lunedì, ottobre 25, 2010

DALLA PARTE DELLA RIVOLTA DI TERZIGNO

La rivolta popolare di Terzigno contro la politica delle discariche ha il pieno e attivo sostegno del Partito comunista dei lavoratori. 

Per decenni le aziende del nord, la camorra, i comitati d’affari locali – protetti e rappresentati da tutti i governi e da tutte le giunte-  hanno usato le terre del Sud, ed in particolare della Campania, come discarica di rifiuti tossici.Facendo oltretutto della stessa “emergenza rifiuti” una nuova fonte di business, corruzione, malaffare. 

Ora un governo reazionario, ridicolizzato dal fallimento delle sue promesse, vorrebbe piegare con la forza militare la ribellione popolare alle discariche. Il PCL rivendica apertamente il diritto di autodifesa popolare e di massa contro l’aggressione poliziesca e le minacce del ministro Maroni ; impegna le proprie strutture territoriali in Campania a sostenere la resistenza popolare; chiede a tutte le sinistre politiche e sociali di mobilitarsi, non solo a parole, al fianco del popolo di Terzigno e Boscoreale.
Il fallimento dei governi in materia di rifiuti è strettamente legato al dominio degli interessi capitalistici. Gli ultimi 5 anni in Campania sono eloquenti. Prima il connubio Prodi- DeGennaro con l’appoggio di tutte le sinistre), poi quello Berlusconi- Bertolaso, hanno operato le stesse scelte di fondo: privatizzazione progressiva della raccolta dei rifiuti urbani, attraverso l’unificazione dei consorzi e l’accollamento dei loro debiti alle Province; conseguente smantellamento delle stesse basi di una reale raccolta differenziataminata parallelamente dal sistematico taglio dei fondi ai Comuni; rinuncia all’ utilizzo degli impianti di trattamento meccanico biologico dei rifiuti, per servire il gruppo Impregilo, unicamente interessato agli incentivi pubblici per la combustione ( nociva e fallita) di rifiuti indifferenziati; aumento delle discariche per imboscare rifiuti non trattati, sottraendoli agli sguardi indiscreti, e gridando al “miracolo”. 

Questa operazione truffaldina ha incontrato sulla sua strada un inconveniente: la ribellione popolare. Quella che ora si vuole intimidire con polizia ed esercito.
La soluzione ecologica della questione rifiuti è inseparabile da una battaglia anticapitalistica mirata a riorganizzare l’economia e la società. Un piano di abbattimento verticale del volume dei rifiuti; di promozione capillare di una vera raccolta differenziata generalizzata; di utilizzo di rifiuti riciclabili; di recupero di energia da ciò che non si può riciclare; di combustione delle frazioni residue in impianti che non siano inceneritori, è perfettamente possibile da un punto di vista tecnologico. Ma richiede un controllo interamente pubblico del ciclo dei rifiuti; un investimento pubblico, sotto controllo popolare, pagato dai grandi profitti e dalle grandi rendite; l’esproprio senza indennizzo dei terreni delle discariche per procedere alla loro bonifica; una riorganizzazione ecologica della produzione: un progetto complessivamente incompatibile col dominio degli industriali e dei banchieri. Per questo solo un governo dei lavoratori, e una riorganizzazione socialista dell’economia, possono andare al fondo della questione rifiuti. Porre questa prospettiva nel movimento di resistenza alle discariche, e più in generale nel movimento operaio e ambientalista, è il compito del Partito Comunista dei Lavoratori

sabato, ottobre 23, 2010

Assassinato un compagno del Partido Obrero argentino.

“ Le nostre bandiere oggi sono a lutto, pagheranno caro, pagheranno tutto “
Maryano Ferreyra
Una squadraccia armata del sindacalismo peronista spara contro una manifestazione di operai ferroviari uccidendo un militante del PO, ferendone in maniera gravissima un'altra e colpendo altri lavoratori.

Mercoledì scorso, 20 ottobre, il compagno Mariano Ferreyra, militante di 23 anni del nostro partito fratello in Argentina, il Partido Obrero, è stato vigliaccamente assassinato.

Il compagno partecipava ad una manifestazione di alcune centinaia di operai della manutenzione ferroviaria della stazione di Avellaneda, una importante città operaia alla periferia di Buenos Aires, terziarizzati tempo fa con l’accordo della burocrazia dirigente peronista del sindacato di categoria (Union Ferroviaria, appartenente alla confederazione maggioritaria CGT). In particolare chiedevano la riassunzione di 100 operai licenziati e il reintregro di tutti nell’azienda madre.



Una numerosa squadraccia di 120 persone, appartenenti alla struttura burocratica del sindacato e alla “Gioventù Sindacale Peronista”, si è contrapposai al corteo. La polizia che divideva i due fronti si è improvvisamente aperta lasciando passare due degli squadristi che hanno aperto il fuoco colpendo a morte Mariano e ferendo altri manifestanti. La più grave é la compagna Elsa Rodriguez, ugualmente militante del PO, che si trova in coma.



La Union Ferroviaria, così come la CGT e la Gioventù Sindacale Peronista, sono sostenitori del governo “progressista” di Cristina Kirchner, il che la dice lunga sul carattere sociale e politico di tale governo e di altri simili in America Latina.

In particolare è significativo il ruolo della famigerata “Gioventù Sindacale Peronista”. Negli anni ’70, espressione della destra peronista, fu una delle colonne della segreta (non al governo e alla polizia però) “Triple A” (Alleanza Anticomunista Argentina), colpevole dell’assassinio di centinaia di militanti di sinistra e sindacalisti classisti. Oggi sostiene la “peronista di sinistra” Cristina Kirchner , ma l’odio anticomunista e anticlassista e i metodi fascisti restano uguali.

