giovedì, luglio 29, 2010

RESPINGERE L’ULTIMATUM DI MARCHIONNE

Sergio Marchionne ha formalizzato il ricatto della Fiat ai lavoratori italiani:  o la rinuncia ai diritti contrattuali o la perdita del lavoro. E’ lo stesso ricatto imposto ai lavoratori serbi, polacchi e americani, nel nome della dittatura universale del profitto.  E’ il tentativo della Fiat di mettersi alla testa dell’intero fronte padronale italiano sul terreno di un’aperta rivincita reazionaria, come già ai tempi di Valletta e dell’autunno 80. Con la differenza che questo attacco oggi gode non solo del sostegno del governo più reazionario del dopoguerra , ma anche di quello del principale partito dell’”opposizione”: che – con Fassino e Chiamparino- chiede al governo, in sostanza, di dare più soldi alla Fiat. Di fronte a questo scenario ha ragione il segretario della Fiom, Landini: occorre una risposta immediata e generale all’offensiva della Fiat e del governo. Ma questa risposta non può limitarsi alle parole di denuncia, per quanto nette: deve passare per una mobilitazione straordinaria e radicale di tutte le sinistre sindacali e politiche che prepari una possibile occupazione delle fabbriche Fiat e si combini con la rivendicazione della nazionalizzazione, senza indennizzo, dell’azienda. La Fiat capisce solo il linguaggio della forza. E’ venuto il momento di usarla.

domenica, luglio 25, 2010

Una campagna generale per la nazionalizzazione della FIAT

Le notizie apparse oggi attorno ai progetti Fiat sono clamorose. Sergio Marchionne non si limita a confermare la chiusura di Termini Imerese e la prospettiva di smantellamento a Mirafiori, ma ipotizza la soluzione “newco” a Pomigliano pur di proteggere un accordo incostituzionale da ogni possibile contestazione legale e sindacale. La misura è davvero colma. Cosa attendono le sinistre politiche e sindacali a rispondere, coi fatti, a simile provocazione? Non c’è alcun tavolo negoziale possibile sul terreno posto dalla Fiat. Né bastano dichiarazioni di dissenso o di denuncia. E’ necessario preparare una vera prova di forza: l’occupazione generale degli stabilimenti Fiat, con l’aperta rivendicazione della nazionalizzazione dell’azienda, senza indennizzo e sotto controllo operaio. E’ l’unica rivendicazione all’altezza della sfida. Se la Fiat espropria il contratto e persino la Costituzione, una battaglia per l’esproprio della Fiat diventa una necessità elementare, sociale e “democratica”. La Fiat è già stata “ comprata” dalla società italiana attraverso le enormi regalie pubbliche di tutti i governi. La nazionalizzazione è solo la restituzione del maltolto, e un fatto di risparmio. In ogni caso solo una battaglia radicale di questa portata può ricondurre l’azienda a più miti consigli: perché la Fiat conosce solo il linguaggio della forza. Il PCL fa appello a tutte le sinistre per una grande campagna nazionale in autunno attorno alla rivendicazione dell’esproprio della Fiat.

Ronchi e Tremonti contro il referendum per la ripubblicizzazione dell'acqua

Dopo il successo straordinario nella raccolta delle adesioni il movimento referendario è in una posizione di forza per rispondere.
Nessuna concessione alla logica dell'avversario. La battaglia dell'acqua è una grande occasione per una battaglia culturale per la coscienza della gente
Il governo non si ferma. Approva il regolamento per la privatizzazione dei servizi pubblici locali (servizi idrici compresi) che fissa i modi di applicazione del famigerato decreto Ronchi. E non perde l'occasione per attaccare frontalmente i referendum per l'acqua pubblica accusando i promotori di falso. Se ne sono incaricati i ministri Ronchi e Tremonti.
Dunque, a pochi giorni dal deposito delle firme, la campagna contro i referendum è aperta.

Bene, che se ne parli, molto meglio della congiura del silenzio, del resto ormai impossibile.
Sta a noi raccogliere la sfida e saper rispondere punto per punto, con argomenti basati sui fatti. I fatti, non l'ideologia, sono tutti con chiarezza dalla parte di chi difende l'acqua pubblica.
Questo blog, d'altronde, proprio questo ha cercato di fare da quando è stato aperto, poco meno di dodici mesi fa: far comprendere le ragioni dell'acqua pubblica raccogliendo sistematicamente i fatti che smentiscono la sicumera liberista e argomentando, a partire dall'esperienza, le ragioni di un altro approccio.

I fatti, certo.
Ma senza dimenticare di far capire la logica che ci sta dietro. Che non ha solo a che vedere con il malcostume e l'avidità umana (anche con questi, naturalmente...). Ha a che fare soprattutto con ben precisi interessi economici e con il sistema di cui questi sono l'espressione, ossia con il sistema del capitale.

Dunque rispondere argomentando in concreto a partire dai fatti, ma senza cedere un millimetro all'imperante retorica che vorrebbe, se non nel caso dell'acqua, almeno in generale, la superiorità del privato sul pubblico, il diritto del privato di occuparsi di tutto, salvo qualche eccezione...
Accettare questa retorica (come in qualche risposta difensiva di questi giorni: "non siamo contro i privati ma l'acqua è un'altra cosa...") significa concedere in partenza all'avversario un punto (e non da poco) a suo favore: se si ammette in generale la preferenza per il privato, perché allora "escludere i privati" dall'acqua e non lasciare aperta la porta alla possibilità di scegliere caso per caso?

Proprio no.
Dovremmo argomentare, invece, che in un società civile degna di questo nome dovrebbe valere semmai il principio opposto. Dovrebbe valere il principio che in tutti gli ambiti che riguardano i beni comuni e i diritti, la vita e il futuro di tutti (di cui la questione dell'acqua è solo il simbolo) tutti dovrebbero controllare e decidere, la forma della gestione pubblica dovrebbe essere la regola, la gestione privata dovrebbe essere residuale e permessa solo negli ambiti in cui non sono in gioco i diritti fondamentali e/o rilevanti interessi sociali.
Oltre all'acqua, non mancano certo esempi di ambiti in cui la logica della mercificazione e del profitto produce disastri e occorre rivendicare una (un'altra) gestione pubblica: la sanità, l'istruzione, l'abitare, il territorio urbano, l'ambiente, la sicurezza sociale, i rifiuti, l'energia, le reti di comunicazione, il risparmio e il credito...

