giovedì, settembre 30, 2010

FIAMME CONTRO IL PCL VERSILIA

Nella scorsa notte è stato messo in atto il tentativo di dare alle fiamme la sede provinciale del Partito Comunista dei Lavoratori  di Lucca/Versilia a Pietrasanta.
Le fiamme appiccate all’ ingresso si sono limitate fortunatamente solo  al portone.

Il PCL  è da tempo impegnato nella costruzione di comitati antifascisti e antirazzisti in tutta la Toscana.  Abbiamo denunciato con la contro informazione  le bande di neofascisti
che nella completa indifferenza delle forze politiche delle amministrazioni di centro sinistra e nella complicità di quelle di destra, in questi anni  hanno fatto dell’ aggressione fisica e della provocazione la loro azione politica.
In questi giorni si  terrà  a Pistoia la fase conclusiva del processo contro gli antifascisti toscani accusati da un inchiesta farsa.  Nell’ attesa i  fascisti non stanno perdendo tempo alla ricerca costante
della provocazione.  Non ci faremo intimidire e saremo presenti in ogni  mobilitazione
in provincia e nella Toscana i difesa dei valori della resistenza ormai dimenticati dalle
forze politiche del centrosinistra e contro la realizzazione dei Centri di Identificazione ed Espulsione
voluti anche dalla giunta regionale Toscana del Sig. Rossi.
Ora e sempre resistenza

Partito Comunista dei Lavoratori
Sezione della Versilia

Partito Comunista dei Lavoratori
Coordinamento della Toscana

martedì, settembre 28, 2010

LA SVOLTA DI EPIFANI VA CONTRASTATA A SINISTRA

Colpisce il silenzio delle sinistre cosiddette radicali ( Sinistra Ecologia e Libertà/ Federazione della Sinistra) di fronte alla svolta dei vertici Cgil a favore di un patto con Confindustria, tanto più a fronte della pubblica opposizione della Fiom alla svolta.
Evidentemente la candidatura di Vendola a Premier del centrosinistra, e la ricerca da parte di Ferrero dell’”alleanza democratica” con PD e UDC, inducono entrambi alla non belligeranza verso la linea di Epifani-Camusso. Ma si tratta di una responsabilità pesante.
L’apertura della maggioranza dirigente della Cgil a Confindustria, nel momento stesso della massima offensiva di quest’ultima contro i diritti dei lavoratori, è molto grave. E’ di fatto una pugnalata alla schiena della Fiom, e un disarmo della resistenza sociale. Tutte le sinistre hanno il dovere di contrastare questa svolta, nel sindacato e tra i lavoratori. In ogni caso il PCL porterà questa posizione nella grande manifestazione promossa dalla Fiom il 16 Ottobre.

BEPPE GRILLO, UN “RIVOLUZIONARIO” A PAROLE

A differenza di Nichi Vendola, che rimprovera a Grillo il rifiuto del Centrosinistra, noi gli muoviamo una critica opposta: quella di rifiutare una prospettiva anticapitalista, e di essere un “rivoluzionario” solo a parole. La sua pretesa di essere “né di destra né di sinistra, ma oltre”, lungi dall’essere originale, ripropone l’equivoco frasario di tanti movimenti populisti. Dove si colloca concretamente Grillo nello scontro che contrappone la Fiat e la Fiom?  Dov’è il suo Movimento nelle lotte quotidiane a difesa del lavoro e davanti ai cancelli delle fabbriche? Non si può essere “oltre” la lotta di classe: o si sta da una parte o si sta dall’altra. E non a parole. Ma soprattutto risulta evanescente l’idea di società che Grillo rivendica: come si concilia la sua “rivoluzione” con la  difesa del banchiere Profumo ( “il banchiere italiano più stimato in Europa”)? Non vorremmo che un rivoluzionario del mondo virtuale si rivelasse un difensore- seppur ecologista- del capitalismo reale. E che tanti elettori radicali della sinistra finissero con l’essere nuovamente ingannati.

