lunedì, luglio 19, 2010

LOTTE OPERAIE IN TOSCANA: LO SPLENDIDO ESEMPIO DEGLI OPERAI DI QUARRATA (PT)

Riceviamo e pubblichiamo con piacere, il resoconto di una lotta svoltasi a Quarrata (PT) e combattuta magistralmente da un gruppo di operai di una falegnameria, che dopo dieci giorni di sciopero ad oltranza sono riusciti a tutelare il loro diritto al lavoro e alla dovuta retribuzione.
Ad inviarci questo significativo resoconto è stato un compagno; un operaio che ha preso parte a questa magnifica dimostrazione di come l'unità di classe possa piegare l'arroganza dei padroni e di come da questa prassi si possano tratte delle lezioni estremamente importanti.
Alcuni storceranno il naso leggendo la parola “padrone”, sostenendo che questa terminologia è ormai vetera e appartente ad un'epoca lontana - al giorno d'oggi si chiamano “imprenditori” o “capitani coraggiosi d'industria”- diranno. Ma purtroppo l'addolcimento lessicale, non modifica l'essenza della realtà.
Fatto sta che il suddetto padrone, del quale non pubblichiamo il nome per esplicita richiesta del compagno che ci ha aggiornato degli eventi, fortificato dalla sua posizione e dalla grave crisi che avvolge il mondo del lavoro, ha cercato di piegare i propri dipendenti facendo leva sul senso di responsabilità, sui classici luoghi comuni (del tipo: “Operaio vagabondo che pensi solo ai tuoi diritti!”) e cercando di frazionare la stessa unità che si era venuta a creare tra gli operai, farcendo il tutto con una retorica padronale simil-ottocentesca.
Tutti questi tentativi però si sono dimostrati vani e gli operai hanno resistito e guidati da un sindacalista, al quale va dato un grande merito, sono riusciti a ribaltare i termini dell'equazione.
Aggiungere altro sarebbe vano, il resoconto dettagliato è raccontato nella lettera che segue, dopo la quale esporremo le nostre conclusioni.

Il testo della lettera:


La falegnameria dove lavoro si trova a Quarrata nella provincia di
Pistoia ,a lavorarci siamo in 11 piu' 2 titolari .
Dopo due anni, passati tra le varie cassa integrazione, cominciano i veri problemi.
Al rientro dalle ferie, a settembre 2009, iniziano i primi ritardi nei pagamenti; prima qualche giorno, poi 10, poi 20, fino a cominciare a saltare i mesi .
Ad ogni nostra richiesta di chiarezza i titolari hanno sempre risposto che c'erano problemi di liquidità, collegati al fatto che diverse aziende che ci dovevano dei pagamenti avevano chiuso e che con la poca liquidità disponibile volevano prima sistemare i conti con le banche.
Ad ogni riunione comunque veniva sempre rimarcato il fatto che noi non lavoravamo più come prima, che eravamo svogliati e che proprio in questi momenti difficili bisogna stare li a testa bassa e di pensare solo a lavorare.
Un classico: quando le cose vanno bene è merito del titolare, quando vanno male e' colpa dell'operaio!
Essendo arrivati ad accumulare un ritardo di tre mensilità stavamo lavorando il quarto mese gratis perché il fondo di garanzia copre solo il 70% delle prime mensilità nel caso l'azienda fallisca.
Decidiamo di rivolgerci al sindacato Cigl.
Il sindacalista preso atto della situazione chiede un incontro all'azienda in cui illustra prima cosa la nostra richiesta, che consisteva in piano di rientro dei salari serio e sottoscritto dalle parti , poi informa il titolare che ci sono varie forme di aiuti per venire incontro anche ai loro problemi di liquidità come prestiti a tassi agevolati , possibilità di sconto fatture tramite la Cigl, ecc..
Le parti si lasciano con l'appuntamento per un successivo incontro dopo una settimana, dando al titolare la possibilità di valutare quanto detto.
All'incontro successivo il titolare dice che non e' interessato alle proposte del sindacato e che la cosa si risolverà con calma tra lui e noi.
Arrivati a questo, per far vedere che siamo determinati sulle nostre posizioni proclamiamo uno sciopero di quattro ore per due giorni e il blocco degli straordinari, a cui non aderiscono solo due colleghi: un ragazzo straniero e un suo amico di infanzia.
Ora viene il bello. Il titolare si presenta con un piano di rientro fatto da lui, in cui si impegna a pagare con i se e con i ma e che comunque non ha intenzione di firmare. Noi chiaramente diciamo che non siamo interessati e viene fuori tutta la sua arroganza cominciando a gridare che non possiamo sputare dove abbiamo mangiato per tanti anni, che non vuole la lotta nella sua azienda nè tanto meno vuole vedere i sindacalisti (perché quando era piccino la su' nonna gli diceva di non andare alla Festa dell'Unita' ).
Noi di tutta risposta proclamiamo un altro sciopero nella stessa forma del primo, ma la sua posizione non cambia: non ha soldi e se non si lavora non può pagare e comunque non firma nulla.
Proclamiamo sciopero ad oltranza e allora partono le prime timide trattative tra lui e il sindacato ,ma nel frattempo il titolare cerca di dividerci telefonando singolarmente a ognuno di noi promettendo soldi per chi rientra, e di non stare a sentire il sindacato perché ha interesse a far chiudere la fabbrica.
Noi non molliamo, restiamo compatti e arriviamo alla seconda settimana di sciopero .
Lunedì propone per rientrare 200€ e forse una mensilità,
Martedì 500€ e sicuramente una mensilità,
Giovedì ci convocano per sottoscrivere l'accordo: sono arrivati i soldi !
Viene firmato il piano di rientro cosi' come lo avevamo richiesto noi, si ricomincia a percepire lo stipendio tutti i mesi con le varie rate delle vecchie mensilita' in modo di arrivare alla fine dell'anno in pareggio, nell'accordo si specifica che anche il mancato rispetto di una sola rata farà decadere il tutto, andando direttamente all'ingiunzione di pagamento.
Dopo 11 giorni di sciopero ce l'abbiamo fatta.
E' stata un'esperienza difficile ma sicuramente molto bella e carica di significato politico.
Siamo riusciti ad imporre il nostro diritto al lavoro e allo stipendio in una realtà dove la cultura sindacale è praticamente assente e dove saranno stati 40 anni che non veniva fatto uno sciopero .
Spero che la nostra vicenda possa essere di aiuto e di incoraggiamento per altri compagni .
Molto merito va anche al sindacalista che ci ha seguito, che non ha mai cercato di mediare ed e' sempre stato dalla nostra .
Sappiamo che il sindacato oggi non sempre si comporta cosi'.




La spontaneità della lotta di questi operai, ci dimostra di come la classe possa rompere la quotidianità di un mondo del lavoro troppo volte fatto di compromessi e ricatti.

Come esposto chiaramente nella lettera, a Quarrata erano decenni che non si vedeva uno sciopero, nonostante la chiusura di molte ditte e nonostante la crisi, che ha costretto centinai di lavoratori (soltanto nel pistoiese s'intende) a perdere il posto di lavoro.
Da una piccola rivolta, se ne traggono grandi esperienze che devono essere usate per spezzare il potere e l'arroganza di chi detiene i mezzi di produzione, di chi tiene sotto assedio i lavoratori e di chi cerca di sedare la loro enorme potenzialità.
Solo unendo le lotte e non abbassando mai la testa si può ottenere qualcosa!

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