Ma oggi è possibile andare anche oltre: è accettabile che il gestore di uno dei gruppi industriali più importanti del paese, da sempre privato e da sempre foraggiato dai soldi pubblici, decida dei diritti e della sorte di migliaia di operai e delle loro famiglie, in base alle convenienze degli azionisti privati, in base agli indici di Borsa? Non sarebbe il caso di rivendicare la nazionalizzazione, il controllo dei lavoratori, e magari un piano di riconversione del settore alle nuove tecnologie energetiche e ai mezzi per la mobilità sostenibile?

Dai singoli casi al generale. Non è forse il caso di cominciare a chiedere conto della più grave crisi economica dagli anni trenta del XX secolo? Per colpa di chi si chiedono lacrime e sangue per ripianare le voragini aperte nei conti pubblici dal salvataggio statale dei banchieri privati? Chi porta la responsabilità della bancarotta finanziaria, se non gestori privati irresponsabili e strapagati, tutti comunque ancora al loro posto? Chi ha permesso e permette le truffe finanziarie e le evasioni fiscali per miliardi di cui sono piene le cronache degli ultimi anni? Non è la logica della gestione privata che ha guidato la BP a minacciare di licenziamento gli operai che mettevano in guardia contro i rischi di incidente nel Golfo del Messico?
E si potrebbe continuare. Ma ogni tanto è utile sintetizzare tutto questo in alcune domande "ideologiche": qual è l'economia che ha distrutto milioni di posti di lavoro e la vita di milioni di famiglie, perché ha prodotto merci in eccesso che nessuno vuole, mentre restano insoddisfatti i bisogni essenziali di centinaia di milioni di famiglie? Qual è il sistema economico che ha portato il mondo sull'orlo di questa catastrofe?

Credo che siano domande perfettamente legittime nel momento in cui si va a discutere di gestione pubblica e gestione privata e i nostri avversari, fuggendo dal terreno dei fatti, che frana sotto i loro piedi, la "buttano in ideologia". Mai come oggi anche questo terreno è precario e friabile sotto i loro piedi. Siamo dentro la più grave crisi capitalistica da ottant'anni a questa parte, tutti i giorni centinaia di migliaia di persone sono alle prese con i problemi creati dal sistema della proprietà privata e del profitto. Molti cominciano a farsi domande e le vecchie risposte che per vent'anni hanno spiegato che tutto andava per il meglio nel migliore dei mondi possibili (salvo qualche problema residuo creato da alcuni retrogradi statalisti...) hanno perso molta della loro capacità di convincimento.
Credo che sia giunto il tempo in cui al ministro Tremonti non debba più essere consentito di fare tranquillamente l'antiliberista arrabbiato con i banchieri alla domenica e di continuare a lavorare per loro tutti gli altri santi giorni della settimana!

In altre parole: la battaglia dell'acqua sarà vinta se non arretreremo. La battaglia dell'acqua ci fornisce un terreno favorevole per contrattaccare anche su questioni quali la visione del mondo, della società, dell'economia. La battaglia dell'acqua è anche una battaglia culturale per le coscienze della gente. La battaglia dell'acqua può diventare lo strumento per un'inversione di tendenza, per una controffensiva che rimetta in modo concreto i temi di fondo di come dev'essere un'altra società, un'altra economia, un altro potere.

lunedì, luglio 19, 2010

LOTTE OPERAIE IN TOSCANA: LO SPLENDIDO ESEMPIO DEGLI OPERAI DI QUARRATA (PT)

Riceviamo e pubblichiamo con piacere, il resoconto di una lotta svoltasi a Quarrata (PT) e combattuta magistralmente da un gruppo di operai di una falegnameria, che dopo dieci giorni di sciopero ad oltranza sono riusciti a tutelare il loro diritto al lavoro e alla dovuta retribuzione.
Ad inviarci questo significativo resoconto è stato un compagno; un operaio che ha preso parte a questa magnifica dimostrazione di come l'unità di classe possa piegare l'arroganza dei padroni e di come da questa prassi si possano tratte delle lezioni estremamente importanti.
Alcuni storceranno il naso leggendo la parola “padrone”, sostenendo che questa terminologia è ormai vetera e appartente ad un'epoca lontana - al giorno d'oggi si chiamano “imprenditori” o “capitani coraggiosi d'industria”- diranno. Ma purtroppo l'addolcimento lessicale, non modifica l'essenza della realtà.
Fatto sta che il suddetto padrone, del quale non pubblichiamo il nome per esplicita richiesta del compagno che ci ha aggiornato degli eventi, fortificato dalla sua posizione e dalla grave crisi che avvolge il mondo del lavoro, ha cercato di piegare i propri dipendenti facendo leva sul senso di responsabilità, sui classici luoghi comuni (del tipo: “Operaio vagabondo che pensi solo ai tuoi diritti!”) e cercando di frazionare la stessa unità che si era venuta a creare tra gli operai, farcendo il tutto con una retorica padronale simil-ottocentesca.
Tutti questi tentativi però si sono dimostrati vani e gli operai hanno resistito e guidati da un sindacalista, al quale va dato un grande merito, sono riusciti a ribaltare i termini dell'equazione.
Aggiungere altro sarebbe vano, il resoconto dettagliato è raccontato nella lettera che segue, dopo la quale esporremo le nostre conclusioni.

Il testo della lettera:


