ai principali responsabili di scempi di milioni di volte piu' macroscopici. Al primo posto vogliamo ricordare al signor Filippeschi che la OLT LNG, una volta che sarà entrato a pieno regime il rigassificatore al largo delle coste di Marina di Pisa, sverserà in mare milioni di metri cubi di cloro (per vent'anni di contratto per il corretto funzionamento dell'impianto) rendendo un tratto di costa del santuario dei cetacei completamente privo di forme di vita. Ma i finanziamenti della OLT non sono certo immondizia. Che dire poi alle deroghe sulle sostanze tossiche presenti nell'acqua "potabile"? o della diossina dispersa nell'aria dagli inceneritori intorno alla città?
E le migliaia di tonnellate di esplosivi bellici presenti a Camp Darby a pochi km dal centro?
Perchè poi non aggiungere all'elenco gli esperimenti "nucleari" piu' o meno segreti nei laboratori di San Piero a Grado?
Perchè non parlare della condizione fatiscente delle case popolari e delle insensate proposte di nuove costruzioni a fronte di centinaia di appartamenti sfitti in città, o anche solo della condizione delle scuole, come il caso delle elementari Novelli del CEP.
Perchè il signor Filippeschi non ci spiega perchè considera un grande "onore" la costruzione sul territori pisano del gigantesco HUB militare al servizio della NATO che sarà un dispensatore intercontinentale di morte, oltre che un dispensatore locale di polveri sottili nei polmoni dei cittadini?
Per Filippeschi la città ha bisogno di nient'altro che di un bel trucco "berlusconiano", di un cerone, sotto il quale nascondere ai turisti portatori di soldi freschi, il vero significato di bel altre pericolose distruzioni del territorio pisano e verranno forse messi dei meravigliosi "portacenere" per le strade del centro per mantenere la coscienza "pulita" di un'amministrazione votata solo al profitto.
Buon anno signor Filippeschi.

venerdì, dicembre 23, 2011

UN FUTURO PEGGIORE DEL PRESENTE, AL SERVIZIO DEL PROFITTO DI POCHI

Il programma di Monti e Confindustria per le generazioni future è molto semplice: Lavorare sino a 70 anni per prendere una pensione più miserabile di quella attuale, dopo essere stato licenziabile senza giusta causa e privato del diritto di scegliere il proprio sindacato in fabbrica. Il tutto per pagare ogni anno 90 miliardi di interessi ai banchieri e aiutare gli sfruttatori italiani a competere con gli sfruttatori cinesi. Eppure questo ritorno all'800 è presentato da tutti i principali partiti come toccasana per il futuro dei..giovani. Quanta ipocrisia!
Solo una grande rivolta sociale può spazzare via tutto questo e aprire la via di una nuova società, in cui a comandare siano i lavoratori e non i banchieri. In cui l'economia sia organizzata in funzione delle necessità sociali e non del profitto dei capitalisti.
Il PCL si batte e si batterà in ogni lotta per questa soluzione rivoluzionaria e socialista: l'unica alternativa alla catastrofe.

Solidarietà alle compagne femministe di "Femminismo a Sud"

Il Partito comunista dei Lavoratori esprime solidarietà alle compagne do "Femminismoa Sud"
Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime piena solidarietà alle compagne del blog “Femminismo a Sud”, di fronte agli ignobili attacchi di cui sono state oggetto dopo la pubblicazione di un post dall'eloquente titolo «Chi ha sdoganato Casa Pound?».

Il post, pubblicato dopo l'assassinio di Mor Diop e Samb Modou e il ferimento di Moustapha Dieng, Sougou Mor e Mbenghe Cheike per mano fascista, riportava, senza nascondere i nomi e i cognomi, i numerosi casi di appoggio a Casa Pound, sia da destra che da sinistra. Appoggio che ha
preso forme diverse, dalla richiesta di revoca del divieto di
manifestazione, al supporto di iniziative "culturali" organizzate da Casa Pound fino al sostegno aperto ai "fascisti del terzo millennio".

Come comunisti crediamo che la verità sia sempre rivoluzionaria. Le critiche e l'ostracismo dovrebbero essere rivolte a chi appoggia e sostiene i fascisti, non a chi svolge coerentemente un'azione di denuncia del fascismo e di ogni forma di tolleranza verso di esso.

lunedì, dicembre 19, 2011

CAMUSSO PASSI AI FATTI PER DIMOSTRARE CHE LE SUE NON SONO SOLO PAROLE AL VENTO

La Segretaria nazionale della CGIL, Susanna Camusso, ha giustamente denunciato, con parole insolitamente dure, la natura "autoritaria" del governo e la sua "aggressione" sociale contro lavoratori e pensionati. Molto bene. Ora si tratta di essere coerenti.
La CGIL disdica gli accordi del 28 Giugno con Confindustria, prima mandante dell'aggressione governativa. Rompa col Partito Democratico, primo sostenitore del governo Monti. E promuova finalmente una mobilitazione ininterrotta contro governo e padronato che sia tanto radicale quanto radicale è l'aggressione denunciata. E' ora che i fatti seguano le parole. Perchè non restino solo le parole.

domenica, dicembre 18, 2011

FIRENZE: IN 30.000 CONTRO IL RAZZISMO ED IL FASCISMO

La manifestazione di sabato 17 dicembre a Firenze, in risposta al barbaro assassinio per mano fascista di Samb Modou e Diop Mor, è stata una delle più grandi degli ultimi anni. Hanno sfilato insieme in migliaia per le vie di Firenze.
Una manifestazione combattiva e radicale nonostante il tentativo della sinistra istituzionale (PD, IDV e SEL) di imbrigliare il movimento antirazzista/antifascista. Nei giorni precedenti la manifestazione la stampa fiorentina si è scatenata nell’additare nei centri sociali ed in generale in quella che viene chiamata sinistra antagonista possibili provocatori che avrebbero rovinato il corteo. Si è cercato di dividere gli immigrati dal movimento antirazzista per cercare di impedirne una possibile radicalizzazione.
Il tentativo è miseramente fallito ed il movimento antifascista era alla testa del corteo insieme a migliaia di immigrati ed era lo spezzone più organizzato e combattivo del corteo. Unico neo della giornata l’indecente sfilata dei politici nazionali, giunti a Firenze a far passerella, che quando sedevano al governo hanno votato leggi liberticide contro gli immigrati. Erano presenti Bersani, Vendola, Ferrero, Rosy Bindi, ecc, gli stessi personaggi che quando erano al governo hanno votato per la legge Turco Napolitano, che quando ci sono ritornati nel 2006 hanno mantenuto in essere la legge Bossi Fini, che dove governano nelle giunte regionali aprono i CIE (veri e propri lager per immigrati).
Va anche denunciata la connivenza fra le istituzioni ed i gruppi fascisti, il sindaco di Firenze Matteo Renzi (quello che la destra ci invidia) ha detto che CasaPound non deve essere chiusa, che è stato un atto isolato di un pazzo. Il movimento antirazzista/antifascista deve continuare nella mobilitazione per portare avanti la propria battaglia per il permesso di soggiorno per tutti, per l’abolizione della Bossi Fini, per il diritto di voto a tutti gli immigrati, per la chiusura di tutti i CIE, per la chiusura di tutte le sedi fasciste.
Partito Comunista dei Lavoratori Sez. Firenze
Coordinamento della Toscana PCL

sabato, dicembre 17, 2011

LOTTA AL FASCISMO

Gli assassinii di Samb Modou e Diop Mor non sono opera di uno squilibrato mentale, ma di un attacco in perfetto stile squadrista, innescato da politiche razziste e antioperaie dell'europa imperialista, che per secoli si è arricchita con la tratta degli schiavi, vuotando prima e colonizzando poi il continente africano.
I governi "democratici" europei hanno stretto patti con Gheddafi e Ben Alì (Berlusconi, Prodi e Sarkozy), sparano sui gommoni (Zapatero), sovvenzionano ronde naziste e fasciste consegnando a esponenti dell'estrema destra ministeri chiave come Interni e Difesa.

Il Partito democratico, Sinistra Ecologia e Libertà e Rifondazione comunista in questi giorni versano più di una lacrima sulla morte dei migranti e dichiarano solidarietà con la comunità senegalese, ma quando nel 1997 erano al governo sono stati loro stessi a votare leggi razziste come la Turco-Napolitano che introdusse i lager per migranti, i Centri di Permanenza Temporanea (CPT, oggi CIE). Quando poi sono tornati al governo nel 2006, PD e Rifondazione hanno pensato bene di NON abolire la Bossi-Fini, che lega il permesso di soggiorno al contratto di lavoro, al contrario vararono un decreto legge contro rom e rumeni, accompagnato da sgomberi e deportazioni, spianando di fatto la strada al governo Berlusconi-Bossi che ha introdotto il reato di clandestinità.
Gli attacchi contro gli immigrati, sono attacchi contro i lavoratori e i disoccupati, eseguiti dalla manovalanza fascista, oggi come ieri al servizio del capitale.

L'amministrazione fiorentina è complice di questi gruppuscoli neofascisti, sia per aver loro permesso di aprire sedi in città, sia per averli più di una volta legittimati politicamente.
Casapound, Casaggi, Forza Nuova, devono sparire dalla nostra città , le loro sedi devono essere chiuse, gli deve essere nagata ogni agibilità politica, gli deve essere negato qualsiasi spazio di manovra.

Bisogna farla finita con il razzismo ed il capitalismo.Rafforziamo il CAAT (Coordinamento antifascista antirazzista toscano), scacciamo via le ronde fasciste e leghiste.

ABOLIRE I CIE
ABOLIRE LA BOSSI-FINI ED IL REATO DI CLANDESTINITA'
DIRITTO DI CITTADINANZA E DI VOTO PER TUTTI GLI IMMIGRATI

Chiudere Casapound (Via lorenzo il magnifico) chiudere Casaggi (Via frusa) e tutti i covi fascisti.

I "CORRETTIVI" TRUFFA

I “correttivi” alla manovra economica sono solo una ridicola foglia di fico. La quinta manovra economica dell'anno continua a colpire la condizione sociale delle larghe masse al solo fine di garantire le banche- grandi acquirenti dei titoli di Stato- e di ridurre le tasse agli industriali ( IRAP e IRES). Aggravando le politiche di Berlusconi. 
Le nuove aperture a Monti da parte di IDV e persino di Grillo mostrano tutta l'inconsistenza del populismo. E' necessario invece organizzare ed estendere l'opposizione sociale al governo. Non basta il dissenso testimoniale delle burocrazie sindacali, finalizzato a riconquistare il posto a tavola della concertazione. Non vi è nulla da concertare al tavolo dei banchieri. Tutte le sinistre rompano definitivamente col PD e sviluppino una mobilitazione prolungata in tutta Italia contro il governo di Confindustria e banche, per la sua cacciata. Non vi è soluzione alla crisi che non sia apertamente anticapitalista. Lasciare alla Lega la bandiera dell'”opposizione” sarebbe suicida.