Non a caso la presidente della Repubblica ha pubblicamente polemizzato con i lavoratori in lotta e i compagni di Mariano, invece che con i suoi assassini. Che la burocrazia sindacale reazionaria e venduta, agente del governo, ricorra a metodi criminali così aperti, come i peronisti non usavano da molti anni, è sintomo evidente dell’ascesa della lotta di classe in Argentina e del timore che essa ingenera nel padronato , nel governo e nei loro corrotti servi.



La reazione al crimine operaio è stata rapida e ampia. La confederazione sindacale “democratico -riformista” CTA ha proclamato uno sciopero generale nazionale di protesta. A Buenos Aires decine di migliaia di persone sono scese in piazza, all’appello del PO, di altre organizzazioni politiche di sinistra, della CTA e di moltissime associazioni e strutture democratiche, dando vita, nel centro della città ad una grande manifestazione. Altre manifestazioni si sono svolte nelle altre città argentina.



Salutiamo commossi la memoria di Mariano, esprimiamo i nostri calorosi auspici che Elsa possa salvarsi, ci sentiamo più che vicini alla lotta dei nostri compagni e fratelli di classe argenti.



Giudizio e castigo per i colpevoli.



Mariano è vivo e lotta insieme a noi, le nostre idee non moriranno mai



Alleghiamo qui il messaggio di cordoglio che abbiamo inviato al Partido Obrero.



E’ con profondo sdegno e dolore che abbiamo appreso l’assassinio del compagno Mariano Ferreyra e il ferimento della compagna Elsa Rodriguez e di altri lavoratori delle ferrovie da parte di una squadraccia della burocrazia sindacale peronista, legata al governo kirchnerista.

Il nome di Mariano si aggiunge al lungo elenco dei martiri della Quarta Internazionale, caduti nella lotta per la rivoluzione socialista, vittime in particolare degli agenti controrivoluzionari al servizio della borghesia nel movimento operaio politico o sindacale.

La vigliacca azione della squadraccia della già tristemente famosa “gioventù sindacale peronista” esprime la paura dei nemici della classe operaia nei confronti dell’ascesa della sua lotta.

Mentre inchiniamo le nostre bandiere alla memoria del compagno assassinato, siamo certi che il suo sacrificio non sarà stato vano, ma un doloroso e tragico tassello nel lungo percorso della liberazione del proletariato.



“ Le nostre bandiere oggi sono a lutto, pagheranno caro, pagheranno tutto “

PIENO SOSTEGNO AL MOVIMENTO DI MASSA IN FRANCIA

Nel silenzio delle sinistre italiane, un grande movimento di massa sta scuotendo la Francia. Questo movimento merita il sostegno attivo di tutto il movimento operaio italiano. Milioni di lavoratori e di giovani francesi hanno intrapreso di fatto una mobilitazione prolungata, nelle strade e nelle piazze, per piegare Sarkosy, a difesa dei propri diritti: ricorrendo al blocco ad oltranza di servizi pubblici, raffinerie, strutture aeroportuali. Proprio la radicalità della mobilitazione le ha attratto la dichiarata simpatia dell’opinione pubblica francese, a fronte di un governo sempre più impopolare. E’ impossibile prevedere se l’esito dello scontro sarà vincente ,come nel 95 e nel 2006. Ma di certo la mobilitazione in atto in Francia rappresenta un’indicazione esemplare per i lavoratori e i giovani italiani, tanto più dopo la grande manifestazione del 16 Ottobre.  E’ il momento di dire:”Fare come in Francia”.

Vendola: la replica del bertinottismo

Nichi Vendola riprende lo spartito di Fausto Bertinotti: la retorica immaginifica a beneficio del popolo, l’alleanza di governo col PD in offerta ai poteri forti. La poesia e la prosa. L’unica differenza è che Vendola ambisce alla guida del governo della settima potenza capitalista del mondo, non si accontenta di onorificenze istituzionali. Le aperture di Vendola alla UDC e la sua “condanna” delle contestazioni operaie alla CISL sono solo l’antipasto della prospettiva politica prescelta: l’ennesima subordinazione del movimento operaio alla concertazione con Confindustria e alla logica dei sacrifici. E’ il sentiero fallimentare del centrosinistra, che per due volte ci ha riconsegnato Berlusconi.   A Vendola, a SEL, a tutte le sinistre politiche e sociali, proponiamo una prospettiva esattamente opposta: quella della rottura col PD e la UDC, e l’unità nell’azione di massa per un’alternativa anticapitalista; che cacci assieme a Berlusconi le classi dirigenti del Paese.

lunedì, ottobre 18, 2010

IL 23 OTTOBRE A LIVORNO MANIFESTAZIONE CONTRO LA GUERRA



ORA BASTA. SU LA TESTA

Basta tagli alla scuola e al sociale. Basta spese militari e parate nostalgiche come quella di El Alamein. Basta criminalizzare il dissenso operaio.

Sabato 23 ottobre ci sarà come ogni anno a Livorno la parata militare dei nostalgici di El Alamein con corredato il solito sfoggio di armi da guerra e strumenti di morte alla Rotonda d’Ardenza.
Tutto ciò in una fase in cui la situazione economica e le scelte del governo stanno distruggendo la vita delle fasce più deboli e più povere della popolazione. L’attacco alla scuola pubblica e agli operai metalmeccanici sono solo la punta dell’iceberg.Nella scuola miliardi di euro di tagli causano la perdita di posti di lavoro, classi sempre più numerose, edifici scolastici sempre meno sicuri, percorsi di studio sempre meno completi e sempre più asserviti agli interessi del governo e dei padroni. Nel mondo del lavoro, mentre chiudono le fabbriche e gli operai sono ricattati dal “modello Pomigliano”. Il mondo politico non trova di meglio che chiamarli terroristi mentre il Parlamento si arresta a far passare la legge sul “collegato lavoro” che abolisce di fatto per via indiretta l’articolo 18.

