giovedì, novembre 18, 2010

LE “OPPOSIZIONI”… DEL CAPITALE

La crisi politica esplosiva del berlusconismo mette a nudo una volta di più la natura borghese delle “opposizioni” parlamentari. Nel momento stesso della massima contrapposizione istituzionale tra governo e “opposizioni”, la prima preoccupazione di queste ultime è consentire a Berlusconi e Tremonti il varo prioritario della “legge di stabilità”: comprensiva di nuove scandalose regalie alle scuole private, dell’ennesimo rifinanziamento delle missioni di guerra, degli incentivi fiscali alla demolizione del contratto nazionale di lavoro (salario di produttività). E’ ciò che chiedevano a gran voce la Confindustria , i banchieri, la Presidenza della Repubblica, la Commissione europea. Le “opposizioni” hanno semplicemente obbedito: rinviando la presentazione della mozione parlamentare di sfiducia contro Berlusconi. E’ un fatto emblematico: rivela l’unità di centrodestra e centrosinistra attorno al superiore interesse di sua maestà il capitale. Che ha diritto di precedenza sulla “guerra” parlamentare.

Si conferma così la vera natura della contesa politica in corso.
La banda reazionaria di Berlusconi cerca di sopravvivere al naufragio della propria maggioranza per salvare il Capo dalle patrie galere: per questo distribuisce gli ultimi doni ai propri committenti sociali. Le “opposizioni” liberali ( PD e UDC) cercano di rimpiazzare Berlusconi con un governo più direttamente legato all’interesse generale del grande capitale finanziario: per questo preservano tutte le porcherie sociali del berlusconismo contro i lavoratori, e si candidano a vararne di proprie.

Cosa aspettano le sinistre politiche e sindacali a rompere col Centrosinistra e a unire nell’azione le proprie forze su un programma di mobilitazione anticapitalista? Perché continuano a subordinarsi al PD ( e persino all’UDC) pur di rientrare nel “gioco” istituzionale? Berlusconi dev’essere cacciato dal versante delle ragioni dei lavoratori o da quello degli interessi di Montezemolo e Marchionne?

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