lunedì, settembre 27, 2010

LA VICENDA UNICREDIT IL “PROFUMO”…..DI GRILLO E DELLE SINISTRE

Piccole vicende dell’ordinaria vita borghese possono fornire squarci di luce illuminanti sulla natura delle cosiddette “opposizioni”. Sia di quelle liberali. Sia anche di quelle che si presentano come “radicali” o antisistema. La destituzione del banchiere Profumo dai vertici di Unicredit è al riguardo esemplare.
Tutto l’arco delle opposizioni, in forme diverse, ha pianto l’estromissione del più grande banchiere italiano.
Il PD ha rivendicato la figura di Profumo come banchiere autentico, di profilo europeo e non provinciale, estraneo alle bassezze della politica. Al punto che il quotidiano La Repubblica non ha perso tempo per indicarlo come un possibile candidato premier del centrosinistra in contrapposizione a Berlusconi. Si tratta di una posizione naturale. Il PD è il partito borghese italiano più vicino al mondo bancario, in particolare attraverso l’associazione dalemiana Italiani europei (direttamente finanziata da grandi banche). Il vicesegretario del PD, Enrico Letta, ha recentemente promosso un pubblico incontro tra la propria componente e il fior fiore dei banchieri italiani ( rofumo incluso). Del resto lo stesso Profumo, come tutti ricordano, è stato grande elettore alle primarie sia di Romano Prodi nel 2006, sia di Walter Veltroni nel 2008. Non a caso l’impronta dei banchieri sulle politiche dei governi di centrosinistra negli ultimi 15 anni è stata davvero indelebile: dalla promozione dei Fondi pensione sino all’abbattimento dell’Ires sui profitti bancari ( dal 34% al 27% nella sola Finanziaria Prodi del 2007). E il centrosinistra ha difeso significativamente l’ “autonomia” e la sacralità delle banche dalle battute populiste (del tutto ipocrite) del ministro Tremonti o dalle “ingerenze” politiche di Centrodestra. La difesa liberale di Profumo non fa dunque una grinza.
Colpisce invece l’allineamento ai liberali dell’intero mondo delle sinistre.
Valentino Parlato su il Manifesto ha denunciato, in prima pagina, la liquidazione politica di “un banchiere di sinistra, di qualità, capace di mantenere in ordine e far crescere Unicredit” ( 22 Settembre). Il quotidiano Liberazione ha seguito a ruota, affermando che Profumo avrebbe “ rotto le regole non scritte del capitalismo italiano e il suo rapporto simbiotico con la politica, assicurando a Unicredit un profilo europeo, indipendente dai palazzi romani.. vicino all’economia reale” pur senza sostenere un’adeguata “politica di intervento pubblico”. Beppe Grillo, a sua volta, ha  denunciato l’eliminazione del”banchiere italiano più stimato in Europa” , estraneo al “Sistema”, e per questo vittima del complotto della Lega e dei “Partiti”( v. blog). Tutti insomma sembrano celebrare con Profumo la naturalità di una banca capitalista ideale e moderna, insidiata dalle forze estranee della “politica” ( provinciale e maneggiona ).
Disgraziatamente per loro..”la banca capitalista ideale” vive di rapina ( come ogni banca).E la politica dominante ( di ogni colore) supporta le banche.
Non confondiamo intanto due  piani distinti. Un conto è il profilo dell’operazione antiProfumo ,e un conto la natura della più grande banca capitalista italiana (e dell’amministratore delegato che l’ha gestita e impersonificata per 15 anni.).
E’ indubbio che alla liquidazione del banchiere abbiano concorso anche appetiti politici leghisti ( in particolare veneti) legati alle Fondazioni bancarie. Come è indubbio che vi possa aver partecipato il banchiere Geronzi ( unico grande banchiere berlusconiano). Del resto che la lotta politica borghese si svolga anche nei labirinti del capitale finanziario in funzione di diversi interessi e cordate , è cosa ovvia. Ciò che non è affatto ovvio  è la difesa ammirata della natura del principale istituto del capitalismo bancario, e la rivendicazione della sua “autonomia”, da parte delle sinistre cosiddette “radicali” o di Grillo.
Stiamo scherzando? Unicredit è, per molti aspetti, il cuore economico dell’imperialismo italiano. E’ nata e si è sviluppata attraverso le gigantesche privatizzazioni bancarie della seconda repubblica a partire dal 92, sospinte dai governi Amato, Ciampi, Prodi ( a proposito di..autonomia dalla politica). Ha beneficiato, direttamente e indirettamente, delle politiche di detassazione di rendite e profitti promosse indistintamente da centrodestra e centrosinistra per ben 15 anni ai danni del lavoro salariato. Quale grande detentrice di titoli di Stato ( tassati scandalosamente al 12,5%), beneficia ogni anno del pagamento statale degli interessi sul debito pubblico, concorrendo così alla rapina sociale su scuola, sanità, pensioni, servizi, contro la maggioranza della società italiana. Coi soldi regalati dai governi o rapinati a lavoratori e risparmiatori italiani ( e non solo), ha promosso un’espansione internazionale enorme, con acquisizioni ( Hvb e Capitalia), fusioni, partecipazioni finanziarie in tutta Europa e in particolare nell’Europa dell’est ( soprattutto in Polonia e nei Balcani), contribuendo alle privatizzazioni antioperaie di quei Paesi , all’estensione della dittatura del mercato, al supersfruttamento di manodopera a basso costo. Come tutte le banche capitaliste ha fatto affari con tutti i governi. Incluso peraltro il governo Berlusconi cui ha garantito il sostegno determinante alla cosiddetta Banca del Sud ( in funzione della rapina del Nord) e la creazione del primo fondo pubblico-privato per la ricapitalizzazione delle Pim ( nuovi soldi di contribuenti e piccoli risparmiatori ai capitalisti). E’ un caso che Tremonti si sia prodigato sino all’ultimo per salvare Profumo, in contrasto con un settore della stessa Lega?
L’incredibile abbellimento di Profumo e Unicredit da parte delle sinistre obbedisce in realtà a due ragioni complementari. La prima è che se si vuole fare l’Alleanza Democratica con il centrosinistra liberale, ricandidandosi a sostenere un suo governo, occorre subordinarsi alla difesa di quelle banche che fanno parte organicamente della sua costituzione materiale. Del resto se si votarono negli anni di governo le politiche e i programmi delle banche, in cambio di ministeri o ruoli istituzionali, non si capisce perché la stessa prospettiva politica non dovrebbe trascinare le stesse conseguenze. Ma c’è una ragione più profonda. Le sinistre e lo stesso Grillo, al di la delle chiacchiere, non immaginano un mondo senza capitalismo. L’anticapitalismo, quando c’è, è retorica verbale o comiziesca, a fini elettorali, non un programma reale di trasformazione. Ne deriva che le banche private sono un istituto naturale del paesaggio sociale, salvo chiedere loro eventualmente ( e invano) un po’ di pietà per lavoratori e piccoli risparmiatori. E dunque se una grande banca privata “fa bene” “è stimata in Europa” o è insidiata dalla Lega, è naturale difendere l’autonomia e il prestigio della banca. L’argomentazione di Grillo è al riguardo esemplificativo di una concezione del mondo. Per il comico guru “il Sistema” non è la dittatura degli industriali e dei banchieri sul lavoro salariato ( per il quale non mostra interesse), ma l’indistinta cupola della “Vecchia Politica dei Partiti” che si intromette nella vita reale dell’”economia” ( senza aggettivi) per condizionarne il corso e lederne le virtù. La soluzione? Non il rovesciamento del capitalismo, a partire dalla nazionalizzazione ( senza indennizzo) delle banche, ma la difesa dell’autonomia delle banche dalla “Politica”. Anche dalla politica anticapitalista. Non la nazionalizzazione di Unicredit, ma la difesa di Profumo, in ..compagnia di quella politica liberale dei “morti viventi” contro cui, a volte, si inveisce nei comizi. Non il controllo operaio e popolare sul sistema finanziario, quale condizione decisiva di un ‘alternativa di società, ma un rosario di innovazioni telematiche e tecnologiche all’interno di questa società. Non un altro potere nel mondo reale, ma l’immaginario del mondo virtuale. Nel mondo reale, viva Profumo, e l’autonomia dei banchieri. Dunque il potere borghese.
C’è di più. Il risvolto politico paradossale di questa difesa di Profumo è un ulteriore insperato regalo alla Lega di Bossi: che avrà un argomento in più per denunciare una sinistra chic, amica dei banchieri, e per dare un’immagine popolare alla propria rivendicazione di controllo sulle banche.
Come sempre la sudditanza al capitalismo “democratico” è benzina nel motore della reazione. Tanto più in tempo di crisi sociale.
Quanto a noi, troviamo confermate, ancora una volta, tutte le nostre ragioni. La liberazione del lavoro salariato dallo sfruttamento del capitale non verrà dai parolai di una sinistra subalterna o di un populismo democratico, ma solo da un programma reale di rivoluzione sociale e da un partito che per questo si batta in ogni lotta.

