sabato, luglio 10, 2010

DA POMIGLIANO A PISA : COSTRUIAMO L'UNITA' DEI LAVORATORI


Lo sciopero dei 48 lavoratori CRM ieri davanti alla Saint Gobain e l’annuncio della cassa integrazione a zero ore per 33 lavoratori della Teseco sono solamente gli ultimi segnali di una crisi che anche nella provincia di Pisa non accenna a concludersi, malgrado quanto si legga sui giornali e si ascolti ai telegiornali. In tutta la Toscana la cassa integrazione è piu’ che raddoppiata rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (aumento del 110%) ed nella provincia pisana in particolare le aziende fanno uno spropositato uso della cassa integrazione ordinaria.  Stampa e televisioni, asservite a padroni e confindustria fanno i conti con i bilanci delle aziende, non con i lavoratori cassaintegrati, licenziati, sfruttati e ogni giorno sempre piu’ privati dei loro diritti.

Non è solo la minaccia del licenziamento che grava sulle teste degli operai del pisano: Pomigliano fa scuola anche nelle aziende pisane ed i lavoratori sono costretti da continue pressioni ad accettare straordinari e flessibilità, il che si traduce in un’altalena di periodi di cassa integrazione (uno strumento utilizzato anche quando non strettamente necessario) e di doppi turni rovinosa per la qualità della vita dei lavoratori e per la loro sicurezza.

E’ quanto accade nell’indotto Piaggio, dove i lavoratori sono costretti a subire continui ricatti, con l’azienda madre che sventola continuamente lo spauracchio della delocalizzazione per continuare ad erodere i diritti dei lavoratori.

In questo scenario la lotta dei lavoratori di Pomigliano d’Arco è la lotta di tutti i lavoratori.
Non possiamo permettere che il modello che la FIAT vuole imporre ai lavoratori di Pomigliano passi, perchè questo significherebbe aprire la strada ad accordi analoghi in tutto il resto d’italia.

La finalità dell’accordo fortemente voluto da Marchionne e sottoscritto da CISL, UIL e UGL e rifiutato dalla FIOM malgrado le continue pressioni della dirigenza CGIL perchè venisse accettato è quello di imporre turni massacranti, pause irrisorie, giorni festivi che si trasformeranno in giorni lavorativi per qualche spicciolo d’incentivo, l’abolizione di fatto di un’azione sindacale concreta.

Lo scopo è mettere tutti i lavoratori di fronte ad un ricatto vergognoso: o accettate condizioni da schiavi oppure l’azienda delocalizza la produzione dove è sicura di trovare lavoratori da impiegare già con condizioni da schiavi.

Non si può  cedere a questo ricatto.

La sezione di Pisa del Partito comunista dei lavoratori invita tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici della provincia a costituirsi in comitati di fabbrica, a riunirsi in assemblee, a formare comitati per il diritto al lavoro, a cominciare a ricostruire quell’unità di lotta che può e deve passare innanzitutto proprio dagli operai.

Non cediamo alla trappola della guerra tra poveri.
Costruiamo l’unità di lotta dei lavoratori, costruiamo il partito comunista dei lavoratori.

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