Ci dicono che mancano i soldi, ma i soldi ci sono! In 3 anni infatti sono stati spesi 29 miliardi di euro per acquistare cacciabombardieri F-35 e altri aerei ed elicotteri da guerra.

In una tale situazione i poteri forti e le istituzioni hanno deciso di marciare insieme cercando di reprimere ogni dissenso, sia esso contro la guerra e le pazzesche spese militari che si porta dietro, sia esso contro il golpe di Cisl e Uil insieme a Federmeccanica sul contratto dei metalmeccanici. E ciò è ancora più accentuato in quelle realtà, come Livorno, dove la crisi picchia duro. Lo dimostra le strumentalizzazioni portate avanti dopo i fischi della curva nord nei minuti di raccoglimento per i soldati morti in Afghanistan come il violento attacco subito dagli operai che hanno protestato con un lancio di uova davanti a Confindustria e alla Cisl. La risposta del sindaco in prima persona è stata chiara: condanna e scomunica politica per tutti coloro che non sono allineati a fronte di una rinnovata strategia comune con Folgore e soprattutto con Confindustria, come dimostra anche l’assecondamento agli industriali con la discarica del Limoncino e il secondo rigassificatore di Rosignano.
La parata nostalgica organizzata dalla Brigata Paracadutisti Folgore per il 23 ottobre oltre a commemorare la guerra nazifascista, sarà la celebrazione della rapina quotidiana nei confronti dei lavoratori, degli studenti, e delle fasce più deboli della popolazione.

Una assemblea composta da organizzazioni politiche, sindacali e associazioni che quotidianamente operano nel mondo del lavoro, della scuola e della socialità si è riunita mercoledì 6 ottobre ed ha deciso di organizzare un corteo cittadino per sabato 23 ottobre. Una manifestazione che possa dare una risposta decisa a questi ultimi eventi.
Invitiamo lavoratori, studenti, precari, pacifisti e tutti coloro che si sono stancati di pagare la crisi a fronte di sperperi militari e aumento dei profitti di pochi, a scendere in piazza insieme a noi

23 OTTOBRE CORTEO PIAZZA GARIBALDI – ORE 15:30

IL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI ADERISCE AL COMITATO PROMOTORE

ROMA 16\10 MANIFESTAZIONE FIOM: Intervista a Marco Ferrando

venerdì, ottobre 15, 2010

NO AI CIE SENZA SE E SENZA MA

Il recente teatrino della discussione della mozione sui CIE presentata da SEL e PRC e rifiutato a larga maggioranza dal consiglio comunale dimostra ancora una volta di piu' come tanto il centrosinistra quanto le sinistre cosiddette radicali (Federazione della sinistra e SEL) siano ormai schierate sulla completa accettazione di politiche xenofobe, razziste e repressive.
La mozione chiedeva al consiglio comunale di prendere posizione contro la possibilità di creare un CIE nel territorio pisano a partire dal presupposto che il governo si era dimostrato indisponibile ad accettare la proposta del governo regionale toscano della giunta Rossi (di cui fa parte anche il PRC che ha firmato il documento per il modello toscano di CIE insieme al PD) a costruire un CIE "buono", un CIE "alternativo" che seguisse i dettami di un fantomatico modello toscano.
Come sezione di Pisa del Partito comunista dei lavoratori cogliamo l'occasione per sgomberare il campo da ogni possibile fraintendimento.
Non esistono CIE buoni.
Non è possibile modificare la sostanza dei Centri di identificazione ed espulsione semplicemente riducendone le dimensioni e sforzandosi di migliorarne le condizoni di vita interne, che ad oggi sono tremende in tutti i CIE esistenti.
Il CIE è uno strumento di internamento e detenzione di individui colti semplicemente in fragranza di un reato amministrativo, colpevoli di non avere il permesso di soggiorno o di averlo scaduto. E' bene sottolineare che in un gran numero di casi il permesso di soggiorno scaduto di questi immigrati è dovuto al fatto di aver perso il lavoro in seguito alla crisi, essendo di fatto i soggetti piu' facilmente ricattabili ed i primi ad essere colpiti quando si tratta di stringere la cinghia.
Il fatto che il governo abbia istituito il reato di clandestinità, non significa che tutti i clandestini diventino automaticamente dei criminali ed infatti molto spesso il clandestino non è altro che un onesto lavoratore che, licenziato e senza la possibilità di recuperare un nuovo posto di lavoro a causa della crisi, si è trovato col permesso di soggiorno scaduto.
Come sezione di Pisa del Partito comunista dei lavoratori ci preme ribadire ancora una volta e con energia che l'istituzione dei CIE non servirà assolutamente ad aumentare la sicurezza dei cittadini italiani, ma servirà in primo luogo a criminalizzare i migranti, favorendo l'erronea equivalenza che ogni immigrato è un criminale in quanto clandestino e creando consenso intorno a politiche xenofobe, razziste e repressive.
Servirà inoltre a favorire le speculazioni degli enti gestori a cui i CIE vengono affidati (è di pochi giorni fa la notizia che Maroni vuole affidare progressivamente la gestione di tutti i CIE alla Croce Rossa) e che ricevono in media 70 euro a detenuto al giorno.
Servirà inoltre come ennesimo strumento di istigazione alla lotta tra poveri, facendo credere ai lavoratori italiani che la soluzione di tutti i loro problemi è la cacciata dei lavoratori migranti.
Non puo' esistere un CIE buono.
L'unico CIE buono è quello chiuso.