MARCO FERRANDO

venerdì, settembre 24, 2010

TRASFORMIAMO LA GIORNATA DEL 29 SETTEMBRE IN UN GIORNO DI SCIOPERI E OCCUPAZIONE DELLE FABBRICHE

Appello del Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale ai lavoratori europei in lotta il 29 settembre 2010 contro le conseguenze della crisi capitalistica e l’azione dei governi, del padronato e dell’Unione Europea


Il mondo sta vivendo la più grave crisi economica e sociale perlomeno dagli anni ’30 del secolo scorso. Le affermazioni sulla ripresa, in particolare in Europa,  stanno rivelando  quello che valgono per i lavoratori. Nuove misure di austerità, con tagli drastici al salario, al cosiddetto “stato sociale” e alle pensioni, vere e proprie controriforme strutturali, vengono portate avanti da tutti i governi, di destra, centrosinistra o “socialisti”. Le misure di intervento statale servono solo a cercare di salvare i banchieri e le loro banche, la cui crisi è lungi dall’essere risolta. I costi li pagano appunto i lavoratori.
Ed oggi l’Europa – in primo luogo i paesi più crisi come la Grecia, ma non solo loro- sotto sottoposti al controllo e alle decisioni economiche di tre istituzioni reazionarie: il Fondo Monetario Internazionale, l’Unione Europea e la Banca Centrale Europea.
Il padronato sta utilizzando la crisi per mettere in questione acquisizioni decennali della classe operaia. Attacca in particolare i contratti collettivi. Vuole smantellarli, facendone al massimo dei riferimenti minimali e sempre derogabili, sostituendoli nei fatti con una contrattazione individuale, ovviamente a perdere per i lavoratori, mediata eventualmente da sindacati di comodo.
Dopo lo sviluppo della precarizzazione di massa negli ultimi due decenni è il secondo grande attacco alla forza strutturale della classe operaia europea. E nel contempo prosegue il processo di deindustrializzazione  del continente europeo, con le delocalizzazioni  continue alla ricerca del miglior profitto, basato sul supersfruttamento della classe operaia dei paesi dei continenti economicamente più arretrati. L’esempio della FIAT italiana che ricatta i lavoratori proponendogli una scelta suicida tra la chiusura delle fabbriche e la rinuncia a fondamentali diritti contrattuali e legislativi in nome di un incerto futuro di lavoro supersfruttato, è emblematico. Quello che è in gioco oggi è quindi il destino nostro e dei nostri figli.
In questo quadro le direzioni di sindacati europei, la CES e le sue organizzazioni aderenti (ad eccezione di CISL e UIL italiane, ormai divenute un puro strumento dell’offensiva padronale)vi hanno oggi chiamato a questa giornata d’azione. Il Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale vi aderisce pienamente con tutte le sue sezioni nazionali  e i suoi militanti. Ma è forza constatare che certo questa non è la risposta adeguata e sufficiente all’attacco che subiscono i lavoratori di tutta Europa.  
Le direzioni sindacali, dopo aver accettato o addirittura contribuito a portare avanti l’offensiva capitalistica contro i diritti dei lavoratori nei decenni passati, si sono trovate assolutamente impreparate a dare qualsiasi risposta seria di fronte al salto di qualità della crisi. Cercano di far sì che “passi la nottata”, sperando in una impossibile riproposizione di un quadro di collaborazione di classe in termini normali (se possono considerarsi normali i tempi di una crisi sociale, che, con alti e bassi, si sviluppa da 35 anni). Per ciò convocano (salvo quelli che si trasformano in puri agenti diretti delle esigenze del capitali e dei governi reazionari come appunto la CISL e la UIL in Italia) delle iniziative di protesta, ma senza una continuità di azione, senza  un vero programma di obbiettivi, senza unificare le singole lotte di resistenza. Ciò in primo luogo contro le crisi di fabbrica, che hanno visto momenti di resistenza radicali, in particolare in Francia e in Italia, ma che hanno portato o a delle sconfitte o a dei risultati modesti, appunto perché isolate una dall’altra dalle burocrazie  dirigenti dei sindacati.
L’esempio più chiaro dell’azione rinunciataria dei gruppi dirigenti burocratici è ben esemplificato dalla situazione dove la reazione della classe operaia e dei lavoratori in generale alla crisi e all’offensiva capitalista è stata più radicale, cioè in Grecia. Lì le direzioni sindacali di GSEE e ADEDY hanno proclamato una serie di scioperi generali che, nella giornata del 5 maggio, hanno visto ad Atene un manifestazione grandiosa che è culminata nel tentato assalto al parlamento. Ma, coscientemente, non hanno dato alcuna continuità al movimento e , appena lo hanno ritenuto possibile, hanno ceduto alle richieste di governo e padronato firmando un patto di capitolazione salariale e normativa.
Alcuni settori di sinistra delle direzioni  sindacali hanno tenuto una posizione più radicale rispetto alla difesa delle acquisizioni del passato. E’ stato questo il caso in Italia del sindacato dei metallurgici e meccanici, la FIOM, che, in contrasto non solo con i sindacati padronali CISL e UIL, ma anche con la propria confederazione, la CGIL, si oppone oggi alla Fiat e al suo Amministratore delegato Marchionne.
Ciò ha creato un caso politico-sociale nello scenario italiano, in cui governo e padronato individuano nell’ “estremismo” della FIOM  l’ostacolo per “corrette relazioni sindacali” con la CGIL e per la realizzazione delle “necessarie riforme”, cioè lo smantellamento dei contratti collettivi.
Eppure questi stessi settori non sono in grado ad oggi di offrire altro che una resistenza passiva, senza una reale prospettiva che sia capace di porre le condizioni, non di testimoniare e resistere, ma di battere il capitale e i suoi rappresentanti. Ciò che si è manifestato nella passività della stessa FIOM di fronte alla crisi mondiale e alla sue conseguenze sui lavoratori, durante più di tre anni, e il mancato appello alla lotta radicale e alla occupazione delle aziende FIAT (a partire da quelle di cui si ipotizzava chiusura o ristrutturazione) al momento della presentazione del piano di Marchionne alla fine dello scorso anno.