I LORO NOMI: SAMB MODOU, DIOP MOR

E’ razzismo anche questo. Per tutto il giorno e tutta la sera erano solo vucumprà,
ambulanti di colore, immigrati senegalesi, malavitosi di colore uccisi per un regolamento di conti.
E’ stata a loro negata anche la dignità di un nome.
Il 13 dicembre di Firenze è stata una strage fascista. L’ assassino era un noto militante di
Casa Pound presente ad ogni udienza del processo in corso nei mesi scorsi a Pistoia contro gli
antifascisti toscani accusati di aver devastato un circolo dell’ organizzazione fascista.
Nessuna giustificazione e nessuna assoluzione deve essere concessa a questo lucido assassino
che si è ucciso mentre in fuga e braccato non aveva più possibilità di farla franca. Sociologi e politologi
ci hanno bombardato per ore parlando di follia e di mente malata. Il vero responsabile di questa strage
è ancora una volta il capitalismo e tutte le sue degenerazioni. Il capo espiatorio della feroce crisi
capitalistica diventa l’ anello più debole della catena: quello più vilipeso,sfruttato e ricattato.
Il migrante sia esso uno zingaro, un ambulante senegalese, un uomo i fuga dai teatri delle guerre imperialiste.
Ancora una volta viene utilizzato il terrore omicida per fermare la possibile risposta di classe all’ attacco
che la borghesia internazionale sta sferrando contro le classi subalterne.
L’ unica risposta possibile ed efficace è l’ organizzazione diffusa delle lotte contro il capitalismo
con la direzione dei lavoratori e del movimento operaio in particolare, che ricostruisca una coscienza
e una forte solidarietà di classe. Dopo il 12 dicembre del 1969 i lavoratori hanno fermato
la svolta reazionaria anticomunista.
Oggi 14 dicembre 2011 il compito prioritario dei compagni del Partito Comunista dei Lavoratori
è quello di ricostruire il tessuto solidale di lotta che si è deteriorato. I fratelli senegalesi uccisi
barbaramente a Firenze avranno giustizia attraverso il nostro operato di propaganda anticapitalista
e di solidarietà giorno dopo giorno,nei quartieri e nelle fabbriche. Solo in questo modo non saranno
mai dimenticati.

MONTI DEL GRILLO


Beppe Grillo appoggia il governo Monti, con parole inequivocabili: “L'Italia ha bisogno di persone credibili, come Mario Monti, per cambiare la legge elettorale, abolire il conflitto di interessi , bloccare il debito, traghettandoci al 2013. Monti ha iniziato bene, non mi permetto di dare un giudizio negativo...” Così Grillo nell'intervista rilasciata al settimanale Oggi. 

Il Beppe nazionale si iscrive così, come ultima ruota del carro, alla maggioranza politica di governo. Al fianco dello “Psiconano”, del “Pidimenoelle”, e di tutti i partiti “morti”. E vi si iscrive, badate bene, non nel momento dell'euforia postberlusconiana, del voto di fiducia di Di Pietro, dell'apertura di Nichi Vendola ( tutti timorosi di perdere il PD). No, vi si iscrive nel momento del massimo disincanto popolare, quando la manovra lacrime e sangue del governo colpisce le pensioni da fame, aumenta la benzina, bastona la prima casa, colpisce i diritti di chi lavora. Uno si chiede: ma Grillo ci è O ci fa?. Domanda sbagliata: Grillo ci è E ci fa. “Ci fa”, perchè è il suo mestiere di comico: e in effetti la battuta sul Monti nemico del conflitto di interessi dopo che ha assegnato a Banca Intesa tutte le leve dell'economia, sbaraglia, quanto a comicità, ogni possibile concorrenza di Crozza. Ma anche “Ci è”: perchè Grillo è davvero un ricco borghese, che neppure può comprendere cosa significa la manovra Monti per la povera gente. Lavorare più anni per prendere una pensione più povera, aggiungere al mutuo la tassa sulla prima casa, sommare un insostenibile prezzo del carburante ad una nuova addizionale Irpef... riguarda milioni di lavoratori, immolati oggi come ieri (ed oggi più di ieri) sull'altare del capitalismo e della sua crisi. Ma non riguarda il ricchissimo Beppe Grillo, né il suo business aziendale, né la sua concezione del mondo. A lui interessa che Monti vada avanti con la macelleria antipopolare sino al 2013, quando il Movimento 5 Stelle avrà pronte le proprie liste. Naturalmente di..”Opposizione”. Ma “opposizione” a chi? Ai “partiti”, risponde sicuro il nostro Beppe. Ma i partiti non sostengono forse... il governo Monti, al pari di Beppe Grillo? 

“Monti è una persona credibile” afferma Grillo. Ha ragione. E' infinitamente più credibile Monti per banchieri e industriali, di quanto lo sia Grillo per lavoratori e pensionati. Di certo 
per tanti sinceri grillini che avevano creduto al loro Guru si preparano giorni amari. E siamo solo all'inizio.

martedì, dicembre 13, 2011

Chiudere Casapound, chiudere tutti i covi fascisti

I fatti di oggi a Firenze non sono opera di un pazzo ma un atto di razzismo di matrice fascista. L'assassino è un noto militante di Casapound, organizzazione neofascista che da circa due anni ha aperto una sede a Firenze, famoso per i suoi deliri razzisti e xenofobi. Il movimento antifascista fiorentino è da anni che si batte per la chiusura di tutti i covi fascisti in città, covi da dove si diffondono idee fasciste e razziste.
La battaglia antifascista è costata cara al movimento, decine di perquisizioni, denunce ed arresti, per aver combattuto questa piaga che si stava diffondendo nella nostra città.
Ormai è troppo tardi per versare lacrime di coccodrillo, le istituzioni fiorentine sono complici di quanto è successo, sia per non aver impedito l'apertura delle sedi di Casaggi, Casapound, Forza Nuova, La fenice, ecc sia per averle protette in questi anni di mobilitazione. Esponenti della maggioranza di centrosinistra hanno anche partecipato più volte alle loro iniziative. Bisogna anche sfatare il tabù, ormai dilagato anche a sinistra e tra i sinceri democratici, che tutti hanno diritto di parola. Questi topi di fogna non hanno diritto di parola, a loro è stato tolto il 25 aprile del 1945 e non possiamo permettere che gli venga restituito.
Denunciamo anche il ruolo del PDL che oltre a proteggere questi topi di fogna li foraggia con soldi, aiuti istituzionali e sedi, li candida come indipendenti in vari comuni della Toscana (per esempio a Figline dove è stato eletto un consigliere di Casapound nelle liste del PDL) e cerca accordi per le prossime elezioni politiche.
I fatti di oggi ci dimostrano che la battaglia antifascista, sopratutto in un momento di grave crisi economica, è non solo attuale ma necessaria. Invitiamo tutti i militanti della sinistra fiorentina, i lavoratori, i giovani, gli studenti e sopratutto gli immigrati ad intraprendere una lotta per chiudere tutte le sedi fasciste.

Solidarietà alla comunità senegalese
Chiudere Casapound, Casaggi e tutti i covi fascisti
Antifascismo militante

Partito Comunista dei Lavoratori
Sezione Olga Valdambrini Firenze

lunedì, dicembre 12, 2011

NON BASTA LA TESTIMONIANZA: SCIOPERO PROLUNGATO !

La carneficina sociale predisposta dal governo dei banchieri non può essere oggetto di negoziato. Non si tratta di mendicare al tavolo di Monti la foglia di fico di qualche elemosina “umanitaria”, come vorrebbero Camusso, Bonanni, Angeletti. Si tratta di rovesciare il tavolo. Non basta l'odierno sciopero di testimonianza. Occorre una prova di forza di massa, a carattere continuativo, capace di imporre il ritiro della manovra e le dimissioni del governo. Non si invochi lo spettro della possibile “catastrofe” economica per chiedere ai lavoratori la resa. La catastrofe c'è oggi, nelle condizioni quotidiane di milioni di lavoratori, giovani, pensionati, condannati alla disperazione dalle leggi folli di un capitalismo fallito. Solo un governo dei lavoratori che rovesci la dittatura del capitale finanziario può liberare la società dalla catastrofe.

Questura e dirigenze sindacali uniti contro il dissenso dei lavoratori

Oggi si è consumato a Pisa l'ennesimo atto di repressione nei confronti di qualunque forma di dissenso dalle litanie istituzionali che vengono ripetute quotidianamente da ogni organo di stampa e per voce di ogni esponente del centrodestra, del centrosinistra e delle segreterie dei sindacati padronali e concertativi.

La polizia è stata schierata sul lungarno mediceo per impedire ad un centinaio di lavoratori della Fiom Piaggio, del Cobas e altri senza appartenenza sindacale di raggiungere piazza Mazzini, luogo del comizio congiunto di Cgil Cisl Uil e Ugl. Dopo essere stati costretti a raggiungere piazza Mazzini per vie secondarie e alla spicciolata, i lavoratori sono stati nuovamente bloccati e spintonati dalla polizia davanti alla prefettura. La Polizia ha di fatto agito da servizio di sicurezza, garante della sacralità e della inutilità dei comizi di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. I burocrati di questi sindacati si riempiono la bocca parlando di unità finalmente raggiunta, ma l'unica unità che gli interessa è quella delle loro segreterie nella ricostruzione della concertazione unitaria e subalterna agli interessi di confindustria e delle banche. Questo stesso sciopericchio di tre ore non aveva altro fine che quello di ricollocare Cgil, Cisl,Uil e Ugl nel ruolo di referenti istituzionali dei padroni.

Come Partito comunista dei lavoratori eravamo in piazza a fianco di quei lavoratori e quelle lavoratrici che scioperando hanno detto no non solo alla manovra Monti, ma anche alla logica perversa che porta i sindacati confederali ad indire uno sciopero di tre ore che non ha alcun effetto sulla manovra stessa e che serve solamente alle loro burocrazie come dote da portare al tavolo della concertazione. Per questo continueremo a lavorare in ogni lotta ed in ogni vertenza perchè si costruisca un vero sciopero generale prolungato sino al ritiro della manovra.

La repressione subita oggi dai lavoratori scioperanti si colloca in perfetta continuità con il clima pesante che l'amministrazione comunale pisana sta creando in città attraverso la polizia municipale contro il legittimo diritto di espressione e l' agibilità politica dei vari settori di movimento. In particolare da settimane viene leso il diritto di propaganda politica attraverso i volantinaggi o l' ingresso alla assemblee comunali. Ne hanno fatto le spese l' associazione Italia-Cuba e Rebeldia, ma anche il PCL al quale è stato impedito un volantinaggio contro la manovra Monti.

domenica, dicembre 11, 2011

11 dicembre: con le donne o con il capitalismo?




L'11 dicembre avrà luogo una nuova manifestazione indetta dal comitato Se non ora, quando?

Come ben analizzato dalle compagne di Femminismo a Sud

( http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2011/12/05/anche-i-ricchi-piangono-e-a-noi-che-ce-ne-fotte/ ), se quella del 13 febbraio si distingueva per il suo antiberlusconismo che ha accolto anche i più beceri maschilisti da ogni dove, allora facendo due più due si capisce che questa manifestazione sarà a favore del governo Monti e delle sue tre ministre dal curriculum “perbene”.

In questo periodo di grave incertezza politica, in cui, ribadiamo, le donne devono sorbirsi tutto il peso che consegue dal lavoro dentro e fuori casa, e dopo la manovra “lacrime e sangue” che non farà che peggiorare la loro condizione, è facile cavalcare i malcontenti, e ciò sarebbe un bene, solo a patto di essere davvero interessati ai problemi delle donne; peccato che non sia il caso di SNOQ, che nei suoi comunicati parla solo alle italiane (in ultimo, alle straniere), cita il 150° anniversario dell'Unità d'Italia collegandolo all'importanza del genere femminile di rifare, in un modo non meglio specificato, la Patria.

Questo inquietante discorso politico dai connotati autoritari e razzisti, viene accolto sia dalle donne del centro-destra che da quelle di centro-sinistra, evocando ciò che il genere femminile, in barba al fatto che questa società è classista e alla soggettività di ciascuna, dovrebbe avere in comune, cioè la voglia di diventare madri e il loro non-essere, sostanzialmente, delle puttane.