La falegnameria dove lavoro si trova a Quarrata nella provincia di
Pistoia ,a lavorarci siamo in 11 piu' 2 titolari .
Dopo due anni, passati tra le varie cassa integrazione, cominciano i veri problemi.
Al rientro dalle ferie, a settembre 2009, iniziano i primi ritardi nei pagamenti; prima qualche giorno, poi 10, poi 20, fino a cominciare a saltare i mesi .
Ad ogni nostra richiesta di chiarezza i titolari hanno sempre risposto che c'erano problemi di liquidità, collegati al fatto che diverse aziende che ci dovevano dei pagamenti avevano chiuso e che con la poca liquidità disponibile volevano prima sistemare i conti con le banche.
Ad ogni riunione comunque veniva sempre rimarcato il fatto che noi non lavoravamo più come prima, che eravamo svogliati e che proprio in questi momenti difficili bisogna stare li a testa bassa e di pensare solo a lavorare.
Un classico: quando le cose vanno bene è merito del titolare, quando vanno male e' colpa dell'operaio!
Essendo arrivati ad accumulare un ritardo di tre mensilità stavamo lavorando il quarto mese gratis perché il fondo di garanzia copre solo il 70% delle prime mensilità nel caso l'azienda fallisca.
Decidiamo di rivolgerci al sindacato Cigl.
Il sindacalista preso atto della situazione chiede un incontro all'azienda in cui illustra prima cosa la nostra richiesta, che consisteva in piano di rientro dei salari serio e sottoscritto dalle parti , poi informa il titolare che ci sono varie forme di aiuti per venire incontro anche ai loro problemi di liquidità come prestiti a tassi agevolati , possibilità di sconto fatture tramite la Cigl, ecc..
Le parti si lasciano con l'appuntamento per un successivo incontro dopo una settimana, dando al titolare la possibilità di valutare quanto detto.
All'incontro successivo il titolare dice che non e' interessato alle proposte del sindacato e che la cosa si risolverà con calma tra lui e noi.
Arrivati a questo, per far vedere che siamo determinati sulle nostre posizioni proclamiamo uno sciopero di quattro ore per due giorni e il blocco degli straordinari, a cui non aderiscono solo due colleghi: un ragazzo straniero e un suo amico di infanzia.
Ora viene il bello. Il titolare si presenta con un piano di rientro fatto da lui, in cui si impegna a pagare con i se e con i ma e che comunque non ha intenzione di firmare. Noi chiaramente diciamo che non siamo interessati e viene fuori tutta la sua arroganza cominciando a gridare che non possiamo sputare dove abbiamo mangiato per tanti anni, che non vuole la lotta nella sua azienda nè tanto meno vuole vedere i sindacalisti (perché quando era piccino la su' nonna gli diceva di non andare alla Festa dell'Unita' ).
Noi di tutta risposta proclamiamo un altro sciopero nella stessa forma del primo, ma la sua posizione non cambia: non ha soldi e se non si lavora non può pagare e comunque non firma nulla.
Proclamiamo sciopero ad oltranza e allora partono le prime timide trattative tra lui e il sindacato ,ma nel frattempo il titolare cerca di dividerci telefonando singolarmente a ognuno di noi promettendo soldi per chi rientra, e di non stare a sentire il sindacato perché ha interesse a far chiudere la fabbrica.
Noi non molliamo, restiamo compatti e arriviamo alla seconda settimana di sciopero .
Lunedì propone per rientrare 200€ e forse una mensilità,
Martedì 500€ e sicuramente una mensilità,
Giovedì ci convocano per sottoscrivere l'accordo: sono arrivati i soldi !
Viene firmato il piano di rientro cosi' come lo avevamo richiesto noi, si ricomincia a percepire lo stipendio tutti i mesi con le varie rate delle vecchie mensilita' in modo di arrivare alla fine dell'anno in pareggio, nell'accordo si specifica che anche il mancato rispetto di una sola rata farà decadere il tutto, andando direttamente all'ingiunzione di pagamento.
Dopo 11 giorni di sciopero ce l'abbiamo fatta.
E' stata un'esperienza difficile ma sicuramente molto bella e carica di significato politico.
Siamo riusciti ad imporre il nostro diritto al lavoro e allo stipendio in una realtà dove la cultura sindacale è praticamente assente e dove saranno stati 40 anni che non veniva fatto uno sciopero .
Spero che la nostra vicenda possa essere di aiuto e di incoraggiamento per altri compagni .
Molto merito va anche al sindacalista che ci ha seguito, che non ha mai cercato di mediare ed e' sempre stato dalla nostra .
Sappiamo che il sindacato oggi non sempre si comporta cosi'.




La spontaneità della lotta di questi operai, ci dimostra di come la classe possa rompere la quotidianità di un mondo del lavoro troppo volte fatto di compromessi e ricatti.

Come esposto chiaramente nella lettera, a Quarrata erano decenni che non si vedeva uno sciopero, nonostante la chiusura di molte ditte e nonostante la crisi, che ha costretto centinai di lavoratori (soltanto nel pistoiese s'intende) a perdere il posto di lavoro.
Da una piccola rivolta, se ne traggono grandi esperienze che devono essere usate per spezzare il potere e l'arroganza di chi detiene i mezzi di produzione, di chi tiene sotto assedio i lavoratori e di chi cerca di sedare la loro enorme potenzialità.
Solo unendo le lotte e non abbassando mai la testa si può ottenere qualcosa!

giovedì, luglio 15, 2010

Contro la repressione alla FIAT, per una lotta generale.

La repressione padronale alla Fiat mira ad intimidire non solo la Fiom ma quella giovane generazione operaia che proprio alla Fiat sta rialzando la testa. Non si tratta solamente di una volgare rappresaglia. Marchionne vuole chiudere il varco che il No di Pomigliano ha aperto. Gioca la carta dell’intimidazione per evitare che dentro quel varco possa passare una ripresa operaia capace di scardinare il nuovo “ordine” della Fiat. Per questo lo scontro alla Fiat assume tanto più oggi una valenza generale. La rappresaglia padronale va respinta con forza, imponendo con la mobilitazione il ritiro dei licenziamenti. Ma questa stessa battaglia per i diritti sindacali richiama l’esigenza di una svolta complessiva, unitaria e radicale, dell’intero movimento operaio italiano : una svolta di lotta continuativa, su una piattaforma sociale unificante, che punti a ribaltare con la forza di massa i rapporti di forza nella società e nelle fabbriche. Per aprire dal basso un nuovo scenario sociale e politico.

lunedì, luglio 12, 2010

OCCUPARE GLI UFFICI TELECOM. PER UNA SVOLTA UNITARIA E RADICALE DELLE SINISTRE SINDACALI E POLITICHE

Dopo Marchionne, Bernabè. La Fiat promuove l’azione di sfondamento, Telecom si muove a rimorchio. In entrambi i casi, i campioni della borghesia buona, tanto cari al centrosinistra, scaricano sui lavoratori i costi di ristrutturazioni e scalate sospinte dalla crisi.  Manager con stipendi da 5 milioni (Marchionne) o 4 milioni ( Bernabè); imprese che in piena crisi, grazie ai sostegni di banche e governi, continuano a realizzare sontuosi profitti e dividendi per i propri azionisti ( Telecom quasi 2 miliardi nel 2009) presentano il conto a chi guadagna poco più di mille euro al mese e a precari supersfruttati da 700 euro. C’è un calcolo cosciente: usare la crisi come arma estrema di ricatto sociale e il governo Berlusconi come strumento di sfondamento politico. I 3700 licenziamenti Telecom, dopo l’attacco di Pomigliano, sono l’annuncio del salto di qualità dell’offensiva padronale.