Partito comunista dei lavoratori, sezione di Pisa

lunedì, ottobre 11, 2010

LA SINISTRA ROMPA CON I PARTITI DELLA GUERRA

L’ennesima recita del cordoglio istituzionale per la morte dei militari in Afghanistan è -quella sì – sciacallaggio ipocrita. Governo e PD, uniti nel sostegno alla missione di guerra, sono i responsabili politici e morali delle sue vittime: incluse le migliaia di uomini, donne, bambini afghani sepolti nei propri villaggi dai bombardamenti “democratici” dell’Occidente. Colpisce, in questo quadro, la spudoratezza di Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto: che oggi denunciano sdegnati quella “guerra sporca” che votarono per ben due anni quando stavano al governo; mentre continuano a rivendicare l”alleanza democratica”col PD, sostenitore della guerra. Basta ipocrisie: le sinistre politiche e sindacali rompano con tutti i partiti della guerra e si battano per il ritiro immediato delle truppe. Il PCL porterà questa rivendicazione nella manifestazione nazionale del 16 Ottobre .

giovedì, ottobre 07, 2010

Le uova alla CISL Livorno vista da un operaio

FONTE: SENZASOSTE 
http://www.senzasoste.it/
Pubblichiamo un intervento inviatoci da un operaio di una fabbrica della componentistica auto e iscritto Fiom. Come sempre garantiamo l'anonimato ai lavoratori che vogliono parlare direttamente senza aver bisogno del filtro di qualche sindacalista pompiere di professione. E ora più che mai garantiamo l'anonimato in un clima da caccia alle streghe e di parole usate a sproposito come squadrismo e terrorismo. Un intervento che spiega bene sia le motivazioni politiche che lo stato d'animo che hanno portato un gruppo di operai a manifestare dopo il corteo sotto la sede della Cisl. Lo ringraziamo per aver scelto il nostro sito per esprimere un punto di vista che tra l'altro noi condividiamo in pieno. red. 6 ottobre 2010
L'intervento
operaiIn quanto presente alla manifestazione di venerdi 1° ottobre volevo spendere due parole sui fatti accaduti.
Partiamo dall’ inizio: alle ore 10 è partita la manifestazione di protesta contro l’ipotesi di contratto sottoscritta da Federmeccanica con Cisl e Uil (peraltro sindacati di minoranza) del settore metalmeccanico, che annullerebbe il già presente contratto sottoscritto da Cgil, Cisl e Uil, fatto che ritengo grave e poco democratico.
Tra l’ altro, all’ interno del corteo, sono presenti anche diversi iscritti alla Cisl e alla Uil, cosa che speriamo faccia riflettere le stesse sigle.
Il corteo si svolge per le vie del centro città tra slogan ironici e cori di rabbia contro il contratto, con all’interno varie realtà lavorative tra le quali, Inalfa, ennesima fabbrica prossima alla chiusura, Trw, Pierburg, Intier, Cantiere e Magna ecc… tutto nella massima tranquillità fino ad arrivare fin sotto Confindustria dove è scoppiata la protesta dei lavoratori con cori e lancio di uova, ma senza nessun momento di tensione.
Dopo una mezz’ora la manifestazione si è sciolta ed un gruppo di lavoratori ha deciso di andare a mostrare il proprio dissenso e la propria rabbia sotto la sede della Cisl locale. Anche lì cori e qualche insulto, poi il lancio di qualche uovo (e non di sassi come dichiarano loro), e il colpo di scena che rivela la difficoltà della Cisl a spiegare loro presa di posizione.
Entro nel merito: in queste situazioni una confederazione seria abbassa le serrande ed incassa la contestazione, magari si può anche interrogare sul perché i lavoratori siano cosi arrabbiati con loro, e invece no: si spalancano le serrande e a seguire le finestre dove si affacciano impiegate ed impiegati che cominciano ad insultare i manifestanti (magari lavoratori con 5/6 mesi di cassaintegrazione sulle spalle), quasi a cercare lo scontro. Infatti, dopo poco, un impiegato scende giù in atto provocatorio quasi a dire “avanti, venite”, ma la risposta intelligente di noi operai è stata nell’invitarlo a risalire per non cadere in quel tranello che ci voleva strumentalizzare come aggressori.
Eppure ciò è avvenuto lo stesso, e i nostri accusatori, oltretutto, non erano neanche presenti né ai fatti né alla manifestazione.
Tantissimi i nostri detrattori: Cisl, Sindaco, Pres. della Provincia, Pres. della Regione, Pd, Pdl ecc…….
Che dire a personaggi come Cerza e Pardini (segr. Cisl) che ci definiscono SQUADRISTI o BRIGATE ROSSE? Solo poche parole, anzi un consiglio: ripassate la storia dell’Italia. Perché gli SQUADRISTI e le BRIGATE ROSSE che loro tirano in ballo, con le uova potevano farci una bella frittata (come sta per altro facendo la loro sigla sindacale), non usavano certo le uova come arma di attacco!
Li invito ad interrogarsi sul loro operato nei nostri confronti.
Poi in questi casi non manca mai la lamentela dei vari Taradash, Tamburini e company che non fanno altro che dire che non possono fare politica a Livorno perché vengono sempre ostacolati (se pensassero al bene comune di tutti i cittadini anziché cercare di creare sempre più insicurezza e allarmismo tra i cittadini, forse avrebbero anche più seguito). Taradash, probabilmente, non sapeva neanche per cosa stavamo manifestando, visto che dichiara che siamo gli stessi che hanno contestato lui e il suo partito (peraltro giustamente, nell’ennesimo tentativo di strumentalizzazione per i fatti di Via dei Mulini): noi siamo solo operai che non ce la fanno più a sopportare tutti gli abusi che ci sono stati fatti nel corso degli anni lavorativi.
Arriva puntuale anche il Pd, che dice che gesti come questi indeboliscano le relazioni sindacali.
Beato il Pd che vede i rapporti tra sindacati, perché io vedo calato un bel poker composto da Machionne, Cisl, Uil e Governo che hanno la ferma intenzione di smantellare il settore-auto il più possibile e, quel poco che rimane, ridurlo al modello made in China, con niente pause, niente mutua pagata o quasi, straordinari senza possibilità di rifiutarsi perché comandati dal bellissimo nuovo contratto ecc…..
Se questi, secondo il Pd, sono rapporti sindacali si capisce ben presto perché, in questo momento storico, la “sinistra” italiana non riesce a far fuori una volta per tutte questo Governo arrogante e volgare che tutto il mondo ci sbeffeggia.
Arriviamo alle istituzioni: posso capire che, in quanto tali, non possono far altro che condannare il lancio di uova e cercare di riportare la calma per arrivare ad un dialogo tra le parti (cosa che peraltro, in alcune realtà lavorative, è anche già successa, con raccolta-firme per chiedere a Cisl e Uil  un’assemblea unitaria, sempre negata dalle sigle suddette), però non sarebbe stato male se almeno un elemento dell’amministrazione comunale fosse venuto a portarci la loro solidarietà.
Dico questo perché loro purtroppo sanno meglio di chiunque altro l’aria di paura e disperazione che si respira nelle nostre fabbriche.
Perché loro, in prima persona, hanno dovuto (causa il ruolo che ricoprono) affrontare tantissimi tavoli con le multinazionali ed i sindacati per far si che non si perdessero ancora posti di lavoro, quindi, magari, anche a noi avrebbe fatto piacere vederli al nostro fianco sempre, e non solo quando siamo sotto le elezioni.
E ora arriva la nota più dolente: segr.Cgil Strazzullo e segr.Fiom Pedini, può anche essere giusto portare la solidarietà alla Cisl, ma, definire IMBECILLI, CRETINI (come appare sui giornali locali) gli operai, che in qualche modo vi danno lo stipendio, con la quota mensile trattenuta dalle buste paga, mi sembra un fatto gravissimo. E non finisce qui, addirittura dire che i contestatori non c’entrano niente con Cgil e Fiom e che non sono loro iscritti, dopo che  le persone che sono andate a contestare, prima, erano sotto Confindustria (quindi alla stessa manifestazione), mi sembra ancora più grave.
Io, da loro, mi sarei aspettato una smentita di quelle offese sulla stessa stampa (che non è arrivata e quindi lascia pensare che realmente ci siano state) ed una dura presa di posizione nei confronti della Cisl affinché si andasse verso un nuovo confronto a livello nazionale per cercare di fermare questa barbarie che i loro iscritti (e non solo!) stanno subendo, facendoli capire che, per guadagnarsi i diritti in passato, i lavoratori ci hanno rimesso anche la pelle e non basta il primo Marchionne che viene per venderli!
Chiudo spiegando a questi signori che noi scendiamo in piazza e ci arrabbiamo solo perché pretendiamo e vogliamo che sia fatto come si prevede in DEMOCRAZIA (parola che a loro piace tanto usare ma poi o fai come dicono loro o si fa festa): questo pseudo-contratto deve essere messo al voto con un referendum tra tutti gli operai, perchè siamo noi che dobbiamo decidere il nostro futuro, non chi sta dietro le scrivanie e guadagna cifre da spavento.
Chiediamo solo quello che ci spetta: in piazza scendono persone che hanno un cervello e una dignità, che sanno l’importanza che ha il lavoro svolto quotidianamente, che è fondamentale per un normale e legittimo svolgimento della vita loro e delle proprie famiglie. Oltretutto molti di noi sono anche già usurati per i ritmi alti del lavoro che hanno svolto nel corso degli anni nelle rispettive realtà lavorative: con questo nuovo pseudo-contratto i ritmi saranno destinati a salire, tutto ciò è paradossale ma purtroppo è la dura e cruda verità.
Un ringraziamento particolare a tutti quelli che ci sono stati vicini e che ci hanno espresso la loro solidarietà, ed un invito ai nostri rappresentanti sindacali: prendete esempio da Giorgio Cremaschi, ex Segretario Nazionale Cgil-Fiom!
NOI NON MOLLEREMO: I DIRITTI DEI LAVORATORI NON SI TOCCANO, NE’ ORA NE’ MAI!!!!!!
Una tuta blu