Si alimenta, così, con cognizione di causa, al grido di “Se non le donne (perbene, sottinteso), chi?”, un finto problema vecchio come il mondo: donne perbene contro donne permale. Donne che fanno figli contro donne che scelgono di non farli.



Noi vogliamo superare questo dualismo, e ricordare quali sono i problemi delle donne, al di là delle loro scelte di vita, quelle ignorate dallo stesso comitato che ha indetto la manifestazione.

Ricordiamo le donne rinchiuse nei CIE, quelle senza voce, che vengono stuprate e non possono ribellarsi, in quella terra di nessuno nata grazie all'idea del centro-sinistra stesso che compone una parte del comitato; quelle che arrivano in Italia per farsi una vita migliore e vengono rispedite nel loro Paese di origine. Quelle italiane e non, disoccupate, precarie, quelle che vorrebbero poter decidere della loro vita ma non possono perché quando sei donna sei una potenziale madre, e allora non ti assumono, se non al nero e con una paga di molto inferiore a quella maschile.

Quelle che vogliono la pillola del giorno dopo, ma non riescono ad averla perché c'è chi obietta, quelle che quando abortiscono si ritrovano il movimento per la vita davanti all'ospedale a rivendicare uteri che non sono loro, vite che non li riguardano. Ricordiamo le lesbiche, le bisessuali e le donne che non accettano il ruolo che gli si è imposto da secoli, che vivono in un clima di odio generato dal tempo in cui viviamo; ricordiamo anche tutti gli uomini che non vogliono continuare a far parte di un sistema patriarcale che li vuole machi e maschilisti, padroni delle donne e dei loro figli, li ricordiamo perché sono compagni, e con loro bisogna lottare per rovesciare questo patriarcato.



In questo clima di difficoltà generali, è facile risvegliare la rabbia e indirizzarla contro o a favore di qualcuno, a seconda di come conviene.

Noi crediamo che l'unica lotta possibile è quella contro chiunque attenti alla vita delle donne, al loro futuro, al loro presente, declinato in tutti i modi possibili, nel rispetto della loro soggettività, attentato politico che sicuramente non ha smesso di essere col governo Berlusconi, che continua a esistere col governo Monti, oggi più che mai. I governi cambiano, gli effetti del capitalismo si inaspriscono, ancor più per il genere femminile, e alla domanda-slogan di Se non ora quando, “Se non le donne, chi?”, noi rispondiamo, tutte e tutti insieme; senza negare le differenze sociali e storiche e senza nascondere i problemi che ci sono tra i generi, dai quali anzi si può ricavare un'enorme ricchezza, per costruire un mondo completamente diverso, attraverso la lotta di classe e il socialismo.

Per una piazza delle donne, non alle donne.

mercoledì, dicembre 07, 2011

Sindaco di Pisa o Sceriffo di Nottingham?

Ieri martedi 6 dicembre si è consumato a Pisa quello che ormai è il terzo episodio a ridosso di pochi giorni di natura liberticida con protagonista il corpo dei vigili urbani. Due militanti del Partito comunista dei lavoratori che erano impegnati nella distribuzione di un volantino in Corso Italia sulla manovra del governo Monti sono stati avvicinati da due rappresentanti dell'ordine pubblico che hanno comunitaco ai due militanti che avrebbero dovuto interrompere il volantinaggio perchè privi di permesso, dopodichè sono stati richiesti anche un fantomatico tesserino con foto di riconoscimento ed è stato aggiunto che per poter volantinare bisogna recarsi alla SEPI e PAGARE e ottenere questo permesso. Nonostante le ripetute richieste dei due militanti, non è stata data alcuna spiegazione su quale eventuale ordinanza regoli questa interessamento della Polizia Municipale sui volantini politici. In compenso i due militanti del Partito comunista dei lavoratori si sono sentiti suggerire che se si fossero allontanati dal raggio visivo delle telecamere che monitorano la strada avrebbero potuto continuare, nell'ombra, la loro opera di diffusione.

Dopo quanto accaduto in occasione della protesta di Rebeldia in piazza XX Settembre, in cui la Polizia Municipale è stata utilizzata come piantone per tentare di impedire tanto agli attivisti di Rebeldia quanto ai sempici cittadini di assistere al consiglio comunale e dopo quanto accaduto ai due militanti di Italia-Cuba, anche loro avvicinati dalla Polizia Municipale e anche loro velatamente consigliati di interrompere il volantinaggio o di continuarlo fuori dalla piazza viene da credere che ci sia un disegno ben preciso dietro questi fatti.

Viene da credere che dopo aver cercato di espellere giovani e studenti dal centro città, considerati una brutta pubblicità per la vetrina tutta nastrini e lustrini di Pisa città del consumo e del profitto, il comune cerchi di espellere dal centro città anche le attività culturali e politiche e in generale tutte le voci fuori dal coro.

Quello che vogliamo chiedere al signor Filippeschi è se tutto questo zelo parte direttamente dal Comando della Polizia Municipale o se la direttiva parte invece dalla sua scrivania.

Ci piacerebbe sapere, poi, se il signor Filippeschi ha davvero emanato un'ordinanza liberticida e antidemocratica che regola e censura le attività politiche e culturali.

Che differenza ci sarebbe, allora, tra Filippeschi e Alemanno?

lunedì, dicembre 05, 2011

VIA IL GOVERNO DI CONFINDUSTRIA E DELLE BANCHE. PAGHI CHI NON HA MAI PAGATO. GOVERNINO I LAVORATORI

La manovra varata dal governo Monti è una provocazione frontale contro il mondo del lavoro e la maggioranza della società italiana.


Aumento generale dell'età pensionabile ( di anzianità e vecchiaia), blocco della rivalutazione per il 50% delle pensioni, imposta pesante sulla prima casa congiunta alla revisione delle rendite catastali, incremento ulteriore dell'IVA, aumento delle addizionali locali sull'IRPEF e della accise sulla benzina, nuovo taglio alle finanze comunali, non sono la semplice continuità della macelleria berlusconiana. Sono, nel loro insieme, un nuovo salto in avanti dell'aggressione di classe contro i lavoratori e la popolazione povera.



Questo salto, a sua volta, non è la semplice salvaguardia della partita contabile per il pareggio di bilancio. E' anche il prodotto di un nuovo travaso di ricchezza pubblica verso i capitalisti e i banchieri. Che da questa manovra ottengono tutto quello che avevano chiesto: la garanzia statale per i prestiti bancari ( 15 miliardi), la riduzione dell'IRAP ( che finanzia il 40% della sanità pubblica), nuove agevolazioni fiscali per i profitti reinvestiti, fusioni patrimoniali, investimenti all'estero. Sono i provvedimenti per la cosiddetta “crescita”: non quella dell'economia, che è al palo, ma dei profitti dei padroni di tutte le risme. Inclusi i grandi evasori, usciti intonsi dalla manovra.


Ora Monti può puntare a presentarsi ai tavoli europei con Merkel e Sarkosy con le carte in regola per chiedere in cambio una diretta partecipazione italiana alla ridefinizione degli equilibri europei, politici e finanziari: e magari ottenere una riduzione degli oneri di ricapitalizzazione delle banche italiane. Anche questo è parte della manovra contro i lavoratori.


A questa aggressione occorre rispondere immediatamente con pari durezza. Va promosso un vero sciopero generale contro la macelleria annunciata e il governo che l'ha promossa. La CGIL deve assumersi prontamente questa responsabilità. Se così non sarà, dovranno assumersela, unitariamente, la minoranza della CGIL, la FIOM, tutti i sindacati di base. E' il momento della massima unità di lotta di tutto il mondo del lavoro e di tutte le sue organizzazioni. E questa azione di lotta contro la manovra va intrapresa subito, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, sul territorio, attraverso tutte le forme di mobilitazione possibili. Dentro un processo ininterrotto che incroci lo sciopero generale FIOM già convocato per il 16 Dicembre.


Il PCL è pienamente impegnato ad ogni livello e da subito nello sviluppo di un'opposizione di massa alla manovra. Con la parola d'ordine:” Via il governo di Confindustria e banche, paghi chi non ha mai pagato, governino i lavoratori”.

domenica, dicembre 04, 2011

Per una mobilitazione immediata contro le misure "lacrime e sangue" del governo dei banchieri.

I dettagli definitivi delle misure che il governo Monti adotterà saranno conosciuti questa sera, ma il loro contenuto essenziale è già noto: un attacco terribile alle pensioni e allo "stato sociale" a danno dei lavoratori,disoccupati, pensionati e giovani; mentre niente verrà chiesto ai capitalisti e ricchi vari ( compresi i grandi evasori e gli sfruttatori del lavoro nero e la Chiesa Cattolica ) che anzi vengono gratificati con elargizioni ( riduzione dell' IRAP etc. ).
La reazione dei lavoratori deve essere altrettanto radicale, con l' obiettivo di respingere l' infame attacco alle loro condizioni di vita. Se lo sciopero generale fino al ritiro del decreto deve essere la risposta complessiva, non si può aspettare un solo giorno per esprimere la rabbia contro la politica del governo dei banchieri.
E' necessario che, da domani, si sviluppino scioperi, fermate, manifestazioni con blocchi stradali e ogni altra azione che possa segnalare con forza al governo, al parlamento e al presidente Napolitano che i lavoratori, pensionati e giovani non accetteranno di pagare i costi della crisi del capitalismo.
I militanti del Partito Comunista dei Lavoratori saranno in prima fila nell' organizzare ovunque sia possibile queste azioni di lotta.

Intervento del compagno Ferrando al Congresso del PRC

A questo link potete trovare l'intervento di Marco Ferrando al VIII Congresso del PRC.

http://www.youtube.com/watch?v=e9f1QL_ndRo

Buon ascolto a tutti e diffondete il più possibile! 

UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA CONTRO IL GOVERNO MONTI

Forte della fiducia ottenuta da Bersani, Berlusconi e Di Pietro, il governo Monti sta intraprendendo un'offensiva frontale contro il lavoro e le pensioni, per conto di Confindustria e delle banche. Va fermato. I vertici della Cgil non possono attestarsi sulla non belligeranza “critica”: debbono assumersi la responsabilità di preparare lo sciopero generale contro la macelleria governativa. Coprire il PD nel sostegno al governo sarebbe un crimine contro il lavoro. Parallelamente va realizzato un fronte unico delle sinistre all'opposizione del governo Monti. Per questo proponiamo al PRC- che apre oggi il suo Congresso nazionale- e a tutte le sinistre politiche, sindacali, di movimento, la convocazione di una grande manifestazione nazionale a Roma contro il governo entro il mese di Gennaio. Ogni soggetto della sinistra va chiamato a scegliere sul rapporto con Monti: o di qua o di là, o l'opposizione o la complicità. Le chiacchiere non sono una scelta.

mercoledì, novembre 30, 2011

SI PREPARI LO SCIOPERO GENERALE

Le misure in preparazione da parte del governo Monti rappresentano una vera enormità contro i lavoratori e i pensionati. Chi per trentanni ha fatto sacrifici a vantaggio di industriali e banchieri (bancarottieri) viene chiamato da questi a nuovi e più pesanti sacrifici per pagare gli interessi alle banche. Il ridicolo ritocco a vitalizi (immutati) è solo un inganno penoso per mascherare e giustificare questa macelleria. La verità è che grazie al sostegno di Bersani- Berlusconi - Di Pietro, il governo Monti si candida a fare contro lavoro e pensioni ciò che neppure Berlusconi era riuscito a fare. La CGIL non può limitarsi a “criticare” le misure. Deve assumersi la responsabilità di preparare lo sciopero generale. Senza questa scelta la “critica” si trasformerebbe in complicità. Non si può regalare a Monti ciò che si è negato a Berlusconi.

mercoledì, novembre 23, 2011

UNA RISPOSTA GENERALE ALLA FIAT

La Fiat punta a cancellare la Fiom dai propri stabilimenti per avere mano libera contro i lavoratori. Non è “il ritorno agli anni 50”, come spesso si dice. E' peggio. Negli anni 50 la Fiom, pur discriminata, aveva formalmente una presenza legittima in fabbrica e nella rappresentanza sindacale ( Commissione interna). Ciò che la Fiat oggi vorrebbe assomiglia di più al regime aziendale degli anni 30, con la cancellazione ex lege di ogni presenza sindacale indipendente dal padrone. E' una provocazione gravissima non solo contro i lavoratori della Fiat, ma contro tutti i lavoratori italiani. Una provocazione coperta e avallata dal nuovo governo dei banchieri, sostenuto da Bersani, Di Pietro, Berlusconi.

