domenica, aprile 25, 2010

25 APRILE QUESTA NON E' L'ITALIA CHE VOLEVANO I PARTIGIANI




Oggi celebriamo la ricorrenza di una grande lotta di popolo, la lotta dei partigiani che non solo hanno combattuto l'oppressione fascista ma volevano anche costruire un paese migliore e più giusto: una vera svolta rispetto agli assetti sociali ed istituzionali della monarchia liberale che aveva partorito il fascismo quale reazione alle lotte operaie dei primi anni '20

Nella grande operazione di revisionismo storico, che destra e sinistra stanno portando avanti da almeno due decenni, si vuole rimuovere uno degli elementi fondamentali della resistenza: la lotta di classe, fattore contrastante ogni ipotesi di pacificazione nazionale. Si nasconde che furono le classi dirigenti e padronali a sostenere e a volere l'affermazione del regime mussoliniano.

Per i lavoratori e le lavoratrici i nemici di ieri sono quelli di oggi: la grande borghesia industriale e finanziaria, che oggi vuole imporre nuovi sacrifici per salvare i propri profitti. Ma l'offensiva non è solo sul piano sociale e sindacale: in queste settimane il governo Berlusconi ed il suo partito, entrambi pieni di ex fascisti e non ex razzisti, hanno lanciato l'ennesimo attacco agli equilibri istituzionali proponendo una nuova svolta autoritaria fatta di presidenzialismo che permetta all'uomo di Arcore di godere di poteri assoluti e piena immunità permanente.

Intanto la Lega, utilizzando il proprio insediamento negli enti locali, colpisce i diritti sociali e lo stesso sistema del welfare state negando mense, scuolabus e altri servizi ai bambini – stranieri ma non solo – provenienti da famiglie in difficoltà economiche.

Dall'altra parte l'opposizione del Pd e dei suoi alleati – compresi Prc e Pdci - è ridicola se non inesistente. Ma che pretendere da un Partito Democratico che non si richiama più ai valori dell'antifascismo, tanto che omette di contemplare la Resistenza tra i propri principi fondativi e, anzi, propone proprio alla destra di cambiare insieme la Costituzione e di ricontrattare le libertà democratiche.

PER UNA NUOVA STAGIONE DI LOTTA DI CLASSE

PER SCONFIGGERE BERLUSCONI E IL PADRONATO

Solo una ripresa del conflitto di classe, in primis nei luoghi di lavoro, può cambiare le cose ed invertire la rotta politica del paese. Solo una risposta all'altezza dell'attacco padronale può fermare la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, dalla Fiat alle piccole e medie industrie, così come nel settore pubblico drasticamente colpito dal Governo Berlusconi e dal “mastino tascabile” Brunetta.

Oggi non basta ricordare la Resistenza, bisogna renderla attuale.

Per questo è indispensabile ricostruire la sinistra di classe nel nostro paese, una sinistra coerente che non tradisca il proprio popolo.

Per questo occorre costruire il Partito Comunista di Lavoratori.

sabato, aprile 10, 2010

CHE COS’E’ IL COLLEGATO LAVORO?


Il disegno di legge 1167-b/Senato, cosiddetto Collegato Lavoro, è stato rinviato da Napolitano alle camere, ma i lavoratori non si illudano, le modifiche con cui sarà ripresentato alla firma obbligatoria del Presidente della Repubblica saranno esclusivamente di forma e certamente non di sostanza.


Ma qual’è la sostanza del Collegato lavoro?


Si tratta di una legge che annienta definitivamente quei diritti dei lavoratori che sono sopravvissuti agli scempi del Pacchetto Treu e della Legge 30.
Nella sua versione respinta da Napolitano, il Collegato Lavoro introduce, al momento della stipula del contratto la possibilità di avvalersi di un arbitro in sostituzione del giudice del tribunale (articoli 30, 31, 32). Sacconi si è affrettato a sottolineare che la scelta dell’arbitrato è facoltativa, pretendendo che questo garantisca l’integrità dell’articolo 18.


DOVE STA LA TRUFFA?






Il lavoratore ottiene una finta libertà (quella di scegliere tra arbitro e giudice) e finisce tra gli artigli di un vergognoso ricatto. Il lavoratore singolo è in una indubbia situazione di debolezza nei confronti del datore del lavoro e la sua scelta sarà tutt’altro che libera. Al momento di firmare un contratto individuale di assunzione la forza di contrattazione che il lavoratore può esercitare è insignificante e se non vorrà essere messo alla porta prima dovrà cedere al ricatto ed accettare l’arbitrato. Stessa sorte capiterà a chi già è assunto e non ha alcuna intenzione di finire tra gli “indesiderati”, col rischio di essere licenziato alla prima occasione.