E’ scomparso il compagno Tiziano Bagarolo

E’ con grandissimo dolore che informiamo i compagni e le compagne del partito, i/le suoi/e simpatizzanti e tutti i compagni e la compagne che seguono la nostra attività, della repentina, inaspettata e assolutamente precoce scomparsa del compagno Tiziano Bagarolo, membro della Direzione del PCL e validissimo teorico marxista, in particolare, ma certamente non solo, sul terreno della questione ambientale.



Il compagno Tiziano è morto a causa di quella che è stata diagnosticata come un’ipertrofia cardiaca, poco dopo essersi sentito male in un supermercato ed essere stato ricoverato d’urgenza in un ospedale di Milano, nella mattina di mercoledì 29 settembre. Incredibili intoppi burocratici hanno fatto sì che i parenti di Tiziano, che vivono nel Veneto e in Friuli, e tramite loro noi, siamo stati informati solo oggi del decesso.

E’ una grave colpo per il nostro partito e per il Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale.



Ritorneremo più ampiamente sulla figura di Tiziano Bagarolo, sulla sua militanza e il suo contributo al marxismo, limitandoci qui ad una prima esposizione.



Nato 54 anni fa in una famiglia proletaria della provincia di Pordenone, Tiziano si accostò giovanissimo al marxismo rivoluzionario, aderendo in Friuli alla gruppo locale dei Gruppi Comunisti Rivoluzionari (GCR), l’allora sezione Italiana del Segretariato Unificato della Quarta Internazionale. Fin da allora sviluppò, con altri compagni, posizioni critiche rispetto all’adattamento dei GCR alle forze centriste e movimentiste allora imperanti nell’estrema sinistra. Dopo la crisi di tale sinistre con il 1977, che si riverberò sui GCR, Tiziano fu uno dei protagonisti della loro ricostruzione come Lega Comunista Rivoluzionaria. Si trasferì allora a Milano, diventando funzionario dell’organizzazione, componente del suo Ufficio Politico e, per un periodo abbastanza lungo, direttore del suo giornale quindicinale Bandiera Rossa. Gli impegni di funzionario gli impedirono di completare gli studi universitari classici alla statale di Milano, in cui pure eccelleva. Terminato l’impegno gravoso e sottopagato di funzionario, pur restando dirigente nazionale della LCR, Tiziano trovò lavoro come istitutore presso il Convitto Longoni di Milano, struttura pubblica di insegnamento con annesso collegio. A questo suo lavoro dedicò, per circa 25 anni, tanta parte del suo impegno, in un rapporto umano ed educativo profondo con i suoi allievi.