Questa offensiva richiede una risposta di pari radicalità. Il PCL chiede a tutte le sinistre politiche e sindacali di battersi per l’occupazione degli uffici Telecom da parte dei lavoratori, sino al ritiro di tutti i licenziamenti. Non c’è nulla da “trattare” in fatto di licenziamenti. Anni di trattative a perdere sui programmi padronali hanno condotto milioni di lavoratori in un vicolo cieco. Ora è il momento di mettere in campo la propria forza ad un livello di scontro qualitativamente nuovo. Il fatto che Telecom abbia annunciato migliaia di licenziamenti il giorno stesso dello sciopero aziendale, dimostra che forme di lotta rituali e tradizionali sono ormai insufficienti. I padroni capiscono solo il linguaggio della forza, tanto più in tempo di crisi. Per questo, solo l’occupazione degli uffici Telecom può segnare una svolta reale nella vicenda.

Un’occupazione degli uffici Telecom, congiunta ad una generalizzazione della lotta Fiat, può essere un segnale prezioso per centinaia di vertenze in corso a difesa del lavoro, in direzione della generalizzazione dell’occupazione operaia delle  aziende che licenziano. Prima la vicenda Inse, poi la vicenda Alcoa dimostrano che solo la lotta dura paga: solo la lotta che infrange le regole del gioco, che viola la “legge” della proprietà, che sfida minacce e intimidazioni dello Stato. Se i lavoratori procedessero in tutta Italia all’occupazione delle aziende che licenziano, unendo finalmente le proprie forze, potrebbero segnare l’intero scenario sociale e politico. Non a caso l’unico reale timore di padronato e governo è l’esplosione ingovernabile del conflitto sociale. Il risultato del No a Pomigliano, merito della Fiom e dei Cobas, rivela non solo un dissenso sindacale ma un potenziale di ribellione sociale. Occorre dare riferimento e sbocco a questo segnale.

Per questo ci rivolgiamo a tutte le sinistre politiche, sindacali, sociali. Con la consapevolezza di essere noi un piccolo partito. Ma facendoci carico di una responsabilità che è o dovrebbe essere comune. L’”unità” della sinistra è una parola malata se prescinde dalla concretezza di un’azione comune, al livello imposto dallo scontro in atto. Di più: diventa, al di là di ogni intenzione, la copertura retorica di un impotenza, o la commemorazione funebre di una sconfitta. Per questo, avendo sostenuto e partecipato come partito a tutte le azioni di lotta di questi anni, da chiunque convocate- fuori da ogni riflesso auto conservativo e settario- ci sentiamo abilitati a rivolgerci a tutti i soggetti dell’opposizione di classe per chiedere una svolta unitaria e radicale d’azione. A questo scopo proponiamo la convocazione di un incontro unitario nazionale, di carattere pubblico, aperto a tutte le rappresentanze politiche e sindacali del movimento operaio, a partire dalle aziende in lotta, e precluso naturalmente agli amici di Marchionne e Bernabè ( PD): un incontro che, dopo i casi Pomigliano e Telecom, abbia una finalità d’azione e di svolta in vista dell’autunno. 

Marco Ferrando

CONTINUA LA PROTESTA DEI LAVORATORI CRM LOGINT

Saltato l'accordo che aspettavano per Venerdi 9 Luglio, i 48 lavoratori della CRM Logint hanno scioperato nuovamente questa mattina di fronte ai cancelli della Saint Gobain.
Il rischio piu' grande che adesso questi lavoratori corrono è di essere l'ultima ruota del carro in un processo decisionale che riguarda loro in prima persona. I 48 lavoratori rischiano di subire una decisione che emergerebbe da un tira e mollatra la ditta appaltatrice e la ditta committente e proprio per evitare di subire passivamente il loro destino, i lavoratori devono continuare a far sentire la loro voce. Solo uniti i lavoratori possono riuscire a resistere ai continui attacchi che i loro diritti sul posto di lavoro, che il loro diritto al lavoro subiscono giorno dopo giorno dai padroni in crisi di profitto.

Oggi come non mai è necessario che i lavoratori si ricompattino tra loro in un fronte unito di lotta e per questo la sezione di Pisa del Partito comunista dei lavoratori invita tutti i lavoratori della Saint Gobain e dell'indotto a costituirsi in comitati di fabbrica e in assemblee democratiche dove confrontarsi e ricominciare a ricostruire quell'unità di classe che sola può garantire il successo.

Impediamo che il modello che confindustria e Marchionne vogliono far passare a Pomigliano diventi il modello unico da imporre ai lavoratori.

Ricostruiamo l'unità dei lavoratori per la lotta di classe, costruiamo il Partito comunista dei lavoratori.

sabato, luglio 10, 2010

DA POMIGLIANO A PISA : COSTRUIAMO L'UNITA' DEI LAVORATORI


Lo sciopero dei 48 lavoratori CRM ieri davanti alla Saint Gobain e l’annuncio della cassa integrazione a zero ore per 33 lavoratori della Teseco sono solamente gli ultimi segnali di una crisi che anche nella provincia di Pisa non accenna a concludersi, malgrado quanto si legga sui giornali e si ascolti ai telegiornali. In tutta la Toscana la cassa integrazione è piu’ che raddoppiata rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (aumento del 110%) ed nella provincia pisana in particolare le aziende fanno uno spropositato uso della cassa integrazione ordinaria.  Stampa e televisioni, asservite a padroni e confindustria fanno i conti con i bilanci delle aziende, non con i lavoratori cassaintegrati, licenziati, sfruttati e ogni giorno sempre piu’ privati dei loro diritti.

Non è solo la minaccia del licenziamento che grava sulle teste degli operai del pisano: Pomigliano fa scuola anche nelle aziende pisane ed i lavoratori sono costretti da continue pressioni ad accettare straordinari e flessibilità, il che si traduce in un’altalena di periodi di cassa integrazione (uno strumento utilizzato anche quando non strettamente necessario) e di doppi turni rovinosa per la qualità della vita dei lavoratori e per la loro sicurezza.

E’ quanto accade nell’indotto Piaggio, dove i lavoratori sono costretti a subire continui ricatti, con l’azienda madre che sventola continuamente lo spauracchio della delocalizzazione per continuare ad erodere i diritti dei lavoratori.