LO SCOPO E' ELUDERE I CONTRATTI COLLETTIVI E METTERE IL LAVORATORE
NUDO E DISARMATO DI FRONTE AL DATORE DI LAVORO







Gli emendamenti approvati dal parlamento non cambiano la sostanza della legge: all’arbitrato viene sottratto il contenzioso sul licenziamento, ma l’impianto rimane integro. La clausula compromissoria viene posticipata ed la sua sottoscrizione non avviene piu’ al momento della firma del contratto, ma alla fine del periodo di prova o se questo non fosse previsto, dopo il primo mese di assunzione. E’ evidente che la posticipazione, invece della cancellazione, di uno strumento che serve esclusivamente a rendere ancora piu’ deboli ed esposti i lavoratori è solo un trucco per mantenere per intero la struttura dell’arbitrato e magari riproporre la possibilità dell’arbitrato anche per i licenziamenti quando le acque si saranno calmate.






DA DESTRA A SINISTRA, DA LEGA A PD, IL FRONTE POLITICO ISTITUZIONALE E’ ORMAI ASSERVITO AI VOLERI DI CONFINDUSTRIA E MIRA ALL’OBBIETTIVO DI ISOLARE I LAVORATORI, LASCIANDOLI SOLI DI FRONTE AL PADRONE.





In un panorama in cui anche i sindacati non offrono una vera difesa ai lavoratori (CISL, UIL E UGL hanno accettato il collegato lavoro senza sollevare praticamente alcuna questione di merito, la CGIL riesce appena a portare le sue obiezioni, stando attenta a non alzare troppo la voce) l’unica possibilità per i lavoratori è quella di far fronte comune.

La sezione di Pisa del Partito comunista dei Lavoratori invita tutti i lavoratori a costituirsi in comitati di lotta per il diritto al lavoro.
SOLO UNITI I LAVORATORI POSSONO RESISTERE ALLE POLITICHE CONFINDUSTRIALI DETTATE DA PADRONI E POTENTI.

martedì, aprile 06, 2010

IL MINISTRO GELMINI STRUMENTO DEL REVISIONISMO FASCISTA

LA GELMINI CANCELLA LA RESISTENZA
RIPRENDIAMOCELA!

E’ notizia degli ultimi giorni che la resistenza partigiana sia stata eliminata dai programmi ministeriali per l’ultimo anno di scuola superiore. Se interrogati nel merito, gli agenti ministeriali si difendono con l’argomentazione che, in quanto parte della seconda guerra mondiale, la resistenza verrà trattata come frazione di quell’area tematica.

LO SPORCO TRUCCO E’ PRESTO SVELATO.
SI VUOL CANCELLARE IL PESO STORICO DELLA RESISTENZA,
SI VUOLE RENDERLA QUALCOSA DI TRASCURABILE.

Azioni come questa rientrano in un preciso disegno che è volto a ripulire la faccia dei fascisti d’oggi, rivalutando i cosiddetti “fascisti buoni” di ieri (che non esistono), edulcorando ciò che sono stati il fascismo e la repubblica di Salò in Italia e cancellando dalla memoria degli italiani ciò che la resistenza partigiana e la militanza antifascista hanno rappresentato.
In un momento in cui sono le stesse istituzioni a rendere omaggio ai caduti repubblichini e a fare nei fatti ogni giorno revisionismo storico, non è mai il momento di chinare il capo o cedere il passo.
La depennazione della resistenza dall’elenco dei grandi macrotemi scolastici (in cui era stato inserito dall’allora ministro Iervolino) assume toni ancora piu’ drammatici se prendiamo sul serio la pretesa risposta del Ministero che la resistenza sia tanto importante da non poter non essere trattata che all’interno della seconda guerra mondiale e che quindi non necessiti di una sezione propria. Questo è il preciso intento: ridurre la resistenza a qualcosa di marginale, di non fondamentale, di prescindibile.

Con l’avvicinarsi del 25 Aprile la celebrazione della Liberazione assume un significato che non può piu’ essere semplicemente quello di celebrazione della vittoria della resistenza partigiana sui fascisti di ieri, ma deve necessariamente impostarsi come riflessione e mobilitazione contro i rigurgiti fascisti di oggi:

contro le aggressioni squadriste a studenti da parte di forze fasciste organizzate, come avvenuto a Tor Vergata poche settimane fa,

contro le aggressioni ai lavoratori, come avvenuto all’Eutelia ormai diversi mesi fa, quando i lavoratori vennero aggrediti nel pieno della notte da un dirigente fiancheggiato dai suoi sgherri “vigilantes”,

contro gli arresti degli antifascisti, colpevoli solamente di essere tali, come avvenuto in toscana lo scorso autunno e dei cui relativi processi iniziano ad arrivare adesso le prime condanne,

contro ogni revisionismo storico, contro ogni tentativo di screditare la resistenza partigiana e di riabilitare i repubblichini e i fascisti d’ogni epoca.

La sezione pisana del Partito Comunista dei Lavoratori, da sempre antifascista, si schiererà senza posa a fianco di tutte le altre forze antifasciste ed invita gli studenti a non lasciar passare sottovoce il germe del revisionismo e della cancellazione della memoria storica dell’antifascismo.

Se il ministero vuole cancellare la resistenza dai libri di scuola, siate voi stessi a chiedere ai docenti di continuare ad insegnarla o ad autogestire aule per la discussione dell’antifascismo!