Nell’attività politica Tiziano fu sempre sia un militante che un teorico, che passava dal volantinaggio mattutino davanti ad una fabbrica ad un saggio di analisi dell’AntiDhuring di Engels o dalla vendita del giornale di partito in una manifestazione ad una disamina delle più recenti teorie sull’evoluzione o sull’ambiente. Su questo tema particolare divenne un profondissimo teorico marxista, certo il migliore in Italia (e non solo), sapendo sempre combinare interesse a e attenzione alle novità analitiche e scientifiche e fermezza del metodo e del progetto marxista.

Questo si può vedere nel volume “Marxismo ed ecologia”, pubblicato dalle Nuove Edizioni Internazionali negli anni ’80, che pur nel suo grande significato non rappresenta che una piccola parte del contributo di Tiziano. Contributo che si esprimeva anche su una importante e raffinata rivista storico-teorica, indipendente nel quadro della sinistra, intitolata “GIANO” di cui egli fu a lungo componente del comitato di redazione.

La sua coerenza di marxista rivoluzionari trotskysta lo spinse, di fronte al processo della nascita di Rifondazione Comunista, ad unirsi al nucleo della precedente Lega Operaia Rivoluzionaria (confluita nella LCR nel 1984 e da allora sua minoranza di sinistra) ed ad altri pochi compagni, per difendere la prospettiva di un ingresso in tale partito riformista di sinistra, finalizzato alla costruzione nel tempo, per rottura organizzativa da tale forza, di un vero partito operaio marxista rivoluzionario; ciò in contrasto con la maggioranza della LCR (diventata nel frattempo Associazione Quarta Internazionale- AQI), che concepiva il futuro della sua azione in termini di pressione politica sui dirigenti riformisti apparentemente più radicali, sperando in una evoluzione sostanzialmente spontanea del PRC.

Furono quindi gli anni prima della Tendenza Leninista dell’AQI, poi, con la separazione da quest’ultima, della rivista Proposta e dei/lle compagni/e organizzati intorno ad essa, infine dell’Associazione Marxista Rivoluzionaria (AMR).

Di Proposta Tiziano fu al contempo direttore politico, redattore capo e grafico, utilizzando anche su questo terreno le sue peculiari capacità.

Dell’AMR Tiziano fu, per quasi tutto il suo percorso, componente della segreteria nazionale, contribuendo in maniera significativa alla elaborazione della sua linea politica, che certo portò ad alcuni significativi successi (basti pensare che quando il PCL nacque, nonostante alcune traversie finali dell’AMR, aveva più di 10 volte il numero di militanti del nucleo iniziale raccoltosi, in rottura con l’AQI, intorno alla rivista Proposta).

Su Proposta Tiziano Bagarolo scrisse moltissimi articoli di grande valore politico e teorico. Ci permettiamo di ricordarne solo tre. Una analisi storica dell’esperienza dell’”Unidad Popular” di Allende in Cile e della sua tragica sconfitta nei primi anni ’70 e, collegato ad esso, una storia del MIR, la principale organizzazione, centrista, dell’estrema sinistra cilena in quegli anni (i due testi sono stati recentemente ripubblicati in opuscolo dalla nostra sezione di Firenze) e un saggio sulla questione ecologica nella rivoluzione russa, eccezionale nella informazione e nell’analisi di una pagina nascosta della storia, cioè la battaglia ambientalista di Lenin e dei bolscevichi al potere (distrutta dal successivo falso efficentismo dello stalinismo).

La nascita del PCL fu il coronamento della battaglia politica pluridecennale di Tiziano. E anche se aveva scelto di avere un ruolo leggermente meno prominente che negli anni di Proposta o dell’AMR, Tiziano ne restava sempre uno dei principali dirigenti, come componente della sua direzione nazionale ed animatore di tante battaglie particolari , ma centrali, come, ultimamente, quella dei referendum in difesa del carattere pubblico dell’acqua.

Né mancò mai a Tiziano l’aspetto dell’impegno non solo internazionalista, ma anche internazionale.

Così negli anni ’90 fu delegato alle conferenze internazionali della Opposizione Trotskista Internazionale (OTI) cui l’AMR aderiva; e, al momento della confluenza politico-organizzativa che diede vita al Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale (CRQI), Tiziano fu uno dei delegati al suo congresso costitutivo, svoltosi a Buenos Aires nel 2004.

Moltissimo altro ci sarebbe da dire su Tiziano. Ci limitiamo ad aggiungere solo che le capacità e la correttezza di Tiziano gli hanno procurato il rispetto e la sima non solo di tutti i/le militanti e gli/le iscritti/e al PCL, ma dei compagni e compagne di tutta la variegata sinistra che lo ha conosciuto.

Da atei militanti, come era ovviamente Tiziano, sappiamo che la morte rappresenta un punto finale e che non vi è nulla per qualsiasi essere umano oltre ad essa.

Oggi noi siamo a lutto per quello che abbiamo perso, come persone e come partito, con la scomparso del compagno Tiziano Bagarolo. Su alcuni terreni sarà assolutamente insostituibile.