Contro questa provocazione non bastano iniziative giudiziarie né puri scioperi simbolici. E' necessaria una risposta tanto radicale quanto radicale è l'attacco del padrone: una mobilitazione straordinaria e continuativa, che, partendo dal gruppo Fiat, punti a coinvolgere l'intero mondo del lavoro, collegando la difesa intransigente dei diritti sindacali ad una piattaforma generale e unificante di rivendicazioni sociali. Alla spallata della Fiat deve rispondere una spallata operaia. L'unica che può ribaltare la china discendente degli arretramenti. L'unica che può fermare la valanga avversaria. L'unica che può imporre al centro dello scenario sindacale e politico le esigenze degli operai, non quelle dei padroni.

Parallelamente la natura particolarmente reazionaria dell'attacco Fiat, il suo carattere provocatorio ed extralegale, ripropone la nazionalizzazione del gruppo, senza indennizzo e sotto controllo dei lavoratori, come rivendicazione centrale del movimento operaio. Se una Fiat fuorilegge rivendica l'esproprio dei diritti sindacali dei lavoratori, i lavoratori hanno diritto a rivendicare l'esproprio della Fiat. Il PCL propone a tutte le sinistre politiche e sindacali una campagna nazionale attorno a questo obiettivo. Nella prospettiva di fondo di un governo dei lavoratori che liberi la società dalla dittatura del padronato.

martedì, novembre 22, 2011

SOLIDARIETA' AGLI STUDENTI DEL MACHIAVELLI-CAPPONI AGGREDITI

COMUNICATO DI SOLIDARIETA’ AD I COMPAGNI DEL MACHIAVELLO CAPPONI

Il giorno venerdì 18 novembre alcuni Compagni dell’istituto Machiavelli-Capponi sono stati aggrediti da fascisti legati a Casaggì.
Il PCL Esprime solidarietà ad i Compagni aggrediti e rilancia l’ordine di chiudere Casaggì, un “centrosociale”fascista che porta avanti ideologie xenofobe, sessiste e razziste.
Questi avvenimenti non possono essere trascurati, soprattutto in un momento economicamente critico come quello che stiamo affrontando, perché la Storia ci insegna che il Fascismo non nasce da un giorno all’altro ma si radica nella società grazie all’ignoranza.
Rilanciamo un messaggio di unità a tutte le forze Antifasciste per salvaguardare la storica Resistenza fiorentina premiata con la medaglia d’oro.
Ora e sempre Antifascismo Militante.

Partito Comunista dei Lavoratori – Cellula studentesca Firenze

mercoledì, novembre 16, 2011

NASCE IL GOVERNO MONTI-PASSERA, AL SERVIZIO DELLE BANCHE VENERDI' PRESIDIO DAVANTI ALLA CAMERA

Un governo imperniato sulla massima concentrazione dei poteri nelle mani di Banca Intesa, è persino formalmente un governo di banchieri al servizio delle banche. Tecnici confindustriali, ammiragli, fiduciari del Vaticano, completano la sua foto di gruppo. Il governo Monti è semplicemente la sintesi di tutti i poteri forti, sostenuti non a caso da tutti i loro partiti. Il suo mandato è riuscire a spennare le classi subalterne, con la copertura dell'unità nazionale, per garantire la finanza mondiale. Tutte le sinistre politiche, sindacali, di movimento debbono formare il più vasto fronte unico di opposizione al governo. Venerdì il PCL promuove un presidio davanti a Montecitorio all'atto di presentazione di Monti alla Camera. E fa appello a tutte le sinistre per la loro partecipazione.

lunedì, novembre 14, 2011

NO AL GOVERNO MONTI-NAPOLITANO, GOVERNO DELLA CONFINDUSTRIA E DELLE BANCHE

Nasce il governo della Confindustria e delle banche, sotto il commissariamento della BCE e la garanzia della Presidenza della Repubblica
Mai nella storia italiana del dopoguerra un esecutivo è stato espressione così diretta del capitale finanziario.
Mai la Presidenza della Repubblica ha svolto un ruolo tanto determinante e diretto nella sua genesi, sino a travalicare forme, tempi, procedure, del tradizionale parlamentarismo borghese.

Il combinarsi della crisi del berlusconismo e della crisi finanziaria, italiana ed europea- in assenza di una soluzione parlamentare alternativa immediatamente spendibile- ha prodotto questo esito straordinario.

MARIO MONTI FIDUCIARIO DEL CAPITALE FINANZIARIO

Tutti i partiti dominanti hanno compiuto un passo indietro, per lasciare il passo al fiduciario delle banche e degli industriali. L'assetto bipolare tradizionale , già in crisi, ha subito un duro colpo dagli avvenimenti, con il distacco tra PDL e Lega da un lato e l'incrinatura interna al centrosinistra dall'altro.
Berlusconi si è rassegnato alla ritirata sotto i colpi della crisi delle Borse ( e delle sue stesse aziende) e lo sfarinamento della maggioranza parlamentare alla Camera. Bersani ha scelto di sacrificare una vittoria elettorale scontata del centrosinistra e la sua stessa leadership di governo, sotto la pressione dell'emergenza finanziaria e dell'interesse generale di sistema. Affermando che “viene prima il Paese e poi il Partito” il gruppo dirigente del PD ha consacrato con parole auliche la propria vocazione sacrificale di fronte all'interesse superiore del capitale.

UN PROGRAMMA ANNUNCIATO DI MISURE ANTIPOPOLARI

Il programma che si annuncia è la continuità dichiarata della politica d'emergenza varata dal governo Berlusconi, col lasciapassare delle “opposizioni” parlamentari: il rispetto del programma Europlus e dei relativi “impegni” solennemente assunti in sede U.E.. Non è davvero in discussione il programma di fondo del governo italiano, mai come oggi così predefinito. Era semmai in discussione la credibilità della sua esecuzione, il superamento delle sue “lacune”, la rapidità dei suoi tempi. Tutto il mondo capitalista, a partire dal governo tedesco, francese e americano, si è riunito a mani giunte attorno al capezzale del capitalismo italiano, per chiedere un' ulteriore terapia d'emergenza sul malato. Il nome di Monti e l'unità nazionale a suo sostegno sono la rassicurazione data non solo alla borghesia italiana ma al capitalismo internazionale.
Proprio per questo va rimossa ogni eventuale illusione. Il governo proverà a edulcorare la confezione d'immagine del suo programma con qualche innocua trovata “anticasta” a fini mediatici, e una probabile minipatrimoniale richiesta persino da Confindustria e banche in funzione antidebito. Ma dentro la confezione curata starà l'attacco alle pensioni d'anzianità, il salto generale di dismissione e privatizzazione di beni pubblici, il sostegno più marcato alla demolizione progressiva del contratto nazionale di lavoro, le nuove normative sui licenziamenti. Tutto ciò che chiede l'Europa capitalista per rassicurare i banchieri. Questa è e resta la ragione sociale del governo: fare contro i lavoratori ciò che Berlusconi non era più in grado di fare e ciò che il centrosinistra non era ancora pronto a fare. L'unità nazionale è semplicemente la soluzione di mutuo soccorso tra i partiti borghesi per garantirsi la reciproca complicità nell'attacco congiunto alla maggioranza della società. L'”unione sacra” è sempre storicamente una soluzione di guerra. In questo caso di guerra al lavoro.

LA CAPITOLAZIONE DI DI PIETRO E VENDOLA.

Tanto più in questo quadro colpisce la capitolazione al governo Monti di Di Pietro e di Vendola. Il populismo comiziesco, in tutte le sue varianti, si è sciolto come neve al sole di fronte all'emergenza del capitale finanziario, sotto la pressione intimidatoria del PD e di Napolitano. Il populismo giustizialista di Di Pietro è passato in due giorni dalla denuncia della “macelleria sociale” in arrivo alla “fiduciosa attesa” del nuovo governo. Il populismo poetico di Vendola ha surfato come sempre nelle pieghe del vocabolario, per concludere che Monti è degno di un sostegno, seppur “condizionato”. Entrambi hanno scelto di ingannare i lavoratori e i propri elettori accodandosi ai banchieri, e coprendo le spalle al PD: pur di coltivare le proprie ambizioni di governo futuro a braccetto con quel partito.

Dove è assente ogni confine di classe, si dissolve prima o poi ogni confine di opposizione.

VIA IL GOVERNO DEGLI INDUSTRIALI E DEI BANCHIERI

Di fronte alla generale capitolazione al governo di Confindustria e delle banche è necessario il rilancio di una coerente opposizione di classe. All'unità nazionale di tutti i principali partiti borghesi attorno al programma degli industriali e dei banchieri, va contrapposto il fronte unico di tutte le sinistre attorno alle ragioni del lavoro. Alla guerra come alla guerra. Il Partito Comunista dei Lavoratori fa appello a tutte le sinistre di opposizione al governo Monti per la più vasta campagna di mobilitazione contro il governo: nelle fabbriche, negli uffici, nelle scuole e università, nei quartieri. Preparando una prima manifestazione nazionale contro il governo da tenersi a Roma. La cacciata del governo dei capitalisti, per un'alternativa di società, deve diventare un obiettivo centrale del movimento operaio e popolare.

sabato, novembre 12, 2011

Vendola cala definitivamente le braghe. SEL dice "nì" al futuro governo Monti.


