lunedì, maggio 10, 2010

LA TENAGLIA DEL GOVERNO SUL DIRITTO ALL’ISTRUZIONE

Da anni gli studenti ed i lavoratori della scuola lottano contro riforme scolastiche (Berlinguer, Moratti, Gelmini) sempre piu’ improntate ad un modello aziendale e imprenditoriale dell’istruzione e devono fare i conti con tagli sempre piu’ drastici ad ogni aspetto della vita scolastica: biblioteche che chiudono, esternalizzazione del personale, docenti precari costantemente a rischio licenziamento, atenei che sono liberi di convertirsi in fondazioni private, carenza di fondi per i bisogni piu’ elementari e ordinari come carta igienica o carta per le fotocopiatrici, riduzione del personale ATA che si traduce nella incuria degli edifici scolastici, tagli alle ore di insegnamento e di laboratorio.

Il risultato è un visibile e progressivo aumento della disillusione e della sfiducia delle famiglie, sia dei genitori che dei ragazzi, nello strumento dell’istruzione pubblica.

LA TRUFFA VA BEN OLTRE IL VOLER FARE CASSA A SPESE DELL’ISTRUZIONE PUBBLICA.

Se leggiamo attentamente, possiamo vedere come il recententemente approvato Collegato Lavoro (disegno di legge 1167-b/Senato) nasconda tra le sue maglie una norma subdola che prevede la possibilità di estinguere l’ultimo anno di obbligo scolastico con un apprendistato annuale all’interno di un’azienda (art. 48).
Il provvedimento si rivolge ovviamente in larga parte a quei ragazzi di famiglia proletaria per cui frequentare la scuola dell’obbligo è già una vessazione economica non indifferente a causa di spese sempre crescenti (dovute ad esempio al caro libri).
L’attacco è dunque portato su due fronti: da un lato si smantella l’istruzione pubblica, con tagli e riforme, dall’altro si offre la possibilità ai ragazzi di sfuggire a quello che è stato volontariamente trasformato in un pessimo servizio.

I ragazzi sono così spinti ad evadere l’obbligo scolastico, non visto piú come una possibilità ma come tempo perso, e a gettarsi con un anno di anticipo e quindi con evidente minor consapevolezza nel mondo del lavoro precario.

Il disegno globale è fin troppo chiaro, indurre una generazione di ragazzi proletari ad abbracciare con totale assenza di cognizione e di comprensione la logica del lavoro precario e del mercato, trasformandoli in forza lavoro acritica fin dall’adolscenza.

La sezione pisana del Partito Comunista dei Lavoratori non smetterà mai di ribadire con forza la centralità del diritto ad un istruzione di qualità, funzionale a restituire ai giovani studenti l’orizzonte di un’alternativa possibile ad una vita incatenata al lavoro precario.

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