In questo scenario la lotta dei lavoratori di Pomigliano d’Arco è la lotta di tutti i lavoratori.
Non possiamo permettere che il modello che la FIAT vuole imporre ai lavoratori di Pomigliano passi, perchè questo significherebbe aprire la strada ad accordi analoghi in tutto il resto d’italia.

La finalità dell’accordo fortemente voluto da Marchionne e sottoscritto da CISL, UIL e UGL e rifiutato dalla FIOM malgrado le continue pressioni della dirigenza CGIL perchè venisse accettato è quello di imporre turni massacranti, pause irrisorie, giorni festivi che si trasformeranno in giorni lavorativi per qualche spicciolo d’incentivo, l’abolizione di fatto di un’azione sindacale concreta.

Lo scopo è mettere tutti i lavoratori di fronte ad un ricatto vergognoso: o accettate condizioni da schiavi oppure l’azienda delocalizza la produzione dove è sicura di trovare lavoratori da impiegare già con condizioni da schiavi.

Non si può  cedere a questo ricatto.

La sezione di Pisa del Partito comunista dei lavoratori invita tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici della provincia a costituirsi in comitati di fabbrica, a riunirsi in assemblee, a formare comitati per il diritto al lavoro, a cominciare a ricostruire quell’unità di lotta che può e deve passare innanzitutto proprio dagli operai.

Non cediamo alla trappola della guerra tra poveri.
Costruiamo l’unità di lotta dei lavoratori, costruiamo il partito comunista dei lavoratori.

giovedì, luglio 08, 2010

NON LASCIAMO SOLI I LAVORATORI DELLA CRM LOGINT

Questa mattina 48 lavoratori della CRM LOGINT hanno annunciato in conferenza stampa lo sciopero per tutto il giorno davanti ai cancelli della Saint Gobain. La CRM LOGINT è una esternalizzata che lavora in appalto nello stabilimento Saint Gobain, i 48 lavoratori della CRM sono un elemento centrale del processo di produzione, occupandosi della movimentazione del vetro. La Saint Gobain ha deciso per la reinternalizzazione di quel settore produttivo ed ha deciso la rescissione anticipata dell’appalto alla CRM, spingendo di fatto sull’orlo del baratro 48 famiglie.

Si parla della copertura del 20, forse 30%, dei licenziati, ma non e’ ancora chiaro con che forma, se l’assunzione diretta della Saint Gobain o se attraverso cassa integrazione, da chiarire se ordinaria o in deroga, se la trattativa tra Saint Gobain e CRM Logint andasse a buon fine.
Nel caso in cui la trattativa fallisse la situazione potrebbe precipitare e a quel punto potrebbero anche avvenire direttamente 48 licenziamenti.

La Saint Gobain stava portando avanti la trattativa con CRM Logint nel maggior silenzio possibile, per evitare clamori e perdite di immagine, condizione imposta come necessaria al buon fine della trattativa, e i lavoratori CRM hanno ricevuto pressioni perchè non facessero rumore intorno alla cosa e forse non avremmo saputo niente fino alla conclusione della trattativa se non avessero avuto il coraggio di prendere in mano il proprio destino e far uscire allo scoperto la situazione, mettendo la società di fronte alle proprie responsabilità.

Ora come mai è necessario che i lavoratori della CRM Logint non rimangano soli.

Lo sciopero indetto questa mattina dalla CGIL riaguardava solamente i lavoratori CRM, ma sarebbe stato opportuno e necessario che fosse stato proclamato per tutti i lavoratori della Saint Gobain e dell’indotto, per permettere uno sciopero generale a fianco dei lavoratori CRM.

Ciò perchè non deve assolutamente passare la logica che ciascun lavoratore sia abbandonato al proprio destino di vittima sacrificale agli interessi dei padroni.

E’ necessario ricostruire l’unità di lotta a partire anzitutto dai lavoratori e dalle lavoratrici.

Non dobbiamo e non possiamo cadere nel tranello dei padroni che ci vogliono a litigare per la crosta di formaggio che ci gettano dopo aver mangiato, essere ingrassati ed aver lucrato sulla pelle dei lavoratori.

Occorre che i lavoratori riscoprano la solidarietà tra loro e si uniscano contro poteri forti e padroni.

La sezione di Pisa del Partito comunista dei lavoratori, presente questa mattina alla conferenza stampa dei lavoratori CRM, invita tutti i lavoratori della Saint Gobain e dell’indotto a costituirsi in comitati di fabbrica dove ricominciare a confrontarsi, a dialogare, a costruire l’unità di lotta ed invita i sindacati di Saint Gobain ed indotto a rimanere a fianco dei lavoratori CRM, scioperando insieme a loro se la situazione dovesse precipitare.

Nessun lavoratore deve essere lasciato solo.

Non lasciamo soli i lavoratori della CRM Logint.