Sembrerebbe che solo ipotizzando che abbia battuto violentemente la testa, magari sulla Muraglia cinese, visto che in questo momento si trova lì in Cina, si potrebbe fornire una giustificazione alle ultime assurde e stupefacenti sparate alle quali ci ha ormai da tempo abituato Nichi Vendola.
Insomma..., SEL si appresta a dire un "nì" al nascituro governo Monti, cioè al governo che sarà il più conseguente ed efferato applicatore dei diktat lacrime e sangue che UE, BCE e banche stanno imponendo a livello continentale. Governo sostenuto da chi quei diktat avrebbe voluto applicarli ma non ha potuto (PdL) e da chi sta smaniando per poterlo fare in prima persona, in maniera ancora più radicale (PD e UDC). E governo che nasce sotto l'egida, la spinta e l'adesione, anzi per vera e propria volontà, neanche tanto dissimulata (la tempistica della nomina di Monti senatore a vita non lascia adito a dubbi), del vero regista del collaborazionismo con i boia del capitale europeo (l'ineffabile Napolitano, al quale peraltro Vendola non manca di rendere omaggio). Un governo, insomma, che rappresenta ad oggi la via d'uscita più spaventosamente a destra dal quarto - e si spera ultimo - governo Berlusconi, e che costituirà il solco entro il quale il futuro possibile governo di centrosinistra continuerà alacremente l'opera di massacro sociale per i prossimi anni.
Davanti a questo ferreo e innegabile stato di fatti, Vendola rilascia due delle più surreali interviste che abbia mai rilasciato (La Republica e La Stampa; 11/11).
Vendola acconsente all'"urgenza" della manovra, che per lui dovrà essere "un intervento di riforma della struttura della ricchezza" (?!), e fingendo un'ingenuità fin troppo sfacciata per essere presa sul serio, pensa che abbia senso dar vita ad un "governo di scopo" che si faccia carico di "alcuni provvedimenti di equità sociale come una patrimoniale pesante, la tassazione delle rendite finanziarie e il taglio delle spese militari", "a condizione che però sia il Partito Democratico e non il PdL a segnare la strada nelle forme e nei contenuti." (!) All'intervistatore, che giustamente gli rammenta che all'ordine del giorno ci sono contenuti di segno diametralmente opposto (tagli, contoriforme, ecc.), Vendola è costretto ad ammettere: "allora non mi avranno."
Al di là dei ridicoli auspici di Vendola, ai quali è lui il primo a non credere, emerge in tutta la sua evidenza, tra le righe delle due interviste, l'equilibrismo tattico della posizione di Vendola, il cui senso è quello di non discostarsi troppo, per nessun motivo, dal sostegno del PD a Monti; sostegno che è il baricentro assoluto dell'azione del PD di qui ai prossimi mesi (e proprio nel momento in cui persino l'IdV riesce, sia pur del tutto strumentalmente, a non lasciarsi risucchiare dalla morsa delle larghe intese). Il vero significato, quindi, di quest'ultimo riposizionamento (sempre più a destra) di Vendola risiede tutto nella riconferma dell'investimento strategico fatto da SEL nell'alleanza di centrosinistra. Alleanza che avrà il proprio forcipe salvifico proprio nel governo Monti, magari a prezzo di qualche piccolo sacrificio al quale Vendola non si sottrarrà di sicuro.

mercoledì, novembre 09, 2011

CINQUE MISURE STRAORDINARIE CONTRO LA CATASTROFE. SOLO UN GOVERNO DEI LAVORATORI PUO' REALIZZARLE

La crisi del capitalismo italiano é al centro della tempesta economica europea e mondiale.
Le banche italiane sono colpite  dalla crisi di credibilità dei titoli di stato tricolori in cui hanno investito a mani basse. L'azione di strozzinaggio degli interessi sul debito si è rivoltata contro gli strozzini.
 
La U.E. si trova di fronte al dissesto finanziario dell'Italia, senza disporre di risorse adeguate per un eventuale “soccorso”. Mentre la gigantesca ricapitalizzazione delle banche continentali si trasforma inevitabilmente in un nuovo appesantimento dei debiti pubblici.
 
L'unico punto fermo del caos finanziario europeo e mondiale è il programma comune dei governi di ogni colore: salvare i banchieri e i capitalisti facendo pagare la loro crisi ai lavoratori.
 
Questo attacco si aggrava in particolare in Italia, anello debole della catena capitalistica internazionale, sotto la frusta della BCE. Il precipitare della crisi finanziaria- sullo sfondo della crisi politica di Berlusconi- determina un nuovo salto drammatico dell'attacco alle condizioni sociali delle masse. Il progetto Europlus  prescrive, di per sé, la riduzione ogni anno di 45 miliardi di debito pubblico italiano, al netto del pagamento degli interessi: ciò che segnerebbe una autentica regressione storica della già miserabile condizione di milioni di lavoratori, giovani, pensionati. E oggi i “commissari” europei chiedono una stretta ulteriore della morsa per conto delle banche.
 
La rivolta sociale contro tutto questo è la condizione necessaria per salvarsi. Ma la rivolta deve impugnare un programma d'azione alternativo contro la crisi che recida finalmente la sua radice: la dittatura del capitale finanziario sulla vita della società.



CINQUE MISURE RADICALI PER AFFRONTARE LA “CATASTROFE"


"C'è bisogno di un programma d'emergenza contro la crisi” strillano all'unisono tutti i giornali borghesi e i banchieri che li finanziano, mentre invocano la spoliazione dei salariati. “ C'è bisogno di un programma d'emergenza contro la crisi”,  diciamo noi: ma un programma che colpisca il potere delle banche e dei capitalisti, liberando milioni di lavoratori dal loro giogo. Un programma tanto radicale quanto è radicale il programma della BCE.
 
1) Si rifiuti il pagamento del debito pubblico alle banche strozzine. Il debito non è stato prodotto dai lavoratori, ma dalla rapina delle banche contro i lavoratori. Non si vede perchè debbano essere i lavoratori a pagarlo. Per di più.. ai banchieri.  I 90 miliardi di interessi che lo Stato paga ogni anno alle banche- grandi acquirenti dei titoli di Stato- vanno semplicemente cancellati. E cosi' i 70 miliardi versati annualmente dagli enti locali. I piccoli risparmiatori saranno integralmente tutelati. Non i banchieri usurai. La loro rapina deve finire. E le risorse così liberate debbono andare al lavoro, alla sanità, alla scuola..
 
2) Le banche e le assicurazioni vanno nazionalizzate, senza indennizzo per i grandi azionisti, e sotto controllo dei lavoratori, creando un'unica banca pubblica. Non è solo una misura imposta dall'annullamento del debito pubblico verso le banche. E' una misura indispensabile per abbattere i mutui che gravano sulle famiglie. Per portare alla luce la scandalosa evasione fiscale del grande capitale, di cui le banche sono canale e strumento. Per colpire i santuari della grande criminalità. Per acquisire la leva decisiva per una riorganizzazione radicale dell'economia e della società in funzione dei bisogni collettivi, e non del profitto di pochi. Senza la nazionalizzazione delle banche, vero verminaio della società borghese, ogni rivendicazione dell'“alternativa” si riduce ad una frase vuota.
 
3) Va istituito il controllo operaio sulla produzione a partire dall'abolizione del segreto commerciale e dall'apertura dei libri contabili delle aziende. Il segreto commerciale tanto difeso dai custodi della proprietà non vale più da molto tempo nel rapporto tra i grandi capitalisti, che hanno ben pochi segreti tra loro. Vale invece come paravento dei capitalisti nei confronti dei lavoratori e della società, cui debbono nascondere frodi, truffe, raggiri di ogni tipo. Inclusi i costi della pubblica corruzione. Non basta che i conti siano accessibili di tanto in tanto a qualche compiacente istituto borghese di “vigilanza” o alla Agenzia delle Entrate. E' necessario che siano i lavoratori e le loro organizzazioni a mettere il naso nei “segreti” delle proprie aziende. Per quale ragione dev'essere considerato “naturale” che i capitalisti e i loro governi facciano i raggi x agli stipendi, ai risparmi, alla vita dei lavoratori, e invece uno “scandalo” se i lavoratori vogliono controllare i capitalisti , i loro conti, le loro ruberie?
 
4) Vanno nazionalizzati i grandi gruppi capitalistici dell'industria, senza indennizzo e sotto controllo operaio, a partire dalle aziende che licenziano o colpiscono i diritti sindacali. Quindi a partire dalla Fiat. E' una misura indotta dalla nazionalizzazione delle banche, dato lo stretto intreccio fra capitale industriale e capitale bancario. Ma è soprattutto un provvedimento indispensabile per bloccare i licenziamenti, riorganizzare la produzione, ripartire il lavoro fra tutti, avviare una riconversione dell'economia a fini ecologici e sociali, secondo un piano democraticamente definito. E sarebbe oltretutto un provvedimento di risparmio straordinario per l'intera società: perchè annullerebbe la montagna di 40 miliardi annui di trasferimenti pubblici a quelle stesse imprese private che distruggono posti di lavoro. E che dunque sono già state “comprate” dai lavoratori, in quanto principali contribuenti. A proposito di “lotta agli sprechi”.
 
5) Va varato un grande piano di opere sociali di pubblica utilità che dia lavoro e risani le condizione di larga parte della società italiana. E' assurdo registrare da un lato la disoccupazione del 30% dei giovani e il licenziamento dei lavoratori, e dall'altro la straordinaria penuria (e distruzione) di beni e servizi sociali. Il lavoro che c'è va ripartito fra tutti in modo che nessuno ne sia privato, con la riduzione generale dell'orario a parità di paga. Ma non basta. E' necessario un grande piano di nuovo lavoro. La nazionalizzazione delle banche e della grande industria, la fine della dipendenza dal debito, possono liberare un piano di investimenti pubblici, sotto controllo sociale, in fatto di risanamento ambientale, energie alternative, riparazione della rete idrica, sviluppo della rete ferroviaria, messa in sicurezza dell'edilizia scolastica e residenziale, estensione della rete ospedaliera e di assistenza agli anziani..: investimenti capaci di utilizzare a pieno le capacità lavorative e le professionalità di milioni di disoccupati, di dare lavoro ai migranti,di cambiare volto all'ambiente di vita. Impedendo oltretutto crimini sociali come quelli compiuti  nei nubifragi di Genova e Liguria.
 
 
SOLO UN GOVERNO DEI LAVORATORI PUO' REALIZZARLE.
 
Nessuna di queste misure è derogabile, ai fini di una vera svolta. Senza queste misure non solo non vi è alcuna possibile via d'uscita dalla crisi, ma la crisi continuerà ad abbattersi con intensità sempre maggiore sulle condizioni dei lavoratori e del popolo. Al tempo stesso nessuna di queste misure è compatibile col capitalismo. Nessuna di queste misure è realizzabile da parte dei governi borghesi, tutti legati a doppio filo agli interessi dell'industria e delle banche. Solo un governo dei lavoratori, basato sulla loro organizzazione e la loro forza, può realizzarle. E solo una sollevazione operaia e popolare può imporre un governo dei lavoratori.
 
La crisi politica del berlusconismo, dentro il precipitare della crisi capitalista, è un occasione preziosa per il movimento operaio: ma alla sola condizione di imporre la propria agenda per la soluzione della crisi politica e sociale. Senza questa azione indipendente, senza un autonomo programma, tutto è destinato a risolversi contro i lavoratori. Come prima e peggio di prima. O per mano di un governo Monti, o per mano di un resuscitato centrosinistra.  Prima delle elezioni, o dopo le elezioni.
 
Il momento di agire è ora. Il PCL fa appello a tutte le sinistre politiche, sindacali, di movimento, a tutte le organizzazioni popolari e di massa, per un fronte unico d'azione attorno a questo programma di svolta. E' ora di porre fine una volta per tutte a compromissioni senza futuro col PD ,coi partiti borghesi, con la Confindustria. E' l'ora di assumersi una responsabilità indipendente. All'altezza della straordinarietà del momento.

Contro il comunicato della Fiom Nazionale, regionale e provinciale sulla bocciatura della piattaforma Fiom in Piaggio



Il comunicato della Fiom Nazionale, regionale e provinciale sulla bocciatura della piattaforma Fiom sul rinnovo del contratto nazionale in Piaggio é lesivo della dignità del voto dei lavoratori.
Quando si dice "volantini farneticanti" e "mancanza totale di rispetto per l'assemblea nazionale dei delegati e delle delegate della Fiom a Cervia che con 506 voti a favore, 1 contrario e 7 astenuti, ha varato la piattaforma" si offende pesantemente chi è andato a votare liberamente e ha votato "no". Si mette in discussione quella libertà stessa che la Fiom dice di voler difendere, Quella di un voto libero. Se votare liberamente "no" è mancanza totale di rispetto per un organismo Fiom, anche il più rappresentativo, significa che si grida al referendum e alla democrazia solo quando fa comodo alle maggioranze. Farneticante sarà la firma della CGIL sull'accordo del 28 giugno che apre alle deroghe sugli orari e chiama a un voto che non serve a niente.