Noi inchiniamo le nostre bandiere a lutto, ne preserveremo la memoria e l’importante contributo al marxismo, e saremo fedeli al metodo politico, di fermezza sui principi e flessibilità nella tattica per realizzare le condizioni della rivoluzione socialista, che Tiziano ha contribuito a dare al nostro partito.



Comitato Esecutivo del Partito Comunista dei Lavoratori


I funerali di Tiziano si svolgeranno, in forma strettamente familiare, in Friuli. A Milano lo saluteremo al momento della partenza del feretro per Pordenone. Al momento, in attesa di alcune decisioni dei familiari, non siamo ancora in grado di indicare luogo, giorno ed ora precisa. Appena possibile, presumibilmente nella giornata di domani, giovedì, invieremo la comunicazione precisa.

mercoledì, ottobre 06, 2010

EPIFANI VA A CANOSSA, COL PLAUSO DI CONFINDUSTRIA E PD. PERCHE’ TACCIONO LE SINISTRE “RADICALI”?

Il grande tavolo di concertazione tra industriali, banchieri e sindacati non promette nulla di buono per i lavoratori. Il suo scopo è coinvolgere la Cgil nello smantellamento progressivo del contratto nazionale di lavoro, per isolare e colpire la Fiom. L’ accettazione di questo terreno negoziale da parte dei vertici Cgil- dietro la copertura propagandistica di qualche richiesta fiscale- è un fatto grave. Capisco il plauso unanime alla ritrovata concertazione da parte di Confindustria e Partito Democratico, anche in funzione di una prospettiva politica di alternanza. Colpisce invece il silenzio delle sinistre cosiddette “radicali”, tanto più alla vigilia della manifestazione del 16 Ottobre. Si teme che attaccando Epifani si possa compromettere l’alleanza elettorale col PD? Di certo il PCL sarà alla manifestazione nazionale promossa dalla Fiom con una parola d’ordine inequivoca: nessun patto sociale con Confindustria, si apra una vertenza di lotta generale su una piattaforma indipendente dei lavoratori.

DALLA PARTE DEGLI OPERAI DI TREVIGLIO E DI LIVORNO. CONTRO GLI INSULTI DI GOVERNO, INDUSTRIALI, CISL E PD. …E FUORI DAL BALBETTIO DELLE SINISTRE RIFORMISTE.

Gli operai della Same di Treviglio e i metalmeccanici livornesi hanno espresso, con un’azione di massa, una contestazione salutare della Confindustria e della Cisl. L’accusa di “squadrismo” rivolta da governo, industriali ,Cisl , PD , e purtroppo avallata dalla burocrazia Cgil, è semplicemente ignobile. Tanto più se viene da chi vuole privare la maggioranza dei lavoratori e la Fiom del diritto democratico elementare di decidere del proprio contratto e delle proprie condizioni di vita. La ribellione contro i soprusi e le provocazioni reazionarie appartiene alla storia migliore del movimento operaio italiano: dalla rivolta di massa contro il governo Tambroni alla contestazione della Uil a Piazza Statuto a Torino. I lavoratori della Same e di Livorno hanno semplicemente richiamato, con la propria azione, quella tradizione. E con ciò hanno dato a tutti i lavoratori un’indicazione esemplare. Solo una ribellione generale dei lavoratori può spezzare la morsa che si va stringendo attorno ai loro diritti. Per questo una generalizzazione degli esempi di Treviglio e Livorno avrebbe un effetto positivo sulla intera dinamica della lotta di classe.

Tanto più in questo quadro, appare desolante il posizionamento assunto sul caso dalle sinistre cosiddette “radicali”. Liberazione, pur respingendo le accuse di “squadrismo”, ha sentito il bisogno di precisare nel suo editoriale che “è certo meglio non farsi trascinare nelle provocazioni, per concentrasi invece sulla manifestazione del 16 Ottobre”. Il Manifesto ha denunciato “il brutto fuori programma” della manifestazione di Livorno “perché di tutto c’era bisogno fuorché di divisioni sindacali”. Incredibile. Ma la “divisione sindacale” non sta forse nel fatto che un sindacato minoritario, filopadronale e filogovernativo, ha espropriato la Fiom e i lavoratori dei propri diritti, pur di assecondare il nuovo corso di Marchionne? E perché contrapporre la manifestazione del 16 Ottobre alle azioni dirette dei lavoratori contro Cisl e Confindustria? La manifestazione del 16 ottobre deve diventare un volano di generalizzazione dell’azione di massa prolungata contro padronato e governo, oppure deve ridursi all’ennesimo fatto simbolico e dimostrativo?
In realtà le sinistre riformiste temono che un ingovernabilità del conflitto sociale possa turbare l’alleanza democratica col PD in vista delle elezioni. Il PCL invece porterà in piazza il 16 Ottobre una domanda di svolta radicale del movimento operaio, sulle tracce di Treviglio e di Livorno, in direzione di un’aperta rivolta sociale.

sabato, ottobre 02, 2010

TESTIMONI A SORPRESA SMANTELLANO L'ACCUSA AGLI ANTIFASCISTI PER I FATTI DI PISTOIA

da Senzasoste:
Ci si attendeva la sentenza, l’atto finale di un lungo processo che vede ancora indagate 6 persone per i noti fatti di Pistoia. Alla fine il giudice ha rimandato le parti al 19 novembre, ma la giornata di oggi sarà comunque ricordata nelle memorie processuali e probabilmente risulterà decisiva ai fini della sentenza. La mattinata si è aperta con l’intervento di uno degli imputati livornesi, a cui la corte ha permesso la lettura di un lungo intervento. L’imputato ha ripercorso l’intera vicenda personale, non mancando di sottolineare, per la prima volta in aula, la propria amarezza per essersi trovato, assieme agli altri imputati, vittima di una “rappresaglia” politica ad opera di coloro che hanno condotto le indagini ai danni di persone estranei ai fatti che stavano partecipando a una riunione contro la legge sulle ronde, seguita da “un preoccupante meccanismo inquisitorio in cui il principio fondamentale dell’onere della prova da parte di chi accusa è venuto meno più e più volte ed essere dunque “costretti a cercare affannosamente le prove della propria innocenza”.