martedì, luglio 06, 2010

IL PCL CON LA FIOM DAVANTI A MONTECITORIO

La Fiom ha tenuto ieri un’assemblea pubblica del proprio Comitato Centrale davanti a Montecitorio in occasione della consegna delle firme raccolte attorno alla propria proposta di legge sulla democrazia sindacale. Per l’occasione ha invitato a partecipare tutti i partiti dell’opposizione, tra cui il PCL. All’iniziativa, sotto un sole terrificante, hanno partecipato centinaia di attivisti e dirigenti sindacali, rappresentanze di fabbrica ( Fiat Pomigliano ed Eutelia, in primo luogo), esponenti politici nazionali di Idv ( Di Pietro), PD ( Fassina), Fed ( Salvi, Ferrero), PCL ( Ferrando), Turigliatto ( Sinistra critica). Significativo il quadro dei posizionamenti politici.  Fassina, responsabile economico del PD, già schieratosi con Marchionne a Pomigliano, ha cercato faticosamente, e senza successo, di farlo dimenticare agli operai e alla Fiom: con un elogio filosofico della nobiltà del lavoro ( possibilmente sfruttato). Di Pietro, a caccia unicamente di voti, ha cercato  di spendersi come riferimento parlamentare della Fiom con parole retoriche di “solidarietà” e  “auguri”. Salvi, a nome della Fed, ha fatto appello.. al PD, per un comune sostegno alla proposta di legge della Fiom. Turigliatto, a nome di Sinistra Critica, ha giustamente valorizzato il risultato del No a Pomigliano e i meriti della Fiom.
Marco Ferrando, a nome del PCL, non si è limitato a parole di solidarietà, né al solo sostegno alla proposta di legge della Fiom ( di cui critichiamo la soglia di sbarramento del 5% per il riconoscimento della rappresentanza sindacale), ma ha avanzato due argomentazioni politiche di fondo. 1) La battaglia per la democrazia del lavoro e dei lavoratori è alternativa non solo a Berlusconi ma al PD, che da un lato critica l’autoritarismo del governo, dall’altro occhieggia a Confindustria e sostiene la Fiat nel momento stesso in cui la Fiat attacca gli stessi diritti costituzionali dei lavoratori. “ Solo partendo dagli interessi e dai diritti dei lavoratori si può battere Berlusconi, e costruire un’alternativa vera a Berlusconi: fuori e contro quella cucina trasformista, a guida PD, che in questi giorni vagheggia un governo con Fini, Bossi, Casini, Montezemolo (  tutti amici di Marchionne) per continuare a gestire i sacrifici contro gli operai e i loro diritti”. 2) La battaglia per i diritti sindacali è inseparabile dalla battaglia più generale per rovesciare i rapporti di forza nella società ( come insegna l’esperienza dell’autunno caldo di 40 anni fa). Da qui l’esigenza di una svolta unitaria e radicale dell’insieme delle sinistre politiche e sindacali, in piena autonomia dal PD, attorno ad una prospettiva di lotta continuativa e ad una piattaforma unificante. “ Il risultato di Pomigliano, dove il 40% degli operai ha respinto il ricatto di Marchionne, la propaganda congiunta di governo e PD, il disfattismo complice di Epifani, rivela, nonostante le difficoltà, un potenziale di ribellione della giovane generazione operaia. Quella potenzialità di ribellione è la leva decisiva in cui investire”.


L’intervento del PCL è stato ripetutamente applaudito, in particolare dai lavoratori presenti della Fiat Pomigliano.

Sul sito della FIOM a questo link http://www.fiom.cgil.it/ e' presente il video del presidio, al minuto 8.30 l'intervento di Marco Ferrando.

lunedì, luglio 05, 2010

La lotta continua in Grecia

Cronaca della lotta dei lavoratori contro la manovra del governo greco

Il sesto sciopero generale in sei mesi si è svolto in Grecia, contestando le misure durissime imposte contro il popolo greco da parte dell'Unione europea, il FMI e il governo Papandreou "socialista".
La ragione immediata per il nuovo sciopero è stato il nuovo disegno di legge che vuole distruggere i diritti pensionistici e rapporti di lavoro che esistono da decenni.
Papandreou teme che i deputati del PASOK non votino il disegno di legge in parlamento e minaccia di indire le elezioni anticipate.
Lo sciopero generale è stato indetto dal GSEE (Confederazione del lavoro del settore) e ADEDY (Federazione Nazionale dei dipendenti pubblici), seguiti anche da GSVE, la Federazione dei piccoli commercianti e artigiani. Pame, l'organizzazione sindacale del Partito comunista di Grecia, che aveva già organizzato uno sciopero il 23 giugno, si è unito allo sciopero generale, ma ha organizzato, come sempre, una manifestazione separata a piazza Syntagma.
GSEE ha indetto una manifestazione di fronte alla sua sede di Pedion tou Areos ( Campo di Marte ) con i suoi militanti mentre i sindacati di classe, e le organizzazioni di sinistra erano riuniti vicino di fronte al Museo Nazionale.

Tra questi movimenti era presente il movimento popolare "Noi non paghiamo il pedaggio! Non paghiamo il FMI!" nonché un forte concentramento di persone in trattamento medico di tossicodipendenze del dipartimento dell 'Ospedale Psichiatrico di Attica che lottano per i loro diritti e contro la repressione e l’ internamento da parte dello Stato ed ex-tossicodipendenti che hanno completato con successo il loro trattamento.
Circa 30.000 persone hanno partecipato alla marcia ad Atene. Cortei simili sono state organizzati nelle principali città del paese. La partecipazione allo sciopero stesso è stata molto alta (90-100 per cento.). Ma la frustrazione è molto forte tra la classe operaia quando la burocrazia sindacale tenta di disinnescare la rabbia sociale con sole 24 ore articolate di lotta, ovviamente inefficaci di fronte alla sfida poste dalla UE / FMI / troika BCE e il loro governo di Atene.

La richiesta di uno sciopero ad oltranza, inizialmente lanciata dal EEK, è diventata sempre più popolare, e gridata da molti spezzoni del corteo.
Quando la marcia ad Atene era nella sua fase conclusiva,lo spezzone del corteo dell’ EEK e quello del movimento contro i pedaggi nelle autostrade privatizzate sono stati attaccati dai reparti anti-sommossa della polizia e 14 giovani sono stati arrestati.
Quando un medico ha protestato verso gli agenti per un ragazzo che è stato arrestato senza alcuna ragione,i poliziotti hanno risposto con questa motivazione:

"era un membro del servizio d'ordine del EEK"!

Domani questi compagni saranno giudicati.
Nessuna repressione ci può intimidire! Nessuna burocrazia può fermare la rabbia della classe operaia!

La lotta continua:
Per cacciare il FMI e l'UE !
Per cancellare tutto il debito degli usurai internazionali !
Per la nazionalizzazione delle banche, senza indennizzo e sotto controllo dei lavoratori per il potere ai lavoratori ' !
Per la sconfitta della UE imperialista e l'unificazione socialista d'Europa.



Michael Savas . (EEK)


MENTRE SCRIVIAMO APPRENDIAMO CHE PER IL GIORNO 8 LUGLIO CI SARA' UN ALTRO SCIOPERO GENERALE NAZIONALE DI 24 ORE IN GRECIA .

Il Partito Comunista dei Lavoratori a fianco del Progetto Rebeldia

Il Progetto Rebeldía è uno dei pochissimi luoghi che offrano spazio a
quei cittadini, giovani e meno giovani, che vogliano impegnarsi di
persona nelle piú varie attività di interesse sociale e culturale, è un
luogo di aggregazione per i giovani e di integrazione per gli immigrati.
L'importanza di questo progetto è stata implicitamente riconosciuta con
la concessione da parte del Comune di Pisa, nel 2006, dell'uso dei
locali di via Battisti fino a che non si trovi una sistemazione piú adeguata.