La risposta che la classe operaia e i lavoratori devono dare deve essere proporzionata al livello della crisi e dell’offensiva del capitale, altrimenti ci sarà una nuova sconfitta.
Ma per questo è necessario nuove forme di lotta, un nuova programma di obbiettivi e anche, di fronte al tradimento dei partiti di sinistra e al totale fallimento delle direzioni sindacali, di una nuova direzione sia sindacale che politica.
Il Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale fa appello ai lavoratori e alla loro avanguardia perché prenda coscienza dei problemi fondamentali che la nostra classe ha oggi di fronte e che pertanto lotti con noi per la loro soluzione a positivo, organizzandosi sul terreno sia sindacale che politico a questo fine.
Il programma necessario per la classe operaia e l’insieme dei lavoratori non può quindi che partire da una contrapposizione frontale al capitale e ai suoi interessi.
Il primo obbiettivo deve essere il non pagamento del debito pubblico
La stragrande maggioranza di tale debito è nei confronti delle grandi banche, che in tutti questi anni hanno speculato e si sono arricchite a spese dei lavoratori. Che paghino e soffrano finalmente i banchieri usurai.
Ma non basta, non è possibile sviluppare una politica a favore della classe operaia senza togliere le leve finanziarie dalle mani di tali banchieri usurai. Per questo è necessario l’esproprio senza indennizzo delle banche e la loro fusione, sotto controllo dei lavoratori, in una unica banca di stato.
Contro gli obbiettivi padronali di ristrutturazione e riduzione della forza lavoro è necessario porre senza paure la rivendicazione dell’esproprio senza indennizzo e sotto controllo dei lavoratori delle aziende che licenziano, ristrutturano la produzione, delocalizzano, perché nemmeno un posto di lavoro deve andare perduto.
Per questo è necessario rivendicare il blocco dei licenziamenti e, in aggiunta, la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, fino al riassorbimento della disoccupazione.
Poiché in ogni modo ci troviamo di fronte ad una disoccupazione massiccia e l’essere  disoccupato è, per chiunque cerchi lavoro,  un prodotto del capitalismo funzionale ai suoi interessi, dobbiamo rivendicare un salario garantito ai disoccupati pari al loro precedente salario contrattuale fino a che non ritrovino un posto di lavoro equivalente a quello perso, esteso anche ai giovani in cerca di prima occupazione.
Se i decenni passati hanno visto lo sviluppo senza precedenti del lavoro flessibile e precario, che è servito solo a salvaguardare i profitti, la rivendicazione da avanzare è quella della abolizione dei contratti precari e atipici, con la loro trasformazione immediata in contratti a tempo pieno e indeterminato
I salari dei lavoratori sono stati ridotti in cento modi, in maniera diretta e indiretta da decenni, per questo dobbiamo rivendicare un pieno recupero salariale e la detassazione di salari e stipendi.
Contro il processo di distruzione del sistema pensionistico pubblico dobbiamo rivendicare pensioni non inferiori ad almeno l’80% dell’ultimo salario, indicizzate all’inflazione reale, con diritto al pensionamento a 60 anni o dopo 30/35 anni di lavoro.
Di fronte alla crisi e alle sue conseguenze disastrose per lo “stato sociale”, l’ambiente e servizi rivendichiamo grandi piani di opere pubbliche (case, scuole, ospedali, risanamento ambientale e artistico) ecologicamente sostenibili e finanziati dall’aumento massiccio delle tasse su profitti, rendite e grandi patrimoni.
Contro l’attacco ai contratti dobbiamo rivendicare la loro rigidità e universalità, la piena democrazia sindacale con l’elezione delle delegazioni trattanti  su piattaforme approvate a maggioranza da assemblee di delegati di base, ratificate con referendum dei lavoratori, così come gli accordi raggiunti.
Per lottare per un piano di obbiettivi come questo è però necessario cambiare totalmente le modalità di lotta rispetto  a quelle portate avanti fino ad oggi nel quadro della direzione burocratica.
E’ quindi necessario che si realizzino in ogni paese assemblee nazionali di delegati di base per approvare la piattaforma di lotta  per il lancio di una vertenza generale, che abbia nello sciopero prolungato lo strumento della propria azione per piegare padroni e governo.
Mentre rispetto alle chiusure o ristrutturazioni aziendali con licenziamento si deve passare all’ occupazione delle aziende e tali lotte devono essere coordinate nazionalmente, indipendentemente da motivazioni, località, dimensioni o settore produttivo.
Tutto ciò pone però il problema generale. Non è possibile portare avanti fino in fondo questa battaglia per la difesa degli interessi della classe senza mettere in questione la struttura di fondo del dominio capitalistico nel continente europeo, cioè il potere borghese che domina strutturalmente i singoli stati e il suo strumento sovranazionale , l’ Unione Europea.
Queste strutture non sono riformabili. Chi parla, nella sinistra, di “democratizzazione” dell’Unione Europea , di Europa “sociale” o dei “popoli” , inganna i lavoratori. Bisogna contrapporre potere a potere.
Al potere dei banchieri e dei capitalisti bisogna contrapporre quello dei lavoratori.
Per governi dei lavoratori in ogni paese d’Europa.
Per la distruzione dell’Unione Europea del capitale.
Sono gli Stati Uniti Socialisti  d’Europa la unica risposta valida per i lavoratori.
Il Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale lotta per questa prospettiva e invita i lavoratori e in primo luogo la loro avanguardia ad unirsi per essa, la sola e unica alternativa progressiva al capitalismo e alla sua crisi.    
 