PER UNA MOBILITAZI​ONE INDIPENDEN​TE DEL MOVIMENTO OPERAIO CONTRO LA NUOVA ANNUNCIATA MACELLERIA

CONTRO OGNI SOLUZIONE BORGHESE DELLA CRISI POLITICA
PER UNA MOBILITAZIONE INDIPENDENTE DEL MOVIMENTO OPERAIO

CONTRO LA NUOVA ANNUNCIATA MACELLERIA
PER IMPORRE UNA SOLUZIONE ANTICAPITALISTA DELLA CRISI SOCIALE

 Un Presidente del Consiglio ormai privo di maggioranza parlamentare ottiene dal Presidente della Repubblica il permesso non solo di andare avanti, ma di gestire la nuova macelleria sociale commissionata dai banchieri europei. Mentre le “opposizioni” parlamentari non solo assicurano preventivamente il loro lasciapassare alla “legge di stabilità” e al suo ulteriore appesantimento, ma si candidano a continuare l'opera in nuovo governo di “unità nazionale” quale supremo garante delle banche, della Commissione Europea, del FMI.
 La verità è che si cerca di ridurre la fine annunciata di Berlusconi ad un passaggio di testimone tra ceti dirigenti e comitati d'affari dei poteri forti. In un clima di trasformismo maleodorante, compravendite parlamentari, compromissioni istituzionali. In cui persino le regole borghesi del parlamentarismo vengono sacrificate all'urgenza dei “mercati” e della crisi, pur di continuare a colpire il lavoro, le pensioni, i servizi sociali. Calpestando la stessa volontà del referendum di Giugno.
 Non sappiamo se l'operazione in corso, sotto la regia di Napolitano, avrà successo, o se sfocerà in elezioni anticipate. Ma certo è un'operazione contro i lavoratori, i giovani, i movimenti di lotta di questi anni. Chi si è mobilitato per cacciare Berlusconi, non l'ha fatto nel nome di Draghi, di Monti, della BCE. Quella stessa parte di popolo di sinistra accorso ad applaudire Bersani il 5 Novembre non lo ha fatto per ritrovarsi in un governo d'emergenza con il PDL o suoi settori, né per inchinarsi ai banchieri. Quale che sia lo sbocco della crisi politica, si conferma una volta di più la natura liberale del PD quale carta di ricambio della borghesia contro il movimento operaio e contro tutte le ragioni sociali dell'opposizione.
 Tanto più oggi, le sinistre politiche e sindacali non possono stare a guardare. Né limitarsi a chiedere elezioni per cercare di essere imbarcate dal PD in un nuovo vecchio centrosinistra ( confindustriale), come fanno in forme diverse i gruppi dirigenti di SEL e FDS. O per essere recuperate stabilmente al tavolo di concertazione con Confindustria, come fanno i vertici della CGIL. E' ora di finirla con vecchie compromissioni senza futuro.

E' l'ora di una mobilitazione unitaria e radicale  contro ogni soluzione borghese della crisi politica,  per affermare un punto di vista indipendente del movimento operaio, per fermare la nuova macelleria in gestazione, per trasformare la crisi del berlusconismo nella cacciata delle classi dirigenti bancarottiere della seconda Repubblica, e di tutti i loro partiti. Solo un governo dei lavoratori può liberare l'Italia dalla dittatura del capitalismo e aprire davvero una pagina nuova per la giovane generazione.
 

martedì, novembre 08, 2011

SOLIDARIETA' AL COMPAGNO ANDREA MALPEZZI


Apprendiamo che il segretario provinciale del PRC di Firenze ha ricevuto un avviso di garanzia per una manifestazione sotto la Banca d’Italia di Firenze.
In questi mesi, mentre la crisi economica colpisce sempre più duramente i lavoratori, i giovani, i disoccupati, lo stato reprime con forza tutte quei soggetti politici e sociali che si ribellano.

Lo abbiamo visto nei mesi scorsi a Firenze con decine di arresti ed oltre cento indagati per le manifestazioni antifasciste, lo abbiamo visto in maniera ancora più chiara il 15 ottobre a Roma dove la polizia ha prima caricato selvaggiamente un corteo di decine di migliaia di compagni e poi ha proceduto all’arresto arbitrario di circa dieci giovani.

La solidarietà è l’unica arma che abbiamo per lottare contro la repressione poliziesca dello stato, non cadiamo nell’errore di dividere il movimento fra buoni e cattivi, fra violenti o non violenti. L’unico e vero violento è lo stato borghese che prima affama i lavoratori ed i proletari e poi se questi protestano li reprime prima con violenza nelle piazze e poi con denunce, arresti, ecc. E’ lo stesso stato che si indigna per una vetrina infranta mentre rifinanzia guerre di aggressione infami come quella della NATO contro la Libia o come le cosiddette missioni di pace in Afganistan e Libano che sono costate decine di migliaia di morti innocenti.
Le vittime della repressione borghese devono essere tutte difese.

Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime la propria solidarietà ai compagni ed alle compagne del PRC di Firenze per questo atto intimidatorio nei confronti del loro segretario provinciale ed estende la propria solidarietà a tutti i compagni vittime della repressione chiedendone l’immediata liberazione.
 

SOLIDARIETA' AL COMPAGNO ANTONINI

Il licenziamento da parte di Ferrovie di Riccardo Antonini ferroviere e consulente dei famigliari delle vittime della strage alla stazione di Viareggio nel processo in corso è un vero atto autoritario immotivato e provocatorio. L' amministratore delegato Moretti del gruppo FS in questo modo non solo cerca di impedire che emerga la verità sulle responsabiltà della tremenda strage, ma dimostra che le vite strocate e la sicurezza dei cittadini per lui non contano nulla. E' la logica del profitto e la sua morale.
La sicurezza viene messa all' ultimo posto. Vengono destinate risorse verso progetti inutili come la TAV e ne vengono tagliate altre destinate alla sicurezza delle linee e ai percorsi destinati al trasporto locale dei lavoratori pendolari.
Il Partito Comunista dei Lavoratori della Toscana esprime la solidarietà verso un lavoratore e sindacalista che ha pagato con il licenziamento la sua volontà di stare dalla parte dei più deboli come le vittime del quartiere Varignano di Viareggio.
Non solo, ma si batterà fino in fondo con la contro informazione nell' inchiesta sulla strage e per il reintegro immediato di Riccardo Antonini nel suo posto di lavoro.

Partito Comunista dei Lavoratori Coordinamento Regionale Toscana

domenica, novembre 06, 2011

TRAGEDIA DI GENOVA: CRIMINE DEL PROFITTO

I morti di Genova e la devastazione della città non sono “responsabilità” dei “mutamenti climatici” come dichiara il sindaco Vincenzi, immemore dell'analoga strage del 1970 ( 25 morti). Sono riconducibili alla legge imperante del profitto: che ha tagliato le risorse per la ripulitura dei fiumi, ha tagliato le risorse per lo scollamatore del Bisagno, ha autorizzato costruzioni edilizie sino a tre metri dai corsi fluviali. Governi nazionali di centrosinistra e centrodestra, impegnati a pagare ogni anno 80 miliardi di interessi alle banche strozzine o a finanziare mega speculazioni come la TAV, hanno “risparmiato” sulla protezione della natura e della vita. Per questo sono i responsabili politici e morali di quanto è avvenuto. Assieme ai sindaci e governatori che li hanno coperti e assecondati, e che sono tenuti alle dimissioni. Solo un governo dei lavoratori, rompendo con la legge del profitto e del capitalismo, può investire uomini e risorse nel riassetto idrogeologico del territorio evitando altre tragedie.

venerdì, ottobre 28, 2011

FARE CARTA STRACCIA DELLA LETTERA A BRUXELLES, CONTRAPPORRE AL PROGRAMMA DELLA BCE UN PROGRAMMA ANTICAPITALISTA OPERAIO E POPOLARE

LICENZIARE BERLUSCONI E TUTTI I CORTIGIANI DI BANCHE E IMPRESE
REALIZZARE UN GOVERNO DEI LAVORATORI PER LIBERARCI DALLA DITTATURA DI INDUSTRIALI E BANCHIERI


DICHIARAZIONE DI MARCO FERRANDO
Il progetto annunciato dal governo italiano a Bruxelles, basato sulla liberalizzazione dei licenziamenti- nel settore privato e pubblico- è una provocazione odiosa. Lo sarebbe in ogni caso, tanto più in un quadro di drammatica crisi sociale. Lo è a maggior ragione da parte di un governo reazionario in profonda crisi, frequentato da faccendieri, evasori, ministri in odore di mafia, che cerca la sopravvivenza nel plauso dei banchieri europei.

Contro questo disegno non sono sufficienti le parole o iniziative platoniche e dimostrative di “protesta” o “dissenso”. E' necessario dispiegare una mobilitazione di massa straordinaria e continuativa capace di bloccare davvero l'Italia sino al ritiro delle misure annunciate. Se non ora quando?

Nel 2002 contro l'attacco all'articolo 18 si levò un vasto movimento di massa- poi piegato alle compatibilità del centrosinistra in gestazione- che riuscì ad arrestare l'attacco berlusconiano. Oggi si tratta di rilanciare quel movimento, ma liberandolo da ogni subordinazione al “nuovo” centrosinistra, per farne il risolutore della crisi nel nome di una vera alternativa. Che liberi definitivamente l'Italia dai suoi attuali padroni: industriali, banchieri, Vaticano, e tutti i loro partiti.

A questo fine, tutte le sinistre politiche, sindacali, associative, di movimento possono e debbono unire le proprie forze in una azione di massa liberatoria, che faccia carta straccia della “lettera” a Bruxelles e imponga finalmente un cambio dell'agenda. Al programma di emergenza della BCE va contrapposto un programma d'emergenza operaio e popolare: che rivendichi il blocco dei licenziamenti, la nazionalizzazione senza indennizzo di tutte le aziende che licenziano, il ripudio del debito pubblico verso le banche, la loro nazionalizzazione sotto il controllo dei lavoratori.

Solo questo programma anticapitalista può recidere le radici della crisi. Solo una mobilitazione straordinaria e radicale può imporlo. Solo un governo dei lavoratori può realizzarlo.

E' lo scenario della crisi europea a dettare una risposta radicale. In tutta Europa si annuncia un'ulteriore drammatica stretta sociale al solo scopo di salvare le banche francesi e tedesche, ricapitalizzare le banche di tutto il continente, ampliare il fondo europeo salvabanche. Le banche sono l'alfa e l'omega dell'Europa dei padroni, sotto i governi di ogni colore. E' la riprova che il capitalismo può sopravvivere solo continuando a depredare i lavoratori e i giovani a vantaggio di capitalisti e banchieri. Solo scaricando la crisi sulle sue vittime a vantaggio dei suoi responsabili. Solo condannando alla rovina presente e futuro delle nuove generazioni.

Per questo, l'alternativa o è anticapitalista o non è. Solamente la rivoluzione sociale può sgomberare il campo da quella parabola di decadenza che il capitalismo impone all' intera società. Elevare la coscienza delle masse alla comprensione di questa necessità è e deve essere il lavoro quotidiano, controcorrente, di tutti i militanti coscienti del movimento operaio e dei movimenti di lotta.