Col progetto di creare nell'area un nodo dei trasporti, si è aperta una
lunga fase di trattative in cui Rebeldía ha avanzato varie proposte da
discutere con l'Amministrazione comunale ed altri enti, ma da un anno il
dialogo si è interrotto, non certo per colpa del Rebeldía che ha
inutilmente sollecitato la ripresa degli incontri tecnici.  Alla chiusura
da parte delle istituzioni si aggiungono una campagna di diffamazione e
disinformazione ed il penoso episodio dello spionaggio a mezzo di
telecamere.

In queso quadro, l'intervento dell'Assessore Maria Paola Ciccone
pubblicato sulla stampa e sul sito web del Comune, col suo linguaggio
allusivo e insultante, manifesta la volontà politica di normalizzare
questa importante esperienza di gestione autonoma della cultura e della
vita associativa, smembrando il Progetto Rebeldía in nome di una politica
di gestione del territorio cui non sono estranei consistenti interessi
economici.

Il Partito Comunista dei Lavoratori condanna l'attacco al Rebeldía mosso dal
Comune di Pisa e da altri enti (in particolare dal CPT), e dichiara la
sua solidarietà a chi da anni si batte contro lo svuotamento sociale e
culturale di questa città, difendendo il diritto dei cittadini ad uno
spazio di incontro e di impegno aperto ed autonomo rispetto alla politica
istituzionale ed ai poteri economici.

venerdì, luglio 02, 2010

In 100.000 in piazza contro la manovra, ora la lotta va radicalizzata

Oggi a Firenze, nonostante il caldo africano, sono scesi in piazza decine di migliaia di lavoratori provenienti dalle maggiori aziende di tutta la regione. Un grande corteo caratterizzato da slogan contro la manovra finanziaria del governo e in alcune parti anche molto radicale.

Una grande manifestazione come quella di oggi non può però rimanere isolata ma deve essere l'inizio di una grande mobilitazione contro il governo e contro le misure "anticrisi" dell'Unione Europea. Solo uno sciopero generale prolungato può mettere in crisi governo e padronato, scioperi come quello di oggi purtroppo non portano a nessun risultato, anzi demoralizzano e scoraggiano i lavoratori, che perdono una giornata di stipendio per non ottenere niente.

E' giunto il momento di radicalizzare le forme di lotta, portare in ogni mobilitazione la parola d'ordine dello sciopero generale prolungato, smascherare il gruppo dirigente della CGIL e del PD sempre pronti a fare compromessi a perdere con il governo e con la Confindustria.

La crisi la devono pagare i padroni
Sciopero generale prolungato fino al ritiro della manovra finanziaria

giovedì, luglio 01, 2010

SONO I PADRONI, E NON GLI IMMIGRATI, CHE LICENZIANO, SFRUTTANO E UCCIDONO

SONO I PADRONI, E NON GLI IMMIGRATI, CHE LICENZIANO, SFRUTTANO E UCCIDONO
Alla ricerca di sempre maggiori profitti e per uscire dalla crisi irreversibile del loro mondo basato sullo sfruttamento, i capitalisti cercano disperatamente nuova manodopera a bassissimo costo: sono loro che, sotto l'orribile maschera di Bossi e Compari, favoriscono l'immigrazione clandestina alla ricerca di nuovi schiavi al servizio dei loro profitti; le leggi anti-immigrazione non sono una protezione per i lavoratori italiani che, come sempre, vengono licenziati quando non servono più, ma una spada di Damocle sospesa sulla testa di esseri umani privi di identità, diritti ed assistenza e costretti a fare lavori massacranti e pericolosi, senza tutele sindacali e sociali, spesso sotto il controllo delle varie mafie. Da questa situazione, come sempre, non si esce con l'insofferenza ed il razzismo, ma con la solidarietà di classe e la lotta.
OPERAI ITALIANI ED IMMIGRATI, UNITI NELLA LOTTA CONTRO IL CAPITALE!

C’EST LES PATRONS, PAS LES IMMIGRÉS, QUI LICENCIENT,
EXPLOITENT ET TUENT
À la recherche de toujours majeurs profits et pour sortir de la crise irréversible de leur monde basé sur l'exploitation, les capitalistes cherchent désespérément main-d’œuvre nouvelle à très bas coûte : c’est eux qui, sous l' horible masque de Bossi et compares, favorisent l' immigration clandestine à la recherche de nouveaux esclaves au service de leurs profits ; les lois anti-immigration ne sont pas une protection pour les travailleurs italiens qui, comme toujours, sont licenciés lorsque ils ne servent plus, mais une épée de Damoclès suspendue sur la tête d'êtres humains dépourvus d'identité, de droits et d'assistance, et forcés à faire des travaux massacrants et dangereux, sans tutelles syndicales et sociales, souvent sous contrôle des diverses mafias. De cette situation, comme toujours, on ne sort pas avec l’intolérance et le racism, mais avec la solidarité de classe et la lutte.
OUVRIERS ITALIENS ET IMMIGRÉS, UNIS DANS LA LUTTE CONTRE LE CAPITAL !

SON LOS PATRONES, NO LOS INMIGRANTES, QUE DESPIDEN,
EXPLOTAN Y MATAN
En busca de siempre mayores beneficios y para salir de la crisis irreversible de su mundo basado en la explotación, los capitalistas buscan desesperadamente mano de obra nueva a muy bajo costo: son ellos que, detrás de la horible máscara de Bossi y compinches, favorecen la inmigración clandestina para buscar nuevos esclavos al servicio de sus provechos; las leyes antiinmigración no son una protección para los trabajadores italianos a quienes, como siempre, los despiden cuando no sirven más, sino una espada de Damocles suspendida sobre la cabeza de seres humanos desprovistos de identidad, de derechos y de asistencia, y forzados a hacer trabajos que destrozan y peligrosos, sin tutelas sindicales y sociales, a menudo bajo el control de distintas mafias. De esta situación, como siempre, no se sale con la intolerancia y el racismo, sino con la solidaridad de clase y la lucha.
¡OBREROS ITALIANOS E INMIGRANTES, UNIDOS EN LA BATALLA CONTRA EL CAPITAL!