Partito Comunista dei Lavoratori
sezione italiana Coordinamento per la rifondazione della Quarta Internazionale

ESPROPRIARE LO IOR

La violazione delle norme antiriciclaggio da parte della banca IOR è solo la punta dell’iceberg del malaffare vaticano e del capitalismo cattolico.
Il vero scandalo non sta nell’indagine- per “atto dovuto”- della Procura di Roma, come vorrebbe la Segreteria di Stato pontificia. Sta nell’impunità e nella copertura politica bipartisan di cui continua a godere un istituto finanziario da sempre crocevia di affari oscuri e criminali, sin dai tempi di Marcinkus, di Sindona, del Banco Ambrosiano.
Solo l’esproprio dello IOR, sotto controllo popolare, può consentire il disvelamento degli inconfessabili segreti di un’associazione a delinquere.
E’ ora che tutte le sinistre, e l’intero associazionismo anticlericale, si battano con noi per questa rivendicazione elementare.
Contro una politica dominante- di centrodestra e di centrosinistra- che addirittura affida al cardinal Bertone, grande amico dei vertici IOR, la commemorazione della presa di Porta Pia.

mercoledì, settembre 22, 2010

OCCUPARE GLI STABILIMENTI FINCANTIERI. IL PCL DAVANTI AI CANCELLI.

A dispetto delle minacce del Ministro Sacconi contro imprecisati “agitatori”, il Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) si batte apertamente, tra i lavoratori, per la occupazione degli stabilimenti Fincantieri, contro il piano antioperaio annunciato dall’azienda e coperto dal Governo. Con questa proposta interverrà da domani- con le sue sezioni territoriali- presso gli stabilimenti di Riva Trigoso, Sestri Ponente, Ancona, Castellamare, Palermo. Sul piano Fincantieri non c’è nulla da “trattare”. Non possono essere i lavoratori a pagare la crisi della cantieristica e la nuova competizione mondiale. L’occupazione  degli stabilimenti è l’unica azione capace di difendere il posto di lavoro e la dignità degli operai: perché la forza è l’unico linguaggio che padronato e governo possono intendere. L’unica via per ottenere risultati.  Proponiamo dunque alle organizzazioni sindacali, a partire dalla Fiom, di raccogliere sino in fondo la spinta di lotta che sale tra i lavoratori, organizzando l’azione di occupazione in tutta Italia.

OCCUPARE FINCANTIERI. PIEGARE IL PADRONE SI PUO'

Il Partito Comunista dei Lavoratori è fino in fondo dalla parte dei lavoratori di Fincantieri e della loro mobilitazione contro l’inaccettabile piano aziendale.
Questo piano antioperaio può essere respinto in un solo modo: procedendo all’occupazione degli stabilimenti del gruppo.
Non c’è nulla da ”trattare” infatti su un piano che prevede la distruzione di 3000 posti di lavoro in azienda, più altre migliaia nell’indotto. Non possono essere i lavoratori, già gravati da molti anni di sacrifici, a pagare la crisi della cantieristica, le delocalizzazioni dell’azienda in Usa, i tagli governativi alle commesse. A pagare siano altri, non chi lavora. E la risposta sia pari alla gravità dell’attacco: solo l’ occupazione degli stabilimenti, in tutta Italia, può porre i lavoratori in una posizione di forza, l’unico linguaggio che padroni e governo intendono.
Peraltro, proprio l’esperienza di centinaia di vertenze aziendali a difesa del lavoro dimostra che la rinuncia a risposte radicali- o il loro rinvio- avvantaggia le controparti ( da Alitalia alla Fiat), mentre la radicalità e la prontezza della reazione di lotta può strappare risultati importanti ( Alcoa).
Sui lavoratori di Fincantieri e sulla loro risposta sono oggi puntati gli occhi di milioni di lavoratori italiani colpiti da ristrutturazioni, licenziamenti, crisi aziendali. L’occupazione degli stabilimenti del gruppo potrebbe rappresentare un’indicazione esemplare e unificante per altre migliaia di vertenze, grandi e piccole, a difesa del lavoro. Mentre un arretramento o una sconfitta operaia in Fincantieri moltiplicherebbero sentimenti di demoralizzazione e disorientamento.
Per queste ragioni il PCL propone alle organizzazioni sindacali di intraprendere e organizzare l’azione di occupazione, raccogliendo sino in fondo le importanti potenzialità di lotta che in questi giorni si sono espresse tra i lavoratori. Piegare il padrone si può se la forza dei lavoratori trova una direzione risoluta e coraggiosa.
In ogni caso il Partito Comunista dei Lavoratori è e sarà presente con questa parola d’ordine presso tutti gli stabilimenti Fincantieri.