Poi è stato presentato il dossier che rivela in maniera articolata i legami esistenti tra agenti della Questura di Pistoia e militanti di Casapound. Alla fine dell’intervento c’è stata la mossa a sorpresa della difesa, che come anticipato, ha segnato profondamente la giornata di oggi. E’ stato invitato a testimoniare un fotografo del Tirreno di Pistoia, che insieme ad un altro fotografo e due giornalisti, l’11 ottobre, fu inviato sul luogo dei danneggiamenti come inviato redazionale. Il fotografo ha dichiarato di essere rimasto sorpreso dalla testimonianza di Marco Lucarelli, pizzaiolo e teste chiave dell’accusa, testimonianza ascoltata in aula durante le prime udienze, in quanto il teste, interpellato proprio l’11 ottobre dai suoi colleghi giornalisti, dichiarava di non aver visto né sentito niente e di non esser stato presente in zona al momento dei fatti. Una dichiarazione pesante come un macigno se si considera che lo stesso Lucarelli, la sera, si presenterà in Questura per rivelare, a suo dire, la dinamica dei fatti e riconoscere alcuni degli imputati. A quel punto il giudice ha ascoltato la replica di Lucarelli, il quale, ha dichiarato di non ricordarsi del fatto, e di non aver mai parlato coi giornalisti, ma, ha insistito più e più volte, destando i dubbi dell’intera platea, “solo con la polizia”. A quel punto, vista la discordanza di testimonianze, il giudice ha ordinato un confronto tra il fotografo e Lucarelli. Quest’ultimo, fortemente imbarazzato, ha continuato a negare, ma sia il giudice, sia il pm, hanno ritenuto inattendibile la sua versione, tanto da non ritenere necessaria la convocazione dei colleghi giornalisti autori delle domande. Al teste Lucarelli è stata poi sottoposta una fotografia del bancone della pizzeria, dove è affisso un adesivo di Casapound. Lucarelli ha confermato di aver consentito ai militanti di Casapound l’affissione dell’adesivo in relazione a una raccolta fondi per la ristrutturazione della sede neofascista, confermando così i rapporti esistenti tra il suo locale e Casapound, negati durante il primo interrogatorio.

La difesa a quel punto, ha rimarcato l’inattendibilità del teste chiave dell’accusa, ancora una volta incerto e “mal consigliato” nel riferire dei suoi comportamenti rispetto alla vicenda pistoiese.

Il giudice dopo una breve pausa processuale ha deciso di convocare un altro teste, che secondo il racconto di Lucarelli e Romondia, avrebbe richiesto loro, il trasporto della stufa (i pizzaioli dichiararono di aver riconosciuto gli imputati durante il trasporto della stessa, anche se Romondia parlò di “una lavatrice”). Il teste, dopo aver più volte negato l’affidamento di questo incarico, ha ricordato infine il fatto, testimoniando però una versione dei fatti che ancora una volta contraddice pesantemente la ricostruzione di Lucarelli, che, occorre precisare, non ha mai rivelato la presenza di questa terza persona. Il teste ha infatti rivelato di aver personalmente partecipato al trasporto insieme ai due pizzaioli, e di non aver visto fuggire nessuno. Ha raccontato poi di aver trasportato la stufa tra le 15 e le 16 (i fatti sono invece avvenuti quasi un’ora dopo) con un carrello senza l’aiuto di Lucarelli e Romondia, i quali sono poi tornati tranquillamente al lavoro nella pizzeria. Una testimonianza complicata dal lungo tempo trascorso, ma che in ogni caso, conferma le lacune e le contraddizioni dei principali testi dell’accusa, coloro che hanno permesso la carcerazione immediata dei primi tre imputati.

Il Comitato Parenti e Amici degli imputati livornesi per i fatti di Pistoia, al termine dell’udienza ha espresso “massima soddisfazione” riferendosi all’udienza, poiché “com’era inevitabile, finalmente sta emergendo in maniera insopprimibile la nostra verità e la falsità delle accuse”. Il Comitato, che sarà nuovamente presente all’ultima udienza del 19 novembre, si augura infine che “il tribunale trovi la forza capacità di concludere questa triste e assurda vicenda prendendo atto della totale inattendibilità e incoerenza di tutti i testimoni dell’accusa, i quali si sono contraddetti palesemente nelle proprie testimonianze giurate”. Gli esponenti del Comitato rilanciano inoltre la presenza l’invito alla presenza in aula per le ore 9 del 19 novembre prossimo.

1 ottobre 2010

venerdì, ottobre 01, 2010

PIENO APPOGGIO E SOLIDARIETA’ AI LAVORATORI FIOM CHE HANNO CONTESTATO LA CISL A LIVORNO

Le sezioni provinciali di Livorno e Pisa  del Partito Comunista dei Lavoratori esprime piena solidarietà ai lavoratori metalmeccanici della FIOM  e alla loro contestazione radicale in città contro la Cisl.
Non si è trattato di un’azione minoritaria di soggetti esterni al mondo del lavoro, ma di una giusta azione di massa operaia contro un sindacato ormai confindustriale che nega il diritto democratico dei lavoratori di decidere sul proprio contratto e appoggia la distruzione delle loro conquiste.
Questa  rivolta contro l’oppressione e contro ogni imposizione antidemocratica e violenta e' non solo legittima ma ha segnato la storia del movimento operaio.
In anni lontani ( 1962), la rivolta operaia di Piazza Statuto a Torino contro la Uil- responsabile di un accordo separato con la Fiat- aprì la via della svolta radicale dell’autunno caldo. In questo senso gli operai della Same hanno dato un’indicazione esemplare di ribellione ai lavoratori di tutta Italia.