“Trasformare l'indignazione in rivoluzione” socialista è la parola d'ordine del Partito Comunista dei Lavoratori.
MARCO FERRANDO- PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

L'UNIONE SACRA DEGLI AMICI DEI BANCHIERI


L'Unione Europea chiede lo scalpo delle pensioni italiane per tutelare i banchieri francesi e tedeschi. Il governo Berlusconi cerca di sopravvivere chiedendo loro pietà. PD e UDC offrono ai banchieri europei il proprio impegno a realizzare le loro ricette meglio di Berlusconi e Bossi, con un governo di unità nazionale che coinvolga PDL e Lega. Questo siparietto penoso porta ad una sola conclusione: la classe operaia italiana ha solo nemici in questo Parlamento. Solo una mobilitazione di massa straordinaria può rovesciare il tavolo di questo banchetto antioperaio e aprire uno scenario di svolta.

LO SCIOPERO GENERALE DEL 19-20 OTTOBRE IN GRECIA: IMMAGINI DAL FUTURO DELL’UNIONE EUROPEA

Mentre i leader europei, in particolare quelli di Germania e Francia, divisi dai loro irreconciliabili antagonismi nazionali e paralizzati dal terrore di fronte alla bancarotta non solo della Grecia ma del loro sistema bancario e dell’intero progetto dell’Unione Europea insieme al suo euro, hanno dovuto rinviare il proprio Summit, gli stessi giorni, nell’epicentro della crisi, in Grecia, l’intero paese veniva scosso da un’enorme mobilitazione della classe operaia e degli strati popolari rapidamente pauperizzatisi – la più grande dal 1974, anno del collasso della dittatura militare imposta dalla CIA.
Lo sciopero generale indetto dalla GSEE (Confederazione Generale del Lavoro), sindacato burocratizzato, inizialmente per il 19 ottobre si è trasformato, su pressione dell’ADEDY (la Federazione Nazionale dei Dipendenti Pubblici) e dei sindacalisti di base, in uno sciopero generale di 48 ore per i giorni 19 e 20 ottobre, contro il pacchetto di misure di cannibalismo sociale imposte dalla troika dell’FMI, UE e Banca Centrale Europea e suggellato da un’esile maggioranza parlamentare di 153 deputati che sostiene nella sua agonia mortale il governo del PASOK.
La partecipazione allo sciopero è stata senza precedenti: vi ha preso parte tra l’80 e il 100% degli operai e degli impiegati sia del settore pubblico che di quello privato, delle fabbriche e dei servizi. I negozianti hanno chiuso le proprie botteghe in solidarietà e per protesta contro l’austerità ed i fardelli fiscali che li condannano al fallimento. I proprietari ed i conducenti di taxi, si sono uniti allo sciopero dei lavoratori dei trasporti pubblici e dei marinai che ha bloccato tutte le navi nei porti. Anche nella Prigione Centrale di Korydalos, ad Atene, le pattuglie di guardia esterne hanno trasformato, la mattina del 19 ottobre, la propria ronda in una dimostrazione contro il governo e la Troika…
I ministeri, i municipi e gli altri edifici pubblici erano quasi tutti occupati – un fatto totalmente nuovo nella vita sociale in Grecia.
Tutti i raduni ed i cortei nel corso dei due giorni di Sciopero generale sono stati imponenti ed impressionanti. Il 19 ottobre, ad Atene hanno dimostrato più di mezzo milione di lavoratori e masse popolari. In decine di migliaia hanno manifestato in ogni città e paese di tutta la nazione, anche in quei posti dove mai prima si era avuta una manifestazione.
Il 20 ottobre, uno numero analogo di persone si è radunato in Piazza Syntagma, di fronte al Parlamento dove è stato votato il nuovo infame decreto che contiene nuovi tagli a salari e pensioni dei lavoratori, nuove tasse per gli strati inferiori delle classi medie, e che condanna centinaia di migliaia di dipendenti pubblici alla disoccupazione.
Era evidentemente chiaro a tutti – compresi quelli che siedono in Parlamento e al potere – che le masse infuriate si stanno muovendo ben oltre i limiti imposti e sorvegliati dalla maggioranza del PASOK delle burocrazie sindacali della GSEE e dell’ADEDY. Così, con un tacito, informale ma evidente accordo il KKE, il partito stalinista della Grecia e la sua frazione sindacale, il PAME, si sono fatti carico della protezione del Parlamento borghese dalla ribellione delle masse li radunate. Il servizio d’ordine del PAME/KKE ha formato una catena intorno al Parlamento, armati di bastoni e bandiere con grosse aste da usare come bastoni impedendo a chiunque – non solo a quelli non controllati dai sindacati del KKE o alle altre organizzazioni politiche o comitati di cittadini ma anche a semplici cittadini non organizzati, vecchi o giovani – di avvicinarsi al Parlamento.
Ad un certo punto un gruppo di giovani anarchici si è scontrato con il servizio d’ordine del PAME/KKE che dopo un contrattacco fallito, respinto con un confronto corpo a corpo con gli anarchici, si è dovuto ritirare sotto una pioggia di pietre e molotov. La polizia antisommossa non è intervenuta fino a che lo scontro non fu generalizzato, trasformando Piazza Syntagma, dopo un uso massiccio di lacrimogeni, in un’ enorme camera a gas.
Vittima di questa brutalità della polizia è stato un militante di 53 anni del PAME che è morto per un attacco di cuore provocato dai lacrimogeni della polizia.
La Polizia, lo stato borghese, il governo PASOK sono i soli responsabili e colpevoli di questo crimine. Ma la morte di questo lavoratore è stata ancora una volta usata tanto dal KKE quanto dal governo per additare gli anarchici, ma anche tutte le altre organizzazioni della sinistra come “provocatori”. La stampa di destra (ad esempio P. Mandravelis, un giornalista di destra del quotidiano Kathimerini e noto propagandista per conto della troika), così come i deputati dell’estrema destra fascista del LAOS hanno elogiato il KKE ed il suo segretario generale Aleka Papagira per la loro “responsabilità” e lo “spirito civile”! Non è questa la prima volta: durante la rivolta dei giovani del dicembre 2008, il governo di destra Karamanlis ed il leader del partito di estrema destra LAOS Karatzaferis lodarono il KKE e Papagira per il loro “atteggiamento responsabile”, quando si opposero alla rivolta e calunniarono i giovani rivoltosi come provocatori. Dall’altra parte, il maoista KOE, la coalizione centrista ANTARSYA con la sua principale componente il NAR (un gruppo scissosi dal KKE nel 1989) e la SEK (organizzazione sorella del britannico SWP) si sono uniti alla campagna contro gli anarchici definiti “agenti provocatori”, adulando gli stalinisti senza alcuna critica della loro disgustosa protezione politica del parlamento borghese e della legalità borghese.
Il trotskista EEK, nel suo comunicato stampa, ha attaccato prima di tutto la polizia ed il governo del PASOK per la repressione di stato che ha pure portato alla morte del militante del PAME, esprimendo il nostro cordoglio alla sua famiglia ed ai suoi compagni. Abbiamo criticato gli anarchici, sottolineando che le differenze politiche all’interno del movimento dei lavoratori devono essere risolte tramite i mezzi della lotta politica e non dalla violenza fisica. Ma abbiamo anche criticato aspramente il ruolo politico di Guardia del Parlamento e polizia politica svolto dal KKE per frenare la legittima rabbia del popolo contro quelli che hanno trasformate le vite di uomini e donne in un inferno a causa del diktat FMI/UE/BCE.
Se nel 2010, esistevano ancora illusioni sulla possibilità di una rapida via d’uscita dalla crisi e la burocrazia sindacale era solita disinnescare il malcontento delle masse attraverso inefficaci scioperi generali di 24 ore, il 2011 è stato l’anno della grande disillusione. L’emergere del movimento dei “cittadini indignati” nel maggio 2011, malgrado i suoi forti limiti piccolo-borghesi, ha dato un nuovo impulso. Ben presto, in particolar modo durante gli scioperi generali di giugno, ci fu una convergenza tra il movimento degli “indignati” e il movimento dei lavoratori; la barbarica brutalità poliziesca scatenata dal governo durante lo sciopero generale del 28-29 giugno contribuì molto a questa convergenza. Ma soprattutto il drammatico deterioramento della situazione economica e sociale in Grecia ed internazionalmente negli ultimi tre mesi, l’impasse totale dell’UE, la crisi bancaria internazionale, e l’accelerazione della caduta in una recessione mondiale peggiore di quella degli anni ’30, hanno favorito tutte le condizioni di un conflitto sociale incontrollabile. Dopo il fallimento della burocrazia sindacale nella sua azione di freno del movimento di massa, la borghesia si è dovuta rivolgere a quella forza politica burocratica, soprattutto lo stalinismo, che salvò il suo dominio nel 1944-45 con gli accordi del Libano, di Caserta e Varkiza che disarmarono i partigiani comunisti e tradirono la Rivoluzione nata dalla Resistenza anti-Nazista.
Non è un caso che uno dei principali slogan della rivolta del dicembre 2008 fosse: mai più Varkiza!
Le condizioni storiche oggi sono totalmente cambiate. Non solo lo stalinismo è collassato portando alla scomparsa dell’Unione Sovietica e aprendo la strada alla restaurazione capitalistica, ma anche il capitalismo mondiale è precipitato in un abisso. Le generazioni più giovani, dalle forti tendenze antiburocratiche, conducono una lotta contro il sistema che li condanna ad una vita di miseria, senza alcun futuro. C’è ancora molta immaturità ed una persistente assenza di una necessaria organizzazione rivoluzionaria di massa dell’avanguardia operaia a livello sia nazionale che internazionale. Ma siamo fiduciosi che supereremo rapidamente questi seri limiti.
L’irruzione delle masse nelle strade di Atene e di tutta la Grecia è il ritratto del futuro dei Paesi europei. Lasciate che ci prepariamo politicamente, programmaticamente, organizzativamente ad una battaglia per la vita o la morte, ad una rivoluzione permanente per conquistare un futuro di libertà per tutti gli oppressi e di giustizia per tutti gli sfruttati e i poveri del mondo: per una società comunista mondiale.

Savas Michael-Matsas
22 ottobre 2011
traduzione a cura di Gianmarco Satta, sezione PCL Sassari

IMPORTANTE RISULTATO ELETTORALE DEI NOSTRI COMPAGNI ARGENTINI.

Riportiamo qui di seguito il messaggio inviato dal nostro partito ai compagni argentini, a seguito delle elezioni presidenziali e politiche di domenica 23 ottobre.

Come già riportato sul Giornale Comunista dei Lavoratori, in Argentina i nostri compagni del Partito Operaio (Partido Obrero, PO) hanno costituito un fronte politico-elettorale con le due altre principali forze rivoluzionarie trotskiste del paese: il Partito So dei Lavoratori Socialisti(Partido de los Trabajadores Socialistas, PTS) e Sinistra Socialista (Izquierda Socialista, IS) con il nome di Fronte di Sinistra e dei Lavoratori (Frente de Izquierda e de los Trabajadores, FIT).

Il candidato alla presidenza del Fronte era il compagno Jorge Altamira, principale dirigente del PO, forza più significativa del Fronte.

Il compagno Altamira ha ottenuto quasi 500mila voti pari al 2,3% del totale, con un risultato senza precedenti per il pur storicamente significativo trotskismo argentino.