venerdì, settembre 17, 2010

BASTA CON IL SACCHEGGIO DELL’AMBIENTE IN TOSCANA


Ben lontano dall’essere quel mondo da cartolina descritto nelle pubblicità, nei cartelloni, nei proclami, il territorio toscano è vittima costante di saccheggi ed abusi figli di politiche bipartisan prostrate a ragioni confindustriali.

·        La giunta regionale Rossi ha annunciato il piano di realizzazione di un polo energetico nel livornese che prevede la realizzazione di un mega-inceneritore a Livorno da 400.000 tonnellate l’anno, portate da centinaia di camion, per 1400 tonnellate al giorno. L’impatto inquinante degli inceneritori è già ampiamente testimoniato dagli studi sugli inceneritori di Pietrasanta e Pistoia-Montale.
·        Sono inoltre state autorizzate due centrali a biomasse sulla costa tirrenica tra il pisano ed il livornese che raddoppierebbero le emissioni di polveri sottili.
·        E’ in fase di avvio il Rigassificatore OFFSHORE a largo delle coste pisane e livornesi, una faraonica impresa iperinquinante e sulla cui sicurezza non c’è nessuna garanzia nemmeno dalle autorità competenti. Ci sono inoltre forti pressioni per la costruzione di un secondo Rigassificatore nella zona di Rosignano.
·        E’ previsto il passaggio del metanodotto GALSI da Piombino che attraverserà le province di Pisa e Livorno
·        E’ in atto la trattativa con ENEL per la conversione della centrale di Livorno a Biomasse e quella di Piombino a carbone, con consequenze sulle emissioni di polveri sottili drammatiche.
·        E’ stata annunciata la creazione di un gigantesco HUB militare all’aereoporto Dall’Orso di Pisa che avrà come consequenze la militarizzazione dell’area, l’esproprio di una quantità enorme di metri quadrati di territorio e l’intensificazione del traffico aereo e navale militare con aumento inevitabile dell’inquinamento sonoro e dell’emissione di polveri sottili.
·        L’acqua in Toscana versa in condizioni disastrose. Secondo la relazione sullo stato dell’ambiente in Toscana l’88% delle fonti d’acqua sono classificate nella classe peggiore per inquinamento e l’acqua che ne esce per essere potabile deve subire un trattamento chimico.Nel 2001 il governo ha concesso tramite decreto (DM 31/2001) la possibilità di emettere deroghe ai limiti nazionali circa gli agenti inquinanti presenti nell’acqua. In Toscana la deroga è concessa per trialometani, magnesio, arsenico, boro e cloriti. Tutto questo fatto nel silenzio e tenendone volontariamente piu’ all’oscuro possibile la popolazione.
·        L’inondazione di Natale è solo l’ultimo esempio di come i fondi per la tutela dell’ambiente, specialmente in quei luoghi dove c’è rischio di dissesto idrologico, vengano tagliati perchè ritenuti di secondaria importanza. Argomento su cui amministrazioni locali e governo centrale si sono rimbalzati le responsabilità, senza che i cittadini abbiano avuto vere risposte.

NON C’E’ PIU’ TEMPO!

La sezione di Pisa del Partito comunista dei lavoratori invita tutte le associazioni, i partiti, i movimenti e le realtà locali che condividono la volontà della tutela dell’ambiente e del territorio dagli interessi confindustriali a costituire un osservatorio permanente contro il saccheggio ambientale messo in atto dalle politiche delle destre e del centrosinistra.

mercoledì, settembre 15, 2010

RICERCATORI, INSEGNANTI, PRECARI, STUDENTI: E’ L’ORA DELLA LOTTA GENERALE

Il ciclone Tremonti- Gelmini si abbatte sulla scuola e l’università italiana. Mentre Rettori e Presidi impugnano il metodo Marchionne per intimidire e dividere chi resiste. E’ l’ora di reagire con una radicalità uguale e contraria a quella usata dal governo. E’ l’ora di rilanciare quel movimento di massa della scuola e dell’università che due anni fa scosse l’Italia. Ma questa volta andando sino in fondo: attraverso l’autorganizzazione democratica e di massa di tutti i soggetti colpiti, in ogni scuola e università; un coordinamento nazionale delle lotte, con delegati eletti nelle assemblee, per definire la piattaforma comune; l’ occupazione, ovunque possibile, delle sedi scolastiche e universitarie , a supporto di una mobilitazione nazionale prolungata sino alla realizzazione degli obiettivi della lotta. Le lotte in corso dei precari della scuola, degli studenti medi, dei ricercatori universitari, dimostrano le potenzialità di una rivolta generale del mondo della scuola e dell’università. Solo una lotta radicale e di massa può strappare risultati. E’ necessario che tutte le sinistre politiche e sindacali investano unitariamente in questa direzione.

CON I PRECARI, CONTRO LA DISTRUZIONE DELLA SCUOLA


 BASTA SPREMERE LA SCUOLA PER FARE CASSA!

A descrivere l’attacco frontale che la scuola pubblica sta subendo sarebbero sufficienti le nude cifre:

26.000 docenti e 15.000 lavoratori ATA per l’anno appena iniziato che andranno a sommarsi ai quasi 60.000 posti andati persi lo scorso anno e con quelli che saranno tagliati negli anni successivi.
Sappiamo bene infatti che le promesse della Gelmini di recupero parziale dei posti negli anni successivi sono promesse da marinaio.