JESU LI GOSPODARI, A NE IMIGRANTI, KOJI OTPUSTAJU ,
IKORIŠTAVAJU I UBIJAJU
U potrazi za sve veće profite i za izlaz iz krize terminal njihovog svijeta na temelju iskorištavanja, kapitalisti su očajnički dodatni troškovi rada su izuzetno niske: to je oni koji su pod krinkom odvratan Bossi i njegova cronies, promovira ilegalne imigracije u potragu novo
roblje u službi svoje zarade, anti-imigracija nije zaštitu talijanskog radnika koji je, kao i uvijek, kada je otpušteno više nije potrebno, ali je mač Damoklov mač visi nad glavama ljudi bez identiteta, prava i pomoć i prisiljeni raditi naporan i opasan, nezaštićena rada i socijalne, često pod kontrolom različitih mafias. Iz ove situacije, kao i uvijek, ne izlaz s netrpeljivost i rasizam, ali uz klasnu solidarnost i borba.

TALIJANSKI I DOSELJENIH RADNIKA, UJEDINJENI U BORBI PROTIV KAPITAL!
КТО ЭКСПЛУАТИРУЕТ, УВОЛЬНЯЕТ, УБИВАЕТ ? ЭТО НЕ ИММИГРАНТЫ – ЭТО КАПИТАЛИСТЫ.
ЧТОБЫ ПОЛУЧИТЬ БОЛЬШУЮ ПРИБЫЛЬ И ВЫЙТИ ИЗ ИХ НЕОБРАТИМОЙ СИСТЕМЫ, ОСНОВАННОЙ НА ЭКСПЛУАТАЦИИ, ОНИ ИЩУТ ОТЧАЯННО НОВУЮ РАБОЧУЮ СИЛУ ПО МИНИМАЛЬНОЙ ЦЕНЕ. С ЭТОЙ ЦЕЛЬЮ, ПОД ЛИЦЕМЕРНЫМИ МАСКАМИ БОССИ И ЕГО ПОДЕЛЬНИКОВ ИДЕТ ПОСОБНИЧЕСТВО ПОДПОЛЬНОЙ ИММИГРАЦИИ ДЛЯ ПОЛУЧЕНИЯ НОВЫХ РАБОВ В ЦЕЛЯХ ПОЛУЧЕНИЯ СВЕРХ- ПРИБЫЛЕЙ. АНТИ-ИММИГРАЦИОННЫЕ ЗАКОНЫ – ЭТО НЕ ЗАЩИТА ИТАЛЬЯНСКИХ РАБОЧИХ. КАК ВСЕГДА, ИХ УВОЛЬНЯЮТ, КОГДА ОНИ БОЛЬШЕ НЕ НУЖНЫ. ТАКИЕ ЗАКОНЫ ЯВЛЯЮТСЯ ЛИШЬ ДАМОКЛОВЫМ МЕЧЁМ НАД ГОЛОВАМИ ЛЮДЕЙ БЕЗ НИКАКОГО СОЦИАЛЬНОГО ПРАВА, ПРИНУЖДЕННЫХ К САМЫМ ОПАСНЫМ РАБОТАМ БЕЗ КАКОЙ-ЛИБО СОЦИАЛЬНОЙ И ПРОФСОЮЗНОЙ ЗАЩИТЫ. ИНОГДА ПОД КОНТРОЛЕМ МАФИИ. ИЗ ТАКОЙ СИТУАЦИИ МОЖНО ВЫЙТИ, КАК ВСЕГДА, НЕ ЧЕРЕЗ НЕТЕРПИМОСТЬ И РАСИЗМ, НО СОЛИДАРНОЙ ОТВЕТСТВЕННОСТЬЮ И КЛАССОВОЙ БОРЬБОЙ.
ИТАЛЬЯНСКИЕ РАБОЧИЕ И ИММИГРАНТЫ СВЯЗАНЫ В БОРЬБЕ ПРОТИВ КАПИТАЛИСТОВ!

بخصوص قانون الجديد الخاص بالهجرة الغ

يعتبر صاحب العمل هو المسئول عن الجرائم التى تحدث حيث انة يعين اصحاب الهجرة الغير شرعية ويتم الاستغناء عن العمالة التى معة نظير اعطاء المهاجرين الغير شرعيين راتب اقل من العامل القديم ومن هنا تبدا حلقة المشاكل حيث يعتبر المسئول الرئيسى هو صاحب العمل حيث يتم زيادة ثروتة نتيجة تقليل رواتب المهاجرين الغير شرعيين ونتيجة ذلك تحدث مشاكل دولية وصراعات دولية وان اصحاب العمل المسئولين عن ذلك يعملى تحت تغطية وستارة سنيور . بوسى واصدقائة .
يتم تعيين المهاجرين الغير شرعيين حيث ليس لهم ماؤى وسكن .

ان القانون ضد المهاجرين الغير شرعين التى تم اصارها :-
1-لا يخدم المواطنين الشرعيين حيث يحق لصحاب العمل الاستغناء عن العامل فى اى وقت .
2- صاحب العمل يستقطب المهاجرين الغير شرعيين ويتم تشغيلهم باجور صغيرة وساعات كثيرة بدون اجر وهذا ضد القانون .
3- هذا القانون يخدم اصحاب النفوذ والمافيا .
الحل
ان يتم مساؤءة الجميع مع بعضهم حيث لا يكون فى مواطن من الدرجة الاول او مواطن من الدرجة الثانية وهذا يودى الى نهضة البلد .

SCIOPERO!


Venerdì 2 luglio il Partito Comunista dei Lavoratori della Toscana aderisce allo sciopero generale, e partecipa attivamente al corteo fiorentino che partirà alle ore 9.30 in Piazza Cavalleggeri.

La manovra finanziara promossa dal governo, infatti, è inaccettabile:
per l'ennesima volta si premiano gli evasori fiscali a scapito di salari e pensioni. Per non parlare poi dei ricatti fatti dalla FIAT ai lavoratori di Pomigliano, gravi attacchi alla dignità del lavoro che rischiano seriamente di estendersi a tutto il territorio nazionale.

Bene ha fatto quindi la CGIL ha proclamare lo sciopero, anche se tutti sappiamo che per battere il governo e la confindustria c'è bisogno di molto di più:c'è bisogno di uno sciopero generale prolungato e di una mobilitazione duratura e di massa.
Non è possibile nemmeno dimenticare che Epifani ha di fatto abbandonato la FIOM a se stessa a Pomigliano, dove l'invito a votare a favore della manovra di Marchionne è venuto anche dalla dirigenza CGIL.
Invitiamo quindi gli iscritti, i simpatizzanti e tutti i lavoratori sostenere attivamente lo sciopero, scendendo in piazza contro i tagli del governo e contro tutti i ricatti dei padroni, per fare in modo che questo sia solo l'inizio di una nuova stagione di lotta di classe.