lunedì, dicembre 06, 2010

CONVENTION POPOLO VIOLA: DILIBERTO FISCHIATO, FERRANDO APPLAUDITO

Il Popolo Viola ha organizzato a Roma il 5 dicembre una Convention nazionale ad un anno esatto dalla grande manifestazione del dicembre 2009. Per l’occasione sono stati invitati, assieme ad esponenti n di diverse associazioni e movimenti, anche rappresentanti politici delle “opposizioni” a Berlusconi. Erano dunque presenti Diliberto (Fds), Bonelli (Verdi), Vita( PD), Ferrando (PCL), Staderini e Pannella (PR). Si sono aggiunti in diretta televisiva via web Vendola (Sel) e Di Pietro ( Italia dei valori). Si è verificato un passaggio vivace del confronto pubblico che ha avuto , nel suo genere, un obiettivo significato politico: si è trattato della frontale contrapposizione di Oliviero Diliberto all’intervento del PCL. Subito dopo l’intervento della compagna Re David della segreteria nazionale Fiom- giustamente incentrato sui temi del lavoro- Marco Ferrando ha argomentato la posizione del PCL: ponendo la necessità di un’alternativa radicale al Berlusconismo che rompa con le classi dominanti e con le politiche degli ultimi decenni ( incluse le misure bipartizan, “da tutti votate”, in fatto di missioni di guerra, precarizzazione del lavoro, sostegno al Vaticano..), e rivendicando la rottura delle sinistre con il PD e la UDC. Il paradosso è che questo intervento, il più applaudito della giornata, è stato oggetto dell’attacco frontale non del PD ma del portavoce della sinistra..”radicale”. Oliviero Diliberto infatti- dopo aver dichiarato legittimamente di “non condividere una sola parola dell’intervento di Ferrando”- non ha trovato di meglio che cercare di arringare la platea contro il PCL: “Ora si tratta di battere Berlusconi, delle questioni sociali dibatteremo poi; secondo voi potrei mai chiedere seriamente a Bersani di abolire i finanziamenti pubblici alla scuola privata come Ferrando propone?”. L’interrogativo retorico si attendeva una risposta scontata. Invece l’incauto oratore è stato sommerso dal coro assordante “Siiii…”, seguito da una buona dose di fischi quando lo stesso- indispettito- ha rovinosamente replicato alla platea: “Ma allora vince Berlusconi..”.
Questo piccolo episodio racchiude in sé molte lezioni. In primo luogo spiega come l’alleanza di governo con i partiti borghesi sacrifica inevitabilmente persino le rivendicazioni democratiche più elementari e sentite dai movimenti. In secondo luogo misura il lealismo della Fed verso il centrosinistra ed in particolare il PD: l’unico loro timore è di essere scaricati da Bersani ( per questo professano cultura di governo e ostentato moderatismo, anche al prezzo di qualche imprevisto insuccesso di pubblico). In terzo luogo rivela la contraddizione profonda che oggi attraversa lo stesso popolo antiberlusconiano, persino nei suoi ambienti democratico intellettuali: tra un Gianfranco Mascia, animatore del Popolo Viola, che sul palco rivendica apertamente l’”unità nazionale” contro Berlusconi (anche con FLI ) e ampi settori della sua base di riferimento che esprimono a modo loro una domanda di svolta reale ( fosse pure prevalentemente sul terreno “democratico”) e una forte carica polemica contro il PD. In quarto luogo dimostra che la proposta pubblica del PCL è in grado di entrare in questa contraddizione, collegando una coerente battaglia democratica alla necessità di una prospettiva di classe anticapitalistica e quindi alla rottura coi partiti borghesi.

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