Si scaricano i costi della crisi sulle classi popolari e si taglia con la scure a Sanità, Scuola Pubblica, Stato Sociale, mentre le cricche capitaliste ed ecclesiastiche rubano miliardo allo stato, mentre si buttano milioni di euro per finanziamenti militari, per guerre imperialiste o per ciclopiche opere pubblicamente inutili, mentre si regalano fondi alle scuole private. Oltre alle gravi carenze logistiche, la mancanza di sostegno alle famiglie in difficoltà per pagare le spese per gli studi, alla drastica riduzione del servizio scolastico e degli insegnanti di sostegno, oltre al taglio di servizi socialmente fondamentali come i corsi serali

Il Partito comunista dei lavoratori propone a tutta la sinistra politica e sindacale pisana di costruire una unità di azione tra insegnanti, studenti, precari e movimento dei lavoratori, per sostenere le lotte dei precari della scuola e per portare avanti questo programma di rivendicazioni:

1) blocco dei licenziamenti e l’assunzione di tutti i precari, contestuale all’ abolizione dei finanziamenti pubblici alle scuole private;

2) La cancellazione dei tagli incivili e barbari alla scuola pubblica e il sostegno alle famiglie in difficoltà a pagare gli studi contro il caro libri e il caro affitto;

3) Stabilire l’obiettivo del tetto massimo dei 20 alunni per classe in ogni ordine e grado di scuola contro l’aumento di numero di alunni per classe che avviene in danno della qualità dell’istruzione verso il singolo scolaro o studente, soprattutto per i figli delle classi più disagiate;

4) Continuare lo sforzo di organizzare e praticare la forme di azione diretta come l’occupazione di provveditorati e uffici scolastici provinciali o regionali. 

domenica, settembre 12, 2010

SCHIAVI MAI: RIPRENDIAMOCI IL CONTRATTO CON LA PIAZZA



La decisione scandalosa di Federmeccanica di disdire unilateralmente contratto collettivo nazionale di lavoro del settore metalmeccanico è solo l’ultimo attacco che i lavoratori italiani sono costretti a subire.
Si tratta infatti dell'ennesima trovata per far ingoiare a più di un milione di lavoratori il 'modello Pomigliano' imposto con un referendum condizionato da pesanti ricatti della Fiat, che ciò nonostante è stato respinto dal 40% dei lavoratori.

Ancora una volta Marchionne e la FIAT tentano di fare da apripista alla Confindustria per dare il via libera definitivo alla cancellazione di tutti i diritti degli operai.

Con questo gesto Federmeccanica prova a cancellare le conquiste di decenni di lotte di fabbrica, e lo fa con la complicità dei sindacati padronali Cisl, Uil e con l'appoggio del PD il quale, attraverso le parole dell' ex ministro del lavoro Damiano, ha recentemente intimato alla Fiom di firmare l'accordo truffa.
Non è un caso, infatti, che Bonanni sia stato invitato alla Festa Democratica di Torino e sia stato contestato dai lavoratori. Non è un caso neppure che Bersani abbia subito bollato i contestatori come 'squadristi', certificando ulteriormente da quale parte della barricata stia.

Le responsabilità politiche del centrosinistra per aver nei fatti difeso l’accordo di Pomigliano secondo la logica dell’eccezione sono enormi.

Il modello di Pomigliano infatti, lungi dall’essere un’eccezione è in realtà il modello che i padroni vogliono imporre in lungo e in largo, facendo pagare la loro crisi ai lavoratori, pretendendo di risolvere dei problemi strutturali con l’abbattimento del costo del lavoro, che si traduce nell’attacco feroce ai diritti dei lavoratori e ai loro salari.

Il PCL si schiera da sempre, e tanto più in questo momento, al fianco degli operai e delle operaie, dei giovani precari e dei disoccupati, si impegna con essi a sostenere, in ogni luogo di lavoro e in ogni piazza, la lotta di classe contro il padronato e invita tutti a partecipare alla  Manifestazione della FIOM il 16 Ottobre a Roma. 

Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti:
 nessuno vi rappresenta in Parlamento!
Il tempo è scaduto, torniamo insieme nelle piazze o diventeremo tutti schiavi!

giovedì, settembre 09, 2010

PIEGARE IL PADRONATO E CACCIARE BERLUSCONI.

L’azione di guerra di Federmeccanica contro i diritti dei lavoratori- col sostegno del governo e la “comprensione” del PD- merita una risposta uguale e contraria.
La decisione della Fiom di impugnare legalmente gli atti padronali, di rilanciare la manifestazione del 16 Ottobre, di preparare con i lavoratori la nuova piattaforma contrattuale, è positiva e importante. Ma questa stessa prospettiva richiede da subito un salto radicale di mobilitazione, in ogni azienda e sul piano generale. E’ necessario che tutte le sinistre sindacali e politiche uniscano le proprie forze nella preparazione  di una grande vertenza generale unificante dell’intero mondo del lavoro, a carattere prolungato, combinata con l’occupazione di tutte le aziende che licenziano o “derogano” a contratti e diritti. La guerra aperta da Fiat e Confindustria non si vince con metodi tradizionali o sole carte bollate, ma  sul piano della forza: l’unico linguaggio che i padroni usano  e intendono. Il 16 Ottobre il PCL porterà in piazza questa domanda generale di svolta: per piegare  il padronato e cacciare Berlusconi.

mercoledì, settembre 08, 2010

CHI SPECULA SULLA PAURA: COSA SONO E A CHI SERVONO I CIE

 
Venerdì sera circa 150 persone hanno partecipato all’incontro
“Chi specula sulla paura. Cosa sono e a chi servono i CIE”.