Il voto per le elezioni parlamentari è stato superiore, con 660.000 voti, cioè circa il 3%. con risultati molto difformi nelle diverse "province" (in realtà regioni di uno stato federale) in cui si divide l’Argentina, ma positivi soprattuto nei grandi centri operai.

Il FIT non è riuscito ad ottenere deputati eletti, pur andandoci molto vicino in due situazioni (Buenos Aires centro, Capitale Federale, e Buenos Aires provincia). La prima ragione è il bizzaro modo di elezione del parlamento in vigore in Argentina. Oltre ad un numero molto limitato di deputati (circa 250) esso non è mai rinnovato per intero, bensì per metà ogni 2 anni. Quindi nella grande maggioranza delle province, che costituiscono le circoscrizioni elettorali e sono una trentina, i deputati da eleggere sono pochissimi e bisogna avere percentuali a cifra doppia per ottenere un risultato positivo. Né esiste alcun recupero su scala nazionale. Inoltre lo sbarramento minimo, previsto al 3% è calcolato non sui votanti effettivi, ma sugli aventi diritto. Così nella provincia di Buenos Aires, che con oltre un quarto della intera popolazione argentina eleggeva 35 deputati, ottenere il 3,6% (280.000 voti), non è bastato al FIT, perché il dato era lievemente inferiore al 3% degli aventi diritto.

Ciò nonostante, il risultato del FIT resta molto positivo. Esprime il consolidamento intorno al trotskismo di un ampio settore di avanguardia. Offre la prospettiva di uno sviluppo di un grande partito operaio marxista rivoluzionario, con la possibilità per esso di porsi alla testa delle prossime lotte, che le contraddizioni del "centrosinistra" Kirchnerista, approfondendosi nel quadro della crisi mondiale del capitalismo, certamente favoriranno. Infine costituisce un potente stimolo per la rifondazione della IV Internazionale, con lo sviluppo del trotskismo conseguente, di fronte nche all’ulteriore fallimento delle forze della "sinistra radicale" riformista o semiriformista, incluso quelle di origine "trotskista", che escono distrutte anche dalle elezioni argentine.

A

Jorge Altamira

Partido Obrero

Frente de Izquierda e de los Trabajadores

Cari compagni,

salutiamo l’importante risultato elettorale da voi realizzato nelle elezioni di domenica scorsa. Come abbiamo già scritto dopo il vostro successo alle elezioni primarie di agosto, crediamo che stia iniziando a colmarsi lo iato tra le tradizioni e le capacità combattive del proletariato argentino e il sostegno diretto alla sua avanguardia politica marxista rivoluzionaria, che tante di quelle lotte ha animato.

Il fatto che regole antidemocratiche e, per alcuni aspetti bizzarre, vi abbiano impedito di ottenere una rappresentanza parlamentare è certamente negativo, ma non inficia, a nostro giudizio, il risultato principale che abbiamo indicato.

Pensiamo che esistano oggi le condizioni, a partire dalla vostra grande campagna rivoluzionaria e dai suoi primi risultati, perché si possa avanzare nei prossimi anni nella costruzione di un grande partito operaio e dei lavoratori marxista rivoluzionario che possa essere la direzione futura della lotta di classe e della rivoluzione in Argentina, e che sarà certamente centrale nel grande obbiettivo di realizzare il più rapidamente possibile la rifondazione della Quarta Internazionale, strumento indispensabile della liberazione dell’umanità dalla barbarie del sistema capitalista.

In ogni caso i vostri successi sono di grande sostegno alla nostra lotta di trotskisti conseguenti in Italia, contro l’Unione Europea Capitalista, il governo Berlusconi, il centro sinistra padronale, e la sinistra sedicente "radicale", in realtà variamente riformista e traditrice, come dimostrato dall’appoggio dell’insieme di essa (inclusi i pablisti di "Sinistra Critica") al passato governo borghese di centrosinistra diretto da Prodi.

Viva il Frente de Izquierda e de los Trabajadores

Viva la Rifondazione della IV internazionale

Viva la futura inevitabile rivoluzione socialista in Argentina, in Italia, nel Mondo
p.il Partito Comunista dei Lavoratori

Marco Ferrando

Franco Grisolia

venerdì, ottobre 21, 2011

MARIANO FERREYRA PRESENTE

Il proletariato sta tornando protagonista del nuovo secolo, ma è tornato a scorrere anche il sangue pagato dai militanti rivoluzionari: a migliaia nel mondo arabo, a decine in America Latina, tra cui il nostro compagno Mariano Ferreyra assassinato lo scorso anno dalla burocrazia sindacale.

Il 20 ottobre del 2010, quando apprendemmo dell'uccisione di Mariano, e del ferimento di Elsa Rodriguez fummo travolti da sdegno e dolore.
A un anno di distanza, questo crimine contro la classe operaia internazionale è ancora impunito.
Sapevamo tuttavia che lo Stato borghese con le sue leggi e la sua giustizia non avrebbe fatto nulla contro la squadraccia della burocrazia sindacale peronista.

"Vengar Mariano", è un compito nostro, è un compito della classe operaia internazionale.
La parola d'ordine che ha attraversato le strade di Buenos Aires riecheggia anche in Europa: A Mariano Ferreyra lo vamos a vengar con piquete y la huelga general!

Rifondare la Quarta internazionale è il solo modo per fare giustizia di un intero modello sociale basato su guerra, povertà e sfruttamento.
Il proletariato ha una pazienza infinita, ma anche una memoria prodigiosa. Alla fine nulla resterà impunito.
Mariano Ferreyra presente!
Leggi anche: http://www.pclavoratori.it/files/index.php?c3:o1916

giovedì, ottobre 20, 2011

TUTTI CON GLI OPERAI IN PIAZZA DEL POPOLO, CONTRO FIAT E LEGGI SPECIALI

La manifestazione di domani promossa dalla Fiom in Piazza del Popolo a Roma, è stata caricata dagli avvenimenti di un significato politico generale. Non sarà solo una importantissima manifestazione sindacale contro l'arroganza della Fiat e del padronato. Sarà anche una manifestazione politica per la difesa dei diritti democratici, a partire dal diritto a manifestare liberamente, contro le leggi speciali reazionarie annunciate da Maroni e Di Pietro.
Il PCL sarà presente al fianco della Fiom e dei lavoratori, con il proprio portavoce nazionale Marco Ferrando. E invita alla più ampia partecipazione alla manifestazione.
Il tentativo di usare il pretesto dei “black bloc” per scatenare una stretta repressiva generale può essere battuto solamente dallo sviluppo del movimento di massa, dalla sua unificazione e radicalizzazione, attorno ad un proprio programma indipendente e anticapitalista.
Non è l'ora del ripiegamento. E' l'ora di rilanciare la mobilitazione generale per cacciare un governo reazionario di faccendieri ed evasori e realizzare un'alternativa vera.
La classe operaia, a partire dai metalmeccanici, può e deve porsi alla testa di questa mobilitazione straordinaria. In piena autonomia da un PD confindustriale e da un IDV questurina.

NON C’E’ NIENTE DA CELEBRARE

Oggi 20 Ottobre 2011 il Presidente Napolitano viene a Pisa a benedire i lavori del PIUSS (Piani Integrati di Sviluppo Urbano Sostenibile) e ad inaugurare l’anno accademico.

COME SI FA PER OGNI VISITA MERAMENTE CELEBRATIVA, L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE FA SFOGGIO DELLE PROPRIE VETRINE, DEI NASTRI E DEI LUSTRINI E NASCONDE SOTTO IL TAPPETO QUELLA CHE CONSIDERA SPAZZATURA.

Pisa è una città che investe ingenti risorse in un progetto di sviluppo dettato da confcommercio e lobby dei palazzinari e non è un caso che proprio qualche giorno fa la confcommercio si sia arrogata il diritto di dettare l’agenda politica chiedendo che le logge dei banchi vengano rifiutate ad ogni utilizzo politico. Pisa viene superficialmente ripulita e tirata a lustro quando nei quartieri fuori dal centro l’edilizia popolare è lasciata allo sfacelo e dove le scuole  cadono a pezzi. Gli studenti, universitari e non solo, vedono sempre piu’ ridotti i propri spazi di aggregazione perchè ciò che l’amministrazione di Pisa vuole è che siano rinchiusi nelle loro minuscole camere per cui pagano affitti esorbitanti a consumare e sopravvivere. Lo studente, per l’amministrazione di Pisa, non è che una merce che viene strizzata e munta per quei cinque o sei anni e poi sputata fuori per far spazio a un nuovo carico. L’amministrazione comunale di Pisa ha accolto e avallato come un “ONORE” il progetto di costruzione del piu’ grande HUB militare al servizio della NATO in territorio europeo, che verrà costruito e reso operativo presso l’aereoporto militare dall’Oro di Pisa da cui anche in questi stessi minuti stanno partendo aerei che vanno a portare morte e distruzione in Libia sulle cui macerie si aprirà poi la corsa alla speculazione della ricostruzione.
E’ questo lo sviluppo che vogliono dare al territorio pisano, quello dell’economia e del lucro sulla guerra.

Pisa è una città su cui si riversano tutti gli effetti della grande crisi del capitalismo che banchieri e padroni vogliono scaricare sulle classi piu’ deboli ed in particolare sui lavoratori.
Le aziende in crisi nella provincia pisana si moltiplicano, licenziamenti e cassaintegrazione sono divenuti la normalità
quotidiana insieme ad un precariatò sempre piu’ dilagante in ogni settore. Le condizioni di lavoro peggiorano giorno dopo giorno e al contrario di quello che la retorica di stampa e amministratori vuol far credere, gli infortuni sul lavoro si moltiplicano giorno dopo giorno oltre a un generale peggioramento della salute dei lavoratori e delle lavoratrici, dovuta a turni massacranti per numero di ore e condizioni del posto di lavoro a cui ci si sottomette di fronte al ricatto del licenziamento, della cassa integrazione, della delocalizzazione, della chiusura di fabbriche e aziende, si fanno turni spezzati, figli della cosiddetta “flessibilità”, che comportano un peggioramento netto della qualità della vita e che rendono impossibile anche solo pianificare la spesa per la cena o l’andare a prendere i figli a scuola.


Per tutti questi motivi come Partito comunista dei lavoratori riteniamo che NON CI SIA NIENTE DA CELEBRARE e che anzi ci sia da costruire un’unica grande vertenza generale dei lavoratori e degli studenti, che unifichi le lotte dei lavoratori sparpagliate tra le varie aziende con quelle degli studenti nelle diverse facoltà, una vertenza che possa portare avanti con forza la parola d’ordine che noi NON PAGHEREMO IL DEBITO A BANCHIERI E PADRONI, perchè è un debito che non ci riguarda ma è anzi un cappio che i padroni hanno messo al collo dei lavoratori e delle classi subalterne, e che quindi rifiutiamo conseguentemente la logica che la crisi e il pagamento del debito si risolva attraverso manovre lacrime e sangue che scaricano completamente i costi della crisi sulle spalle dei lavoratori,  una logica condivisa tanto dal centrodestra quanto dal centrosinistra quanto da tutte le istituzioni, compreso il presidente della Repubblica Napolitano, lo stesso Napolitano che si è impegnato in prima persona per vincere i dubbi del governo Berlusconi e trascinare l’Italia nella guerra in Libia e lo stesso Napolitano che si è fatto non solo garante delle manovre che impongono tutti i sacrifici ai lavoratori per salvare banchieri e padroni, ma che si è di fatto posto come cinghia di trasmissione tra le volontà della Banca Centrale Europea e il governo italiano, tanto questo quanto il prossimo.
NOI IL DEBITO NON LO PAGHIAMO