sabato, marzo 20, 2010

Comunicato Stampa: Solidarietà ai palestinesi

Il Partito comunista dei lavoratori, sezione di Pisa, esprime la sua solitarietà ai palestinesi in rivolta contro i nuovi soprusi dell'occupante israeliano: l'annuncio della costruzione illegale di 1600 abitazioni a Gerusalemme Est, riservate agli israeliani, e la riapertura della sinagoga Hurva, che per la sua storia (venne usata dalle truppe sioniste nella guerra del '48) è un simbolo politico prima che un luogo di preghiera.

Il PCL ricorda che la Risoluzione 181 dell'Assemblea generale dell'ONU e le successive risoluzioni del Consiglio di sicurezza riconoscono Gerusalemme (Yerushalayim/al-Quds) come territorio internazionale. Nonostante questo, la città è occupata militarmente, le case dei palestinesi vengono distrutte quotidianamente dai militari, ed il governo di Tel Aviv proclama apertamente i suoi progetti di israelizzazione dell'intera città e di espulsione della popolazione palestinese sia musulmana che cristiana. Questo fa parte di una politica di pulizia etnica che dal 1967 al 2006 ha portato alla distruzione di almeno 18000 abitazioni in tutti i territori occupati.

Il PCL condanna le aggressioni contro il popolo palestinese quali che siano le armi usate: i bombardamenti, le ruspe, i posti di blocco, i muri, l'embargo, e la disinformazione.

lunedì, marzo 01, 2010

NO AL RAZZISMO! SI ALLA LOTTA DEI LAVORATORI UNITA



Il 1° Marzo lavoratori, migranti e italiani, uniti contro le politiche razziste con cui padroni e governo mettono i lavoratori gli uni contro gli altri.

La sezione di Pisa del Partito comunista dei lavoratori sostiene senza riserve lo sciopero e la mobilitazione promossi da diverse associazioni di migranti per il primo marzo e auspica che tutte le sinistre politiche e sindacali abbandonino qualsiasi posizione di disimpegno nei confronti di questo importante appuntamento.

Questa iniziativa di lotta è una tappa importante che potrebbe gettare le basi per un grande movimento di massa dei migranti, guidato dai settori proletari interni alle stesse comunità di stranieri. Negli ultimi quindici anni si è verificato in Italia un allargamento imponente della presenza dei migranti nella società, in particolare nell’ambito del lavoro dipendente; un incremento del numero dei migranti di seconda generazione, soprattutto nel nord; l’attuazione, da parte sia del centrosinistra che del centrodestra,  di politiche reazionarie e xenofobe che mirano a dividere i lavoratori italiani dai lavoratori stranieri, degradando la condizione di questi ultimi fino a forme di schiavismo; nonché infine, come reazione a questa situazione di spaventosa oppressione, il moltiplicarsi di episodi di rivolta da parte degli immigrati (Milano, Casal di Principe, Rosarno…).

Non solo l’operaio immigrato ma l’insieme dei migranti vivono una condizione di specifica oppressione.  Il grosso dei migranti subisce l’oppressione speciale di leggi discriminatorie, di abusi polizieschi, di pratiche razziste, in tanti aspetti della propria vita sociale ( lavoro, abitazioni, relazioni familiari, diritti civili e politici). L’operaio migrante somma a questa condizione lo sfruttamento capitalistico; ma ciò riguarda anche la badante, il piccolo venditore ambulante e altre figure lavorative.

Vi sono oggi le premesse oggettive perché si formi di un grande movimento di massa che unisca tutto il mondo del lavoro. Il compito delle sinistre politiche e sindacali dovrebbe essere quello di unire le rivendicazioni espresse dal movimento dei migranti con le ragioni della classe lavoratrice italiana. Ma l’attuale atteggiamento della burocrazia sindacale (Cgil) e delle sinistre opportuniste (Federazione della sinistra e SL) è quello di una totale rimozione di questa prospettiva allo scopo malcelato di salvare il capitalismo e il suo Stato.

Il Partito comunista dei lavoratori  propone l’elaborazione di una piattaforma di lotta comune dei lavoratori italiani e stranieri, che rivendichi la completa parità dei diritti, il blocco generale dei licenziamenti, l’abrogazione di tutte le leggi di precarizzazione del lavoro e delle leggi schiaviste contro i migranti, la ripartizione fra tutti del lavoro esistente con riduzione progressiva dell’orario di lavoro a parità di paga, un vasto piano di opere sociali che dia lavoro a tutti, finanziato dalla tassazione dei profitti, delle rendite e dei patrimoni. Su queste basi il PCL si impegna a lottare per uno sciopero generale di tutto il mondo del lavoro, capace di mettere in atto una prova di forza contro il padronato e per la cacciata del governo Berlusconi.