sabato, giugno 12, 2010

La lotta degli operai FIAT di Pomigliano è una lotta contro la schiavitu'

In un cartello affisso ai cancelli FIAT di Pomigliano D’ Arco erano scritte queste parole: La Fiat vuole degli schiavi e non dei lavoratori. Questa accusa è drammaticamente reale.
La FIAT dell’ illuminato Marchionne con il consenso del governo ma anche dell’ alta burocrazia sindacale Cisl e Uil e del PD, ha gettato la maschera e nel modo più brutale ha dettato il suo ricatto che ha un valore politico enorme oltre che sindacale: Il mantenimento degli stabilimenti di Pomigliano in cambio della cancellazione dei diritti elementari dei lavoratori.
La Confindustria vuole trarre il massimo vantaggio dalla crisi pilotata partita dalla Grecia ed estesa tutta Europa.
Il deprezzamento dell’ Euro, con la cancellazione dei diritti dei lavoratori rende ora estremamente vantaggioso produrre dentro i confini nazionali a livelli altissimi di sfruttamento.
Questo è l’ ultimatum gettato in faccia ai lavoratori di Pomigliano:
1 - realizzazione di 18 turni settimanali di lavoro sulle linee di montaggio, pari a sei giorni lavorativi ed a 48 ore di lavoro complessive, compreso il sabato notturno.
2 - 120 ore di straordinario obbligatorio, da fare alla domenica.
3 - possibilità di derogare dalla legge che garantisce pause e riposi in caso di lavoro a turno.
4 - riduzione delle pause dagli attuali 40 minuti a 30 minuti per ogni turno;
5 - possibilità di comandare lo straordinario nella mezz’ora di pausa mensa per i turnisti
6 - sanzioni disciplinari nei confronti delle Organizzazioni sindacali che proclamano iniziative di sciopero, in particolare nel turno notturno del sabato, e sanzioni nei confronti dei singoli lavoratori che vi aderiscono, fino al licenziamento.
7 - facoltà di non applicare le norme del Contratto nazionale che prevedono il pagamento della malattia a carico dell’impresa, in presenza di un assenteismo superiore a quello programmato.
Tutto questo partire da Pomigliano - che occupa circa 5000 operai - dove l'obiettivo è introdurre i 18 turni rispetto ai 10 o ai 15 attuali. Fare diciotto turni significa introdurre anche il sabato lavorativo e il ciclo continuo sulle 24 ore con un utilizzo integrale degli impianti. In Fiat i 18 turni sono stati introdotti solo a Melfi, in un accordo con i sindacati siglato prima di costruire la fabbrica. Nel 2004, però, la protesta operaia ottenne i 17 turni con una riduzione della pressione della catena di montaggio.
Tutto questo significa una pesantissima pagina per il movimento operaio: cancellare la forza e l’ agibilità delle RSU e portare il ricatto di licenziamento sul singolo lavoratore che dovesse scioperare.
Per la prima volta si metterebbe in discussione il diritto di sciopero, il contratto nazionale collettivo e l’ esistenza organizzata del movimento operaio.
L’ appoggio alla lotta degli operai FIAT di Pomigliano e alla FIOM è la difesa dei diritti di tutti i lavoratori. Non è un caso che i vari Sacconi, Marcegaglia, Tremonti ma anche Bersani vedano questa organizzazione come fumo negli occhi e nel possibile accordo una svolta culturale che dovrà fare scuola.
Vogliono cancellare le RSU e la Fiom, le pressioni sulla CGIL in queste ore ne sono la dimostrazione.
Si pensa di usare questa crisi per farla pagare due volte a chi lavora. E per cambiare il sistema democratico e costituzionale. Mentre in Parlamento fanno la legge-bavaglio per la stampa, in fabbrica - con la proposta della Fiat
- il bavaglio vogliono metterlo a tutti i lavoratori.

PER IL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI TUTTO QUESTO E’ INACCETTABILE.
LA LOTTA DEGLI OPERAI DELLA FIAT DI POMIGLIANO E’ LA LOTTA DI TUTTI NOI.

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