L’incontro è stato organizzato dal Cantiere Sociale Camilo
Cienfuegos in occasione dell’anniversario della liberazione di Campi
Bisenzio e nell’ambito della campagna ToscanaNoCie
(http://toscananocie.noblogs.org).

L’introduzione dei compagni del Cantiere ha ricordato la tragica
morte di Niang, operaio senegalese morto il 20 Agosto a Campi,
schiacciato dal muletto che stava guidando. Niang era un clandestino,
quindi “meritevole”di finire in un Cie semplicemente perché aveva
un permesso di soggiorno scaduto.

Niang in realtà è una delle tante vittime di un doppio
sfruttamento, in quanto operaio ed in quanto clandestino. Esercito di
riserva, manodopera ricattabile da chi pensa che dalla crisi si esce
riducendo i costi, rivedendo la 626, eliminando i diritti.

E’ intervenuto poi Alvise Benelli di Medici senza Frontiere che ha
raccontato quello che lui ed altri medici hanno visto nei Centri di
identificazione ed espulsione visitati durante la redazione di “Al
di la del muro. Viaggio nei centri per migranti in Italia".

Alvise ha descritto le condizioni disumane che vivono gli immigrati
rinchiusi nelle gabbie dei Cie, ne ha raccontato le mortificazioni, le
arbitrarietà quotidianiamente subite. Il tutto, poi, senza nessuna
ricaduta significativa sulla sicurezza, anzi spesso proprio questi
centri diventano delle fabbriche di criminalità per la promiscuità
che si crea tra ex detenuti (costretti a transitare dai centri per un
supplemento di pena di 6 mesi) e clandestini in transito nei centri.

Ovviamente neanche MSF ha delle cifre relative ai costi dei Cie,
visto l’indisponibilità del Ministero dell’Interno a fornire
questi dati.

Riguardo all’ipotesi di Cie umani “alla toscana” Alvise ha
dichiarato che la sola idea fa ridere. (vedi anche l’intervista a
Rolando Magnano di MSF rilasciata a Controradio:
http://www.controradio.it/popx.php?elemento=40830&banner=news )

E’ stato poi la volta di Demba Sene, compagno senegalese che
aderisce alla campagna ToscanoNocie Pisa. Demba ha sottolineato il
clima pesante che subisce chi scappa dalla fame in cerca di futuro,
facendo riferimento al decreto anti-borsoni in vigore a Pisa. Ha anche
sottolineato come la differenza tra clandestini e regolari sia una
distinzione temporanea, essendo il clandestino di oggi il possibile
regolare di domani e viceversa (come era successo a Niang).

Numerosi gli interventi finali e da registrare anche la nascita di un
comitato cittadino contro la costruzione di un Cie a Campi.

NO AI CIE

Fermiamoli in Toscana chiudiamoli ovunque.


mercoledì, settembre 01, 2010

COSA SONO E A CHI SERVONO I C.I.E.

RISPOSTA ALLA PROPOSTA DI FERRERO DI UN'ALLEANZA DEMOCRATICA

INTERVISTA   |   di d.p. -Il Pcl risponde (picche) all'invito del Prc per l'unità della sinistra d'alternativa 

Ferrando a Ferrero: non capitolare al Pd 
È un no la prima risposta all'invito all'unità delle sinistra d'alternative rivolta, dal manifesto, dal leader Prc Paolo Ferrero. Un no che arriva dal trozkista Marco Ferrando, leader del partito comunista dei lavoratori, che prepara per il 7 settembre a Roma un incontro internazionale sulla crisi capitalistica e, per gennaio, il congresso.  

Ferrando, il suo è un no a prescindere?
Tutt'altro. A prescindere è il sì di Ferrero all'alleanza proposta da Bersani. Prescinde dalla natura del Pd e del centrosinistra con cui vuole allearsi. Ferrero e Bersani prefigurano un accordo non solo elettorale, per battere Berlusconi, ma anche programmatico. Il Prc dice che è disponibile a sottoscrivere, pur non partecipando all'eventuale governo dell'Ulivo, un programma che comprenda anche provvedimenti di giustizia sociale. In pratica si riavvia sulla strada del '96, quando sostenne il governo e si rese corresponsabile delle sue misure antipopolari. Tanto più che questa coalizione, aperta all'Udc, sarebbe anche più a destra di quel governo Prodi.  

Scusi, ma questo non dipende eventualmente appunto dal programma?
 Ma che programma può fare un Pd che nella sostanza sostiene Marchionne e preme sulla Cgil perché accetti il patto sociale già firmato da Cisl e Uil? E come si può pensare che poi quel partito scelga misure di svolta sociale, anche solo parziale? In più nella proposta di Ferrero c'è una contraddizione: dice no a un eventuale governo tecnico che avrebbe la stessa base parlamentare di quell'alleanza democratica a cui invece dice sì.   

In sostanza, secondo lei i 'compagni' dovrebbero dire no a qualsiasi forma di alleanza con le forze della sinistra e del centro? Secondo lei in Italia non c'è nessuna emergenza democratica?
L'emergenza c'è, è nelle cose. Ma una cosa è accettare un accordo sulla base delle ragioni dei lavoratori. Un'altra è farlo solo per rientrare nel gioco delle alleanze, subordinandosi alle ragioni di Marchionne e del blocco sociale moderato rappresentato da Pd e Udc. Quindi direi che non siamo noi a dover scegliere se stare dentro quell'alleanza, anche più a destra di quelle precedenti. Al Prc e alla federazione della sinistra rilancio la proposta di un'unità d'azione a sinistra, ma su un programma anticapitalista, autonomo dal Pd, contro il centrosinistra e il centrodestra, due espressioni diverse degli stessi interessi dominanti.

Fonte